CERINTERVISTA
di Andrea Serri
GIORDANO EMENDATORI Imprenditore e fondatore Tenuta Mara
San Clemente (RN). Metti un tipico prodotto del made in Italy, esposto alla concorrenza locale – perché la deno- minazione di origine non è esclusiva -, che vende come i competitor anche sui mer- cati esteri, ma ad un prezzo di 2,5 volte superiore. Detto in altri termini, come ha fatto Giordano Emendatori a creare questo valore partendo dalle ‘comuni’ uve del San- giovese?
”L’idea di ‘Tenuta Mara’ nasce dalla passio- ne mia e di mia moglie per il buon vino, pur non considerandoci intenditori. Una sera, guardando questo terreno insieme a lei, pensammo: “perché non produciamo del vino?” e da lì ho iniziato ad informarmi con l’occhio dell’imprenditore che si pone l’obiettivo di creare il vino più buono del mondo. Sono andato alla ricerca dell’agro- nomo più bravo d’Italia che, però, era già impegnato a San Patrignano; allora chiamai il cosiddetto ‘numero due’ che si presentò con una squadra di nove persone pronte a
(
"Vivere l'esperienza di Tenuta Mara è il percorso necessario per capirne il valore intrinseco"
)
fare tutto, perfino a scegliere la forma della bottiglia… La cosa non mi convinceva affat- to e, per fortuna, la sorte volle che in Mec3 lavorasse un giovane tecnologo alimentare che, dopo alcune vendemmie in California ed in Cile, si propose per lavorare al proget- to della Tenuta introducendomi alla “bio- dinamica”. Iniziai così a leggere i libri del guru mondiale Nicolas Joly, un eccezionale vignaiolo della Loira che andammo a trova- re nel castello in cui vive e dal quale siamo rimasti profondamente affascinati”.
Cosa significa produrre Sangiovese bio- dinamico?
“La biodinamica prevede di lavorare la vigna senza usare né concimi né fitofarma- ci, per lasciarla crescere in modo naturale, con l’obiettivo di fare vino buono grazie alla cura della vite e dell’uva coltivate con passione dalle mani dell’uomo. Tutto ini- zia nel mese di dicembre con la potatura, rigorosamente a mano, dove ogni ‘ferita’ viene chiusa con una poltiglia di gomma arabica e farina di semi di carruba. A otto- bre ed aprile eseguiamo due trattamenti biodinamici di cornoletame sul terreno: si prepara con del letame di mucca che viene interrato per i sei mesi invernali dentro delle corna sempre di mucca, in modo da trasformarlo in Humus concentrato, il quale viene ‘dinamizzato’ nell’acqua e spruzzato sulla terra durante una specifi- ca fase lunare, all’imbrunire. Altro tratta- mento è il “cornosilice”, polvere di quarzo maturata sotto terra dentro le corna di mucca per i sei mesi estivi, anche questo dinamizzato nell’acqua e spruzzato in aria, ripetuto 3-4 volte da agosto (quando l’uva diventa rossa) fino a settembre, quando l’uva sarà matura. Manteniamo la vigna con la zappa e non tagliamo i getti durante l’estate ma li intrecciamo sui fili dei filari per non ferire la vite e creargli uno scom- penso nello sviluppo. Trattiamo la vite con la poltiglia borbonese (mix di calce, rame e zolfo di miniera) per preservare la pianta dalle malattie. Quando poi il chicco si è formato ma è ancora verde, tagliamo i grappoli che riteniamo essere in eccesso, perché è preferibile che la linfa alimenti cinque grappoli piuttosto che dieci: in media ne rimangono 4 o 5, ossia circa un kilo di uva per pianta. Quando il grappolo diventa maturo ripassiamo in vigna per
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