honeyluv
Quell’ispirazione arriva raramen- te all’interno dello studio.
Più spesso, viene dall’osservazio- ne.
“Come DJ e produttrice, trag- go costantemente ispirazione da ciò che vedo intorno a me. A volte è un look che qualcuno in- dossa. A volte è l’energia di una stanza alle 3 del mattino. A volte è l’audacia di persone che si es- primono senza preoccuparsi di come vengono percepite. Tutto questo trova la sua strada nella mia creatività.
Penso che sia per questo che il mio mondo sembra così in- terconnesso. Al centro di tutto c’è l’amore per la cultura, la co- munità e l’espressione di sé. La musica influenza la moda. La moda influenza la fiducia. La vita notturna crea le esperienze. Le persone creano l’energia. È tutto collegato.
Più di ogni altra cosa, questi spa- zi mi ricordano che la creatività non viene dal conformarsi. Viene dall’abbracciare ciò che ti ren- de diverso. Questa è una lezione che porto con me ogni volta che entro in uno studio, salgo su un palco o creo qualcosa di nuovo.”
Per qualcuno la cui carriera si svolge ora tra aeroporti, festival e un movimento quasi perma- nente, il lusso più grande è diven- tato l’immobilità.
HoneyLuv parla del silenzio come altri artisti parlano del successo.
“Penso che la cosa più importan- te per me sia proteggere il mio rapporto con il silenzio.
L’industria si muove incredibil- mente veloce. C’è sempre un al- tro volo, un altro spettacolo, un altro contenuto da creare, un’al- tra release da promuovere. È fa- cile lasciarsi prendere dall’idea
che devi sempre essere visibile e disponibile. Ma ho imparato che se sono costantemente connes- sa al mondo, alla fine perdo la connessione con me stessa.
“Ecco perché faccio uno sforzo consapevole per disconnettermi. Passo molto tempo da sola. Leg- go libri. Metto giù il telefono. Creo spazio dove non sono HoneyLuv l’artista, sono solo io. Quei mo- menti sono incredibilmente im- portanti perché mi permettono di riascoltare i miei stessi pen- sieri.”
La conversazione rallenta. Anche lei.
“Ho capito che la mia creatività viene in realtà da quei momenti di quiete. Non viene dall’essere costantemente online o cos- tantemente vista. Viene dalla ri- flessione, dall’osservazione e dal darmi spazio per esistere sem- plicemente senza esibirmi per nessuno.
Viaggiare per il mondo è un dono incredibile, ma può anche rende- re la vita molto rumorosa. Aero- porti, hotel, festival, social media, interviste, c’è sempre qualcosa che richiede la tua attenzione. Quindi per me, proteggere il mio senso di sé significa creare in- tenzionalmente momenti di im- mobilità all’interno di tutto quel rumore.
“Ho imparato che essere pre- sente non è la stessa cosa che essere visibile. Parte della mia crescita più importante avviene quando nessuno sta guardando. Il silenzio mi tiene con i piedi per terra. Mi ricorda chi sono al di là della carriera, e questo è ciò che mi permette di mostrarmi au- tenticamente quando torno so- tto i riflettori.”
Quei momenti di quiete sono di- ventati anche opportunità per guardare indietro. Non con nos- talgia, ma con prospettiva.
“Assolutamente. In realtà ho quei momenti più spesso di quanto la gente possa pensare.
Ci sono momenti in cui sono dietro le quinte di un festival, a guardare migliaia di persone, o in volo verso un altro paese per suonare musica, e devo fermar- mi un secondo e ricordare a me stessa che tutto questo è reale. È una sensazione surreale per- ché riesco ancora a ricordare vividamente le notti in cui mi esercitavo da sola dopo i turni in Marina, insegnando a me stes- sa, sognando e sperando che un giorno la musica potesse diven- tare qualcosa di più grande.
Mi sento incredibilmente gra- ta perché so quanto lavoro sia stato necessario per
arrivare
qui. Niente è accaduto dall’oggi al domani. Ci sono stati anni di apprendimento, sacrificio, incer- tezza e di credere in qualcosa che non era ancora accaduto.”
Il ricordo a cui torna non è uno spettacolo principale.
È la persona che non era ancora diventata HoneyLuv.
“La cosa divertente è che se mi avessi detto cinque anni fa che questa sarebbe stata la mia vita, probabilmente ti avrei creduto. Sono sempre stata una perso- na che sogna in grande e crede che le cose siano possibili. Ma la mia risposta immediata sarebbe stata: ‘Ok... ma come?’ Avrei vo- luto sapere come sarebbe potu- to succedere.
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