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Tendenze


Sebbene l’IA sia ormai uno strumento quotidiano, anche se dall’impatto non sempre evidente, la ristorazione non l’ha ancora adottato del tutto. Jim Banks indaga come saranno rivoluzionati la progettazione delle cucine, l’interazione con i clienti e l’efficienza


L


’intelligenza artificiale (IA) è ovunque, anche quando non ce ne accorgiamo. Potenzia gli algoritmi che


creano le nostre playlist su Spotify, suggerisce i video YouTube più adatti a noi e plasma le nostre interazioni sui social media. Genera una quantità sempre maggiore di contenuti (testi, musica e immagini) e contribuisce ai processi decisionali in numerosi ambiti, dal settore manifatturiero alla medicina. La capacità dell’IA di accedere,


analizzare e interpretare una quantità enorme di dati a una velocità ben superiore a quella del cervello umano è indubbiamente preziosa, ma solleva numerosi interrogativi su quanta responsabilità affidare a dei sistemi automatizzati e su come questi operino con e per gli esseri umani. Questo vale anche per il settore della ristorazione, dove l’adozione dell’IA sta tuttavia richiedendo più tempo. In che modo l’IA può rendere


le operazioni tra i fornelli più rapide ed efficienti? Cosa può fare per migliorare l’esperienza dei clienti? E il settore della ristorazione commerciale è in grado di comprendere come l’IA possa essere d’aiuto? Joseph Alfieri, Regional


Vice President di Bon Appetit Management Company, una


società di ristoranti on-site che offre la gestione sul campo di una gamma completa di servizi ad aziende, università, musei e location esclusive, ha una risposta chiara a quest’ultima domanda. “No, il settore non ha


assolutamente compreso ciò che l’IA può e non può fare”, dichiara. “Le grandi aziende stanno iniziando ad adattarsi a questa nuova realtà. Burger King®, McDonald’s® e altre grandi catene utilizzano l’IA nei portali di assistenza clienti, altre stanno studiando una tecnologia di riconoscimento facciale supportata dall’IA in grado di prevedere gli ordini dei clienti in base alle transazioni passate”. “Per ora, le realtà più piccole


ne fanno un uso più marginale per via dell’andamento altalenante”, aggiunge Alfieri. “Si adattano alle esigenze dei


clienti, ma non considerano ancora l’IA come parte integrante delle operazioni. L’IA potrebbe rivelarsi utile nella gestione delle risorse umane e dell’inventario o nell’elaborazione degli ordini. Potrebbe consentire di creare un menù impostando diversi filtri (vegano, senza allergeni e così via), ma gli chef non amano utilizzare menù altrui: per questioni di ego, non si avvalgono dell’IA per determinati lavori”.


IL FAST CASUAL SPINGE SULL’IA Per vedere l’impatto dell’IA sulla ristorazione commerciale è utile osservare il settore QSR, che è in prima linea rispetto all’adozione di questo sistema. Il white paper di prossima uscita Il Presente e il Futuro dell’Intelligenza Artificiale e della Robotica nel Settore della Ristorazione Veloce: Servizi e Produzione, identifica numerose tendenze chiave che incideranno sull’intero settore. Al suo interno, John Egnor


FCSI, Design Evolutionist di JME Design, puntualizza che il settore della ristorazione fast casual sta iniziando a trasformarsi. La combinazione tra IA e robotica sta dando nuova forma al servizio e alla produzione, migliorandone l’efficienza, riducendo i costi e perfezionando l’esperienza del cliente. Ad oggi, questo si può notare in compiti quali l’ordinazione, la preparazione e la consegna (come testato, tra i primi, da Sweetgreen® e Chipotle®), ma molti individuano un potenziale di ulteriore snellimento delle operazioni, personalizzazione delle interazioni con i clienti e gestione di diverse sfide lavorative.


In che modo, perciò, le catene


prevedono che l’IA possa contribuire al raggiungimento dei loro obiettivi, e dove verrà applicata? Una parte della risposta è già


evidente nei sistemi di ordinazione potenziati dall’IA. Per esempio, White Castle (generalmente considerata la prima catena di hamburger fast food al mondo) ha adottato una tecnologia di IA vocale negli ordini nei drive-in per ridurre i tempi d’attesa e destinare lo staff ad altri incarichi. Analogamente, l’IA viene usata


per analizzare i dati dei punti vendita e le preferenze dei clienti e suggerire ordini maggiormente personalizzati. L’integrazione di OpenTable con i sistemi dei punti vendita, per esempio, fornisce informazioni in tempo reale sul comportamento dei clienti, consentendo allo staff di anticiparne le esigenze e adottare strategie di up-selling più efficaci.


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