mixmag italy
Tutto ciò che è seguito è nato da quella singola decisione.
“Fino a quel momento, c’era an- cora una parte di me che vede- va il DJing come qualcosa che facevo perché mi dava gioia, ma quella notte mi ha fatto capire che era molto più profondo. Non mi stavo solo godendo la musica: stavo vivendo il mio scopo at- traverso di essa. Sapevo di voler riversare tutto ciò che avevo in questo mestiere. Il mio tempo, la mia energia, la mia creatività, il mio cuore, la mia anima. Volevo scoprire fino a dove potevo spin- germi.
“Non c’erano garanzie. Nessuna mappa o promessa che avrebbe funzionato. Ma per la prima volta, la paura di non provarci è diven- tata molto più grande della paura di fallire. Quella notte mi ha dato il permesso di scommettere su me stessa. È stato il momento in cui ho smesso di chiedermi: ‘Potrei farcela?’ e ho iniziato a chieder- mi: ‘Cosa succede se do tutto ciò che ho?’ Da allora sto risponden- do a questa domanda.”
La sua ascesa è stata rapida, ma il successo ha portato con sé le sue aspettative.
Non se appartenesse o meno, ma come l’industria volesse definirla.
“Una delle parti più difficili della mia crescita è stata in realtà il bisogno delle persone di definir- mi. Quando gli artisti diventano più visibili, l’industria vuole na- turalmente categorizzarli. Rende le cose più facili per il marketing, le playlist e il pubblico. Ma io non sono mai stata una persona che si adatta perfettamente a una sola casella.
“Amo la house music, ma amo anche l’R&B, l’hip-hop, il soul, la disco, la techno, il funk e molti al- tri generi. La musica non mi è mai sembrata restrittiva. Mi è sempre sembrata illimitata. La sfida è che quando sfondi con un suono particolare, le persone spesso si aspettano che tu rimanga lì. Vo- gliono la cosa che già conoscono. La cosa che è familiare. La cosa che ha dimostrato di funzionare.”
Piuttosto che proteggere una formula, ha scelto di proteggere la sua curiosità.
“Ho sempre scelto l’evoluzione. Il successo non è mai stato diven- tare nota per uno stile di brano. Si trattava di costruire una carriera in cui ho la libertà di esprimere ogni parte di chi sono creativa- mente. Sono una studentessa della musica prima di tutto. Tra- ggo ispirazione da ovunque, e voglio che il mio catalogo e i miei set lo riflettano.
“La parte difficile è avere la pa- zienza di far sì che le persone raggiungano la tua visione. Rom- pere quelle aspettative non ac- cade dall’oggi al domani. Ci vuo- le costanza. Ci vuole fiducia. Ci vuole essere disposti a fidarsi del proprio istinto anche quando gli altri non capiscono ancora pie- namente dove stai andando.
“Non sono mai stata interessa- ta ai limiti. La mia responsabilità come artista non è stare dentro una scatola, continuando a es- pandersi oltre.”
LA REALTÀ SOCIALE DELLA DANCE MUSIC
Il successo ha anche cambiato il modo in cui HoneyLuv pensa alla responsabilità. Suonare su palchi più grandi non ha mai alterato il suo rapporto con la house music stessa. Se mai, l’ha resa più con- sapevole della storia in cui entra ogni volta che si mette dietro ai piatti.
“L’house music è molto più gran- de dei dischi che suoniamo o dei palchi su cui stiamo. Alla sua essenza, è nata dalla comunità. È stata creata da persone nere e LGBTQ+ che hanno costruito spazi dove potevano sentirsi li- beri, visti, accettati e celebrati in un momento in cui molti di que- gli spazi non esistevano altrove. Questa storia è incredibilmente importante per me, e penso che sia qualcosa che dovremmo tutti proteggere attivamente.
Mentre l’house music continua a crescere a livello globale, è facile per le persone apprezzare il suo- no senza comprendere la cultura e le persone che l’hanno creata. A volte le radici si perdono man mano che il genere diventa più commerciale o raggiunge un pu- bblico più ampio. Per me, una de- lle più grandi responsabilità che derivano dalla visibilità è assicu- rarsi che quelle radici non venga- no mai dimenticate.”
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La rappresentazione, per lei, non è semplicemente una questione di visibilità. Si tratta di comprende- re il lignaggio che ha reso possi- bile quella visibilità.
“Non credo che la rappresenta- zione sia solo essere visti. Si tra- tta di onorare il lignaggio che ha reso possibile la tua presenza in primo luogo. Come donna nera nella dance music, capisco di star beneficiando di generazioni di artisti, DJ, promoter e comunità che hanno costruito questa cul- tura molto prima che io arrivassi. Non voglio mai dare questo per scontato.
“Ecco perché cerco di portare lo spirito della house music in tu- tto ciò che faccio, che si tratti dei dischi che suono, degli artis- ti che sostengo, delle storie che racconto o degli spazi che aiuto a creare. Voglio che le persone sentano lo stesso senso di liber- tà, connessione e appartenenza su cui è stata fondata la house music.
Più di ogni altra cosa, mi vedo come una custode della cultura. Sì, sono qui per spingere le cose avanti e portare la mia prospetti- va, ma sono anche qui per prote- ggere l’essenza di ciò che ha reso questa musica così speciale in primo luogo. Se le persone sco- prono la house music attraverso di me, voglio che capiscano che stanno diventando parte di qual- cosa con una storia ricca, una comunità potente e radici che meritano di essere celebrate e rispettate.”
Questo rapporto con la storia de- lla house music influenza anche il suo approccio alla produzione. I suoi brani sembrano spesso fa- miliari senza mai suonare retros- pettivi. I riferimenti ci sono, ma vengono assorbiti piuttosto che ricreati.
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