CERDOSSIER FINANZA
Quota dei consumi interni soddisfatta da produttori locali (Per aggregato. Medie di periodo)
99,9% 100%
cata fuori dal mercato domestico aveva superato il 10%. Molte analogie (es. forti incrementi produttivi per sod- disfare il continuo incremento della domanda interna) e qualche differenza (timing e capacità di estendere fuori dai confini nazionali il proprio bacino di mercato) hanno caratterizzato il per- corso di sviluppo di altri nuovi player della produzione ceramica mondiale (es. India, Turchia, Iran, Brasile). Nonostante questi stravolgimenti, un tratto strutturale del mercato cerami- co mondiale non è cambiato: si tratta della tendenza a coprire la quota di gran lunga prevalente del fabbisogno domestico con produzioni locali: que- sta situazione - che riflette sia l’au- mento dell’incidenza relativa dei costi di trasporto al crescere della distanza fra luoghi di produzione e consumo, sia, in molti casi, le varie e numero- se forme di “protezione” garantite dai Governi di molti Paesi alle produzioni nazionali – non si è modificata signifi- cativamente. Anzi, se nel 2000 il 75% dei consumi mondiali erano soddisfatti da produzioni locali, ora la quota sfio- ra il 79%, ovvero solo una piastrella su cinque viene prodotta in un paese/area diversa da quella in cui è successiva- mente “consumata”.
Infatti, solamente il mercato Europeo Occidentale e, in misura minore, l’a- rea NAMO e l’America Latina hanno evidenziato una progressiva apertura alle importazioni; in Asia, il formida- bile aumento dei consumi interni è stato soddisfatto quasi esclusivamente dalle ceramiche locali, mentre sia in “Altra Europa” (Russia e Turchia inclu-
85,4% 80,6% 80% 64,8% 60% 54,5% 38,0% 40% 44,8% 52,3% 75,0% 62,9% 55,6% 76,0% 78,9% 93,3% 91,9% 99,9%
20%
0% Europa Occidentale Altri Europa NAFTA
America Latina
Africa e Medio Oriente
Far East (di cui Cina) Mondo 2000-'04 2005-'09 2010-'14 2015-'16
Tutti i dati presentati sono estratti dall’Osservatorio previsionale Confindustria Ceramica-Prometeia e dall’edizione 2016 dell’indagine statistica sull’Industria italiana di Confindustria Ceramica.
se) che nel NAFTA il local content della domanda ceramica è aumentato rispet- tivamente al 75% ed al 53%. Ovviamente questa situazione si è generata come risultato di un “combi- nato disposto” di fattori di offerta (es. progressiva uscita dal mercato di alcu- ni importanti player dei Paesi avanza- ti), domanda (es. bassa disponibilità alla spesa dei consumatori nei paesi emergenti) e regolamentari (dazi, bar- riere non tariffarie e incentivi di loca- lizzazione), ed ha generato un nuovo sistema di opportunità e rischi per le aziende italiane
In termini di opportunità, anche se lo spicchio di torta (ovvero la percentuale dei consumi mondiali non soddisfatta da produzioni locali) si è ridotto, le dimensioni complessive di quest’ul- tima sono aumentate drasticamente, generando nuove “nicchie globali” per l’offerta made in Italy: dal 2000, la crescita media annua del commercio mondiale di prodotti ceramici è infatti
stata dell’ordine del 5%, con il risulta- to che i 2,67 mld. mq scambiati inter- nazionalmente nel 2016 sono stati più che doppi rispetto agli 1,2 mld circa di inizio millennio; in valore si è invece passati da 8,5 mld. a 16,8 mld. €. Sul fronte dei rischi, invece, occorreva da un lato evitare di perdere la distin- tività del proprio posizionamento sui mercati internazionali e, dall’altro, non precludersi la possibilità di sfruttare gli spazi di mercato che, grazie al sopra menzionato formidabile aumento dei consumi, si generavano nei vari paesi per i produttori locali.
Questo sistema di opportunità e rischi è stato “risolto” dall’industria italiana attraverso due leve: aumento del valo- re della produzione esportata dall’Italia ed internazionalizzazione produttiva. Ad inizio millennio i circa 430 mil. mq esportati annualmente dalle cera- miche italiane generavano un turnover annuale di 3,7 mld. €, ma già nel 2007 (ultimo anno pre-crisi) nonostante
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