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CERDOSSIER FINANZA


Analisi tecnica


I bilanci dei gruppi e delle imprese italiane produttrici di piastrelle di ceramica Dinamica PFN/EBITDA


evidenziate rimandano alle dinami- che di conto economico. Nella prima parte di questo decennio, un periodo che ha segnato la sempre maggiore conversione dei maggiori player dai formati tradizionali alle lastre, in gene- re foriere di markup più consistenti, il distretto della piastrella ha mantenuto un’elevata propensione a generare non solo liquidità, ma pure redditività. Per tutte le tre classi dimensionali, i mar- gini operativi lordi aggregati dell’e- sercizio 2015 erano (ampiamente) superiori a quelli del 2010; e questo nonostante piccole, medie e grandi imprese ceramiche abbiano sperimen- tato una nuova contrazione dei ricavi proprio in mezzo al quinquennio, evi- dentemente come conseguenza della seconda fase della double-dip recession che Italia ed Europa hanno vissuto dopo l’ultima crisi dei debiti sovrani. Lo stesso 2015 è stato anzi l’anno che ha fatto registrare il maggiore tasso di incidenza dell’Ebitda complessivo sul fatturato, con un dato del 13,4% (ma persino le realtà più piccole, quelle entro i 40 milioni di fatturato, hanno sfiorato un tasso medio del 10%). L’accresciuta capacità della tile valley tricolore di generare ricchezza tramite l’attività caratteristica, la vendita di piastrelle appunto, fa sì che ormai dal 2009, sempre guardando ai dati com- plessivi di settore, non esca il segno meno nel flusso di cassa della gestio- ne operativa. Quest’ultimo si ottie- ne sottraendo al cash flow corrente il cosiddetto capital expenditure. Il capital expenditure, o capex, a propria volta rappresenta in pratica la differenza tra entrate e uscite relative alle atti-


Dinamica PFN/EB Dinamica del ra periodo di osserva


Fonte: Analisi di Bilancio (2007-2015). Confindustria Ceramica e BPER Banca Dinamica PFN/PN


vità immobilizzate, materiali e non: dal 2010 tale saldo è diventato positi- vo solo nel 2013, mentre per il resto è sempre comprensibilmente rima- sto negativo, tra i 192 e i 370 milioni (anche in questo caso le cifre globali sono fortemente influenzate dai movi- menti dei big player).


Simili livelli di capex significano appunto che le aziende continuano a impegnare importanti risorse in que- gli asset, tangibili e non tangibili, che presumibilmente garantiranno il loro sviluppo, la loro crescita. Ed eviden- temente tali investimenti possono di fatto essere auto-finanziati dalle impre- se medesime, se, come visto, il cash flow della gestione operativa resta in territorio positivo; per i gruppi sopra i 120 milioni di ricavi questa circo- stanza non si è verificata solo nel 2015 (ma lo sbilanciamento era di soli 8 milioni), per le pmi solo nel 2014 (-35 milioni). Tutto questo non significa, ovviamen- te, che gli imprenditori ceramici non abbiano sostenuto le proprie società nell’ultimo lustro. Anzi, le tabelle di


Bper Banca dimostrano che, quando la congiuntura era più difficile, essi non hanno intaccato minimamente il capi- tale versato, e anzi perfino lo hanno incrementato, portandolo da 767 a 834 milioni di stock complessivo solo tra fine 2010 e fine 2012. Da lì si è un po’ invertita la tendenza: il capitale versato, al termine dell’esercizio 2015, era addirittura per la prima volta ridi- sceso sotto la soglia dei 700 milioni di euro, mentre i forzieri della Piastrella Valley sono piuttosto stati rimpinguati dall’accumulo di riserve e utili, giunti diciotto mesi fa a toccare l’asticella dei 2,5 miliardi. Al 31 dicembre 2015, le 64 imprese analizzate da Bper Banca e Confindustria Ceramica vantavano quindi un patrimonio netto aggregato pari a 3,2 miliardi di euro: si trattava della cifra più alta registrata dal 2009, ed inferiore per appena una trentina di milioni al dato del 2008, l’ultimo anno almeno parzialmente immune dalla grande crisi simbolicamente inaugura- ta dal crac di Lehman Brothers.


nicola.tedeschini@gmail.com 2017 maggio/giugno CER 67


Dinamica PFN/PN Dinamica del rapp osservazione, raff


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