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amanati


“Siamo caduti tutti nella trappola di seguire ciò che è di tendenza o ciò che vende in un momento spe- cifico. A un certo punto, la musica elettronica ha cominciato a sem- brarmi satura. Ho dovuto chieder- mi: ‘Cosa vuoi fare ora? Vuoi fare Afro House? Melodic Techno?’ E la risposta è stata semplicemente: ‘Voglio fare me stesso’”.


Quando il pubblico ha iniziato a chiedere come categorizza- re la musica che stava creando, il termine Exotic Electronic Mu- sic è emerso quasi per necessità. Eppure il nome stesso è per lui molto meno importante di ciò che rappresenta.


“Rappresenta un intenso viaggio introspettivo nelle parti più pro- fonde dell’anima umana. Si tratta di entrare in contatto con le nos- tre contraddizioni, i nostri tabù, la nostra sensualità e il nostro bi- sogno di espressione grezza.” Per Amanati, il concetto riguarda in definitiva l’esplorazione del cor- po, dello spirito e del subconscio attraverso il suono.


Questo fascino per la contraddi- zione appare in tutto il suo lavo- ro. L’antica mitologia si affianca all’estetica futuristica, mentre spiritualità e rituale coesistono con tecniche di produzione mo- derne e innovazione tecnologica. Crescere in Grecia ha fatto sì che storia e mitologia diventassero parte del suo paesaggio interiore fin da giovane. Allo stesso tem- po, la musica elettronica lo ha introdotto a un mondo definito da sperimentazione, innovazione e progresso tecnologico. Piuttos- to che vedere queste forze come opposte, le considera aspetti complementari della stessa storia umana.


“Il mondo ha bisogno di evolversi per ragioni pratiche, per rendere le nostre vite più facili, ed è qui che entra in gioco la tecnologia. Allo stesso tempo, sentiamo un profondo impulso a tornare alle nostre radici, anche solo per pochi momenti, per essere in contatto con la natura, con le nostre tradi- zioni, con il rituale e con il lato puro, forse più romantico dell’umanità.”


“In fin dei conti, è efficienza contro romanticismo. E penso che abbia- mo bisogno di entrambi, anche se non sempre vogliamo ammetter- lo.”


Forse nessun luogo esplora ques- ta ricerca più profondamente di *Omen*, l’album concettua- le costruito attorno a otto cer- chi spirituali della vita: Nascita, Iniziazione, Desiderio, Conflitto, Morte, Vuoto, Rinascita e Ascesi. Piuttosto che affrontare ques- te fasi come concetti filosofici astratti, Amanati le ha trattate come riflessi della propria evo- luzione personale. Ogni capitolo rappresentava una diversa fase di trasformazione, sia creativa che emotiva. Guardandosi indietro ora, due di quei cerchi continuano a risuonare più fortemente degli altri. Sono diventati centrali nel suo modo di intendere sia l’arte che la crescita personale.


“Le fasi che sento più rilevanti per il mio percorso sono Rinascita e Ascesi. Il mio viaggio personale, sia come essere umano che come artista, è stato, ed è ancora, un processo costante di rinascita e uno sforzo per raggiungere l’as- cesi.”


“Non sono sicuro di averla rag- giunta, e forse non la raggiungerò mai completamente. Ma credo che sia il viaggio stesso ad avere il valore più significativo.”


La trasformazione riguarda meno il diventare qualcosa di nuovo e più l’evolvere in ciò che era sempre stato nascosto sotto la superficie. La crescita, in questo senso, di- venta un atto di rivelazione piut- tosto che di reinvenzione.


La fase più intrigante all’interno di *Omen* potrebbe essere il Vuoto. La vita moderna incoraggia il mo- vimento costante, la produttività e la certezza, rendendo il vuoto scomodo o persino minaccioso. Amanati è rimasto affascinato dalla possibilità opposta, dall’idea che i periodi di incertezza possa- no essere essenziali per la trasfor- mazione. Piuttosto che trattare il Vuoto come qualcosa da cui fug- gire, ha scelto di esplorarlo diret- tamente. Il risultato è diventato uno dei temi filosofici più profondi dell’album.


“Il Vuoto potrebbe essere la fase più impegnativa, ed è probabil- mente per questo che molti di noi lo temono. Nel vuoto abbiamo il minor controllo. Non c’è nulla di ovvio a cui aggrapparsi, nulla di immediato da riparare e nessuna azione chiara da intraprendere.”


“Non significa mollare. Non sig- nifica arrendersi. Significa fidarsi che, anche quando smetti di for- zare il movimento, qualcosa den- tro di te sa ancora come rialzarsi.”


Quella realizzazione è diventata una delle lezioni più importanti che ha portato con sé dalla crea- zione di *Omen*. Gli ha insegnato a fidarsi di sé e del processo crea- tivo durante i periodi di incertez- za.


Fiducia e scoperta di sé sono an- che al centro di un altro aspetto determinante del progetto: l’ano- nimato. In un momento in cui gli artisti sono sempre più incorag- giati a condividere ogni dettaglio della loro vita online, Amanati ini- zialmente immaginava un proge- tto senza alcuna identità visibile. Niente fotografie, niente persona pubblica e nessuna enfasi su- ll’individuo dietro la musica. L’in- tenzione non era il mistero fine a se stesso, ma una dichiarazione filosofica su ciò che conta vera- mente. L’arte, credeva, dovrebbe sempre avere la precedenza su- ll’artista.


“Ciò che conta è la musica e le idee che la musica porta o simbo- leggia.”


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