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CERDOSSIER FINANZA


I BILANCI DELLE PIASTRELLE alla prova della crisi finanziaria


di Nicola Tedeschini


Esistono distretti produttivi in Italia in cui le imprese siano


lisi tecnica uppi e delle imprese italiane produttrici di piastrelle di ceramica


stati capaci di accrescere la propria solidità patrimoniale negli anni della grande crisi, senza per questo sacri- ficare la legittima remunerazione dei propri soci? Sì, di tali distretti ne esistono, anche se forse sono rari; e quello della piastrella ne fornisce uno straordinario esempio. Lo rivela la 29a edizione della Analisi di bilan- cio relativa al settore, recentemente redatta dagli analisti di Bper Banca in collaborazione con Confindustria Ceramica, e che ha preso in esame i documenti contabili di 64 società, in pratica i tre quarti degli operatori del comparto, ma pari al 73% del fattura- to totale. Il campione è altamente rap- presentativo anche perché considera player di diversa stazza, ovvero sia aziende sotto i 40 milioni di fatturato annuo; sia realtà che stanno tra 40 e 120 milioni; sia, infine, i gruppi sopra tale ultima soglia.


Un primo, fondamentale punto dell’a- nalisi è il seguente: il nostro distretto, ora, non ha tout simplement stati patri- moniali più solidi rispetto all’inizio del decennio corrente; piuttosto, ha stati patrimoniali più solidi perché essi sono (molto) più equilibrati. A Capo- danno del 2011, la Piastrella Valley si risvegliò con in pancia 2 miliardi di capitale circolante netto, un indi- catore che nei tre esercizi preceden- ti, pur già caratterizzati da un con- testo recessivo, si era mantenuto in prossimità degli 1,5 miliardi di euro. Dato dalla somma algebrica tra crediti commerciali, rimanenze e altri crediti correnti da un lato, e corrispondenti passività dall’altro lato, il circolante si può


a tornare ad avvicinarsi, al termine del 2015, al medesimo supporto degli 1,5 miliardi. Nello stesso periodo, le disponibilità liquide aggregate sono salite addirittura del 140%, da 392 a ben 945 milioni di euro. Tale circo- stanza ha provocato quello che, con un gergo un po’ avulso dalla forma- lità degli economisti, si può definire un “mezzo miracolo” sotto il profilo dell’indebitamento finanziario netto, abbattuto in cinque anni di oltre 1 miliardo (da 1637 milioni di euro a 619 milioni).


notoriamente trasformare in un virus che, se non controllato in maniera adeguata, può fare ammalare gravemente persino le realtà industria- li più sane. I grafici dimostrano come lo stock in questione sia diminuito in maniera graduale e costante, fino


Dinamica degli investimenti materiali * Fonte: Analisi di Bilancio (2007-2015). Confindustria Ceramica e BPER Banca


Dinamica degli investimentimateriali Dinamica del valore degli investimenti materiali totali (al netto dei disinvestimenti) percentualizzati sul fatturato dei tre campioni per il periodo di osservazione.


66 CER maggio/giugno 2017


Scomponendo l’analisi, si nota, come presumibile, che sono stati i gruppi con fatturato sopra i 120 milioni ad attuare la maggiore diminuzione in valore assoluto del circolante netto (da quasi 1,165 miliardi a 757 milioni tra inizio 2011 e fine 2015), e il maggior incremento di liquidità (più che tripli- cata da 261 a 798 milioni). Addirittu- ra, questo insieme di società ha portato in sostanziale equilibrio la posizio- ne finanziaria (considerata sempre a livello aggregato), che al 31 dicembre 2015 era negativa per soli 28,7 milio- ni, contro gli 1,075 miliardi di sei anni prima. Pure le altre due classi dimen- sionali, in ogni caso, hanno registrato decrementi di rilievo dell’esposizione aggregata, divenuta peraltro più soste- nibile. Per le imprese di fascia media, il rapporto tra indebitamento netto ed Ebitda è nel corso di un quinquennio calato, pur con qualche saliscendi, da un valore di 5,44 a uno di 2,43; per le pmi lo stesso ratio, che a un certo punto era esploso sopra quota 12, si è poi ridimensionato a quota 4. Ovviamente, le annotazioni appena


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