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AUTOR SERGIO NIÑO FOTOGRAFÍA VERSLIBREPH


mixmag italy AIDA ARKO L’ARTE DELLA RINASCITA


Alcuni dischi sembrano pensati per avere un impatto. Altri sembrano costruiti attorno a un’identità. Art of Rebirth appartiene alla seconda categoria.


Ciò che Aida Arko costruisce in questo EP non è tanto una narrazione concettuale, quanto piuttosto un linguaggio emotivo. Il progetto si muove costantemente tra durezza e delicatezza, tra pressione industriale e una spiritualità quasi soffice, ma mai in modo forzato o teatrale, tutto sembra istintivo.


Più che essere una ricerca di un suono unico, l’EP appare come un atto di autorialità personale. Come se qualcuno, comprendendo appieno il proprio mondo emotivo, lo traducesse in musica da club senza smussarne le contraddizioni. Questo è ciò che mi è rimasto più impresso ascoltandolo.


C’è una fisicità nell’intero progetto che lo rende inequivocabilmente orientato alla pista da ballo, eppure, sotto tutto questo movimento, c’è anche qualcosa di introspettivo che tiene insieme i brani in silenzio. Quasi come se la musica appartenesse a qualcuno che scopre il nostro mondo per la prima volta, portando ancora dentro di sé tracce di un altro.


“Pain To Light”


La collaborazione con Hacoon e la voce di ARAA-DE è, senza dubbio, il centro emotivo del progetto. La traccia possiede una sensibilità trance che appare drammatica e spirituale senza mai diventare apertamente nostalgica. Ogni suo aspetto sembra intenzionale.


Ciò che mi ha colpito di più è la dualità che attraversa l’intero pezzo. Da un lato, ci sono trame fredde e meccaniche, quasi industriali. Dall’altro, una voce incredibilmente soffice ed eterea che trasforma completamente l’atmosfera del dancefloor.


Sembra che la traccia bilanci costantemente dolcezza e carattere, morbidezza e forza. Sembra che lei stia abbandonando ogni percezione di ciò che dovrebbe essere, per presentarci la verità.


I drop sono enormi, ma sembrano meritati. La tensione è distribuita con grande intelligenza, permettendo alla traccia di respirare tra momenti di liberazione e introspezione. C’è anche qualcosa di profondamente spirituale nascosto


sotto l’arrangiamento,


quasi come se il pezzo esistesse fuori dal tempo.


È sicuramente uno dei miei brani preferiti dell’anno.


“The Art (Extraterrestrial)”


La seconda traccia sposta immediatamente l’energia verso qualcosa di molto più crudo e conflittuale. Sa esattamente cosa vuole essere fin dall’inizio e non si scusa mai per questo. Aggressivo, diretto e pesante, ma ancora circondato da questa strana atmosfera eterea che impedisce al pezzo di diventare pura techno funzionale.


Il breakdown centrale è, per me, il momento più interessante del brano. Sembra quasi che qualcu- no stia cercando di reinterpreta- re l’idea di un pianoforte da una prospettiva completamente aliena. Non emozionale nel senso tradizio- nale, ma inquietante. Crea tensione in modo molto insolito.


La seconda metà ha impiegato un po’ più di tempo per conquistarmi completamente, ma una volta che gli stabs iniziano a prendere il so- pravvento, l’intera intenzione dietro la traccia inizia a rivelarsi più chia- ramente. Sembra meno interessato alla soddisfazione immediata e più all’immersione fisica.


Of Rebirth


012


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