mixmag italy
Questa
consapevolezza può
spiegare perché HUJUS non si sia mai sentito del tutto a suo agio nell’appartenere a un’unica cate- goria. Si descrive come esistente da qualche parte tra la credibilità underground e una visibilità più ampia. È una posizione che a vol- te può creare limitazioni, ma che ha anche protetto la sua indipen- denza. Piuttosto che adattarsi a una scena, ha passato anni ad affinare i propri istinti.
“Penso che trovarmi in quella posizione ‘intermedia’ mi abbia effettivamente aiutato a rimane- re concentrato su ciò che voglio realmente fare musicalmente, invece di adattarmi troppo a una scena o un’aspettativa specifica. Oggigiorno, le persone tendono a collocare ogni artista in un ge- nere o una sottoscena specifica, ma io non ho mai sentito il bisog- no di appartenere completamen- te a nessuno dei due lati.”
Questa resistenza alla semplifi- cazione diventa ancora più rile- vante in un’industria ossessio- nata dal branding. Ci si aspetta che gli artisti comunichino la loro identità in modo rapido e chiaro. Un linguaggio visivo. Un suono. Una frase capace di spiegare tu- tto. HUJUS ha poco interesse per questo approccio.
“Mi concentro semplicemente sul fare, suonare e realizzare ciò che sento veramente giusto per me. E se rimani coerente con ques- to nel tempo, allora quella certa sensazione, suono o identità ini- zia a formarsi naturalmente da sola. Non perché l’hai forzata in un unico semplice concetto, ma perché riflette chi sei come per- sona e come artista.”
La stessa mentalità ha portato alla creazione della PACE Re- cords. L’etichetta è nata tanto da frustrazioni pratiche quanto da ambizione creativa. Le date di uscita cambiavano. Le copertine non centravano l’obiettivo. Le de- cisioni venivano prese attraverso le prospettive di altre persone. Col tempo, il fascino di contro- llare l’intero processo è diventato impossibile da ignorare.
“Una delle ragioni principali per cui ho avviato PACE Records è stata la volontà di avere più controllo su come la mia musica viene presentata e pubblicata. Quando pubblichi attraverso al- tre etichette, la visione artistica non sempre si allinea completa- mente. Un A&R potrebbe perce- pire un EP in modo diverso da te e decidere, per esempio, di volere un brano diverso come title track. Con la mia etichetta, posso pren- dere decisioni in modo più intuiti- vo e mantenere tutto connesso a una visione chiara.”
La visione a lungo termine per PACE va oltre la musica. HUJUS parla di comunità, identità con- divisa e della sensazione che cer- te etichette creano intorno a sé. Gli esempi che ammira di più non sono semplici piattaforme di pu- bblicazione. Diventano ambienti in cui artisti e pubblico riconos- cono qualcosa di più grande dei singoli dischi.
“Questo è anche ciò che vorrei che PACE diventasse col tempo. Non solo un’etichetta che pubbli- ca musica, ma qualcosa a cui le persone possano connettersi at- traverso il suono, la comunità e la sensazione. Ma allo stesso tem- po, penso che sia difficile preve-
dere appieno cosa diventerà quel mondo, perché una comunità si plasma naturalmente da sé. Puoi guidare la visione, ma alla fine sono le persone a darle significa- to ed energia.”
L’ultima contraddizione arriva attraverso il nome stesso. Hujus Pace è collegato all’idea di pace interiore, eppure la musica che crea è spesso incalzante, fisica e implacabile nel suo movimento. Il contrasto scompare una volta che spiega cosa significhi real- mente quella calma per lui. Ha molto poco a che fare con il si- lenzio.
“Da overthinker a tempo pieno, o da qualcuno che ha costante- mente la testa piena di pensieri, c’è qualcosa di molto calmante nell’abbandonarsi completamen- te alla musica e al movimento. Quando sono completamente immerso nel flusso della musica, sembra quasi che il movimento che normalmente avviene nella mia mente venga trasferito nel mio corpo. È lì che sperimento una sorta di pace interiore.”
La risposta sembra rivelatrice perché va oltre la musica. In tut- ta questa conversazione, HUJUS torna ripetutamente al movi- mento come modo di compren- dere il mondo che lo circonda. Non movimento verso una des- tinazione, ma movimento come stato dell’essere. In una cultura sempre più focalizzata su velo- cità, visibilità e definizione im- mediata, la sua prospettiva offre qualcosa di meno ovvio: il valore di rimanere in movimento abbas- tanza a lungo da scoprire dove ti porta il tuo stesso ritmo.
“Per me, la techno è sempre stata sinonimo di un ritmo costante che accompagna tutta la serata. Il pubblico può uscire a fumare una sigaretta, tornare dieci minuti dopo e ritrovare immediatamente il flusso, perché la musica non ha mai smesso di raccontare la sua storia.”
056
Page 1 |
Page 2 |
Page 3 |
Page 4 |
Page 5 |
Page 6 |
Page 7 |
Page 8 |
Page 9 |
Page 10 |
Page 11 |
Page 12 |
Page 13 |
Page 14 |
Page 15 |
Page 16 |
Page 17 |
Page 18 |
Page 19 |
Page 20 |
Page 21 |
Page 22 |
Page 23 |
Page 24 |
Page 25 |
Page 26 |
Page 27 |
Page 28 |
Page 29 |
Page 30 |
Page 31 |
Page 32 |
Page 33 |
Page 34 |
Page 35 |
Page 36 |
Page 37 |
Page 38 |
Page 39 |
Page 40 |
Page 41 |
Page 42 |
Page 43 |
Page 44 |
Page 45 |
Page 46 |
Page 47 |
Page 48 |
Page 49 |
Page 50 |
Page 51 |
Page 52 |
Page 53 |
Page 54 |
Page 55 |
Page 56 |
Page 57 |
Page 58 |
Page 59 |
Page 60 |
Page 61 |
Page 62 |
Page 63 |
Page 64 |
Page 65 |
Page 66 |
Page 67 |
Page 68 |
Page 69 |
Page 70 |
Page 71 |
Page 72 |
Page 73 |
Page 74