CERDOSSIER FINANZA
25 20 15 +50% +69% 10 +63% 5 0 Europa Occ. Altri Europa Nafta 2000
N.Africa- Med.Or.
America Lat. Far East 2016
un calo dei quantitativi esportati di quasi 57 mil. mq, il fatturato estero era aumentato di 500 milioni: l’au- mento del 30% dei valori medi unitari all’export (attestati a 11 €/mq) segnava un gap dell’83% rispetto al benchmark medio mondiale. La crisi finanziaria del 2008-09 ha ovviamente comportato una brusca battuta d’arresto in questo percorso, ma dal 2010 la divergenza fra quanti- tativi e valori esportati è tornata a cre- scere per arrivare alla situazione attua- le in cui i 13,8 €/mq a cui sono state mediamente fatturate all’estero le pia- strelle in ceramica made in Italy hanno consentito all’Italia di riprendersi il primato nella classifica dei principali esportatori mondiali in valore.
In dettaglio, l’aumento dei prezzi all’export dei prodotti ceramici made in Italy è stato del 69% in Europa Occidentale e del 50% nell’area Nafta, mentre nei nuovi mercati l’innalza- mento del quality mix si è tradotto in incrementi dei prezzi medi spesso superiori all’80%.
Grazie a questi risultati, Il bilancio complessivo 2000-2016 è sostanzial- mente simmetrico: dell’ordine del 25% sono infatti risultati sia il calo dei quantitativi esportati che l’aumento
del fatturato estero in valore. Ovvia- mente le piastrelle esportate lo scorso anno sono molto diverse da quello di inizio millennio, basti pensare che ora la quota di produzione del grès porcellanato è più che raddoppiata ed ha superato l’86%, di cui ¾ di lato superiore ai 50 cm.
La seconda leva utilizzata dall’indu- stria ceramica italiana è stata quella dell’investimento estero diretto, unica strategia percorribile per intercetta- re i sopramenzionati crescenti flussi di domanda “riservati” ai produttori locali. Come noto, la storia dell’internazio- nalizzazione produttiva dell’industria ceramica italiana inizia negli anni ’80, ma è a partire dagli 2000 che questi percorsi si intensificano: a fine 2005, ad esempio, i 9 gruppi cerami- ci “internazionalizzati” controllavano complessivamente 18 società estere con una produzione consolidata che superava i 100 mil. mq (e un fatturato di quasi 700 mil. €), per ¾ collocati sui medesimi mercati di insediamento. Dieci anni dopo questa base produtti- va è stata razionalizzata: le controllate estere sono scese a 16 e la produzione a 85 mil. mq, ma il fatturato generato (ascrivibile ancora per ¾ al mercato
“locale” di insediamento) ha superato gli 850 mil. €, grazie a prezzi medi di sell-in ormai prossimi ai 10 €/mq. Gli avvenimenti “mirabili e tremen- di” che hanno caratterizzato il nuovo millennio hanno ovviamente cambiato radicalmente l’assetto dell’industria ceramica made in Italy che ha “sacrifi- cato” 188 aziende (ora se ne contano infatti 147, rispetto alle 335 del 2000) e 12 mila addetti (passati da 31 mila a 19 circa). Le aziende che hanno supe- rato questo formidabile processo di selezione sono tuttavia riuscite sia a recuperare livelli di fatturato compa- rabili con quelli di inizio millennio (se misurato a prezzi costanti, il fat- turato attuale è infatti inferiore solo dell’8,5% rispetto al 2000, con un differenziale positivo di oltre 2 punti rispetto alla media manifatturiera) che a ritrovare la leadership nel commer- cio internazionale in valore. Molto si è dovuto cambiare per riu- scire a riconquistare queste posizio- ni, ma è anche grazie a questi suc- cessi che la propensione ad investire nel proprio futuro (ed in quello dei propri territori di riferimento) delle aziende ceramiche italiane è ancora così elevata.
giuseppe.schirone@
prometeia.com 2017 maggio/giugno CER 65
Mondo (media)
+83% +50% +64% +145%
Valori medi unitari all'export delle piastrelle italiane (per aggregato geografico di destinazione, prezzi FOB in €/mq )
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