search.noResults

search.searching

saml.title
dataCollection.invalidEmail
note.createNoteMessage

search.noResults

search.searching

orderForm.title

orderForm.productCode
orderForm.description
orderForm.quantity
orderForm.itemPrice
orderForm.price
orderForm.totalPrice
orderForm.deliveryDetails.billingAddress
orderForm.deliveryDetails.deliveryAddress
orderForm.noItems
rivellino


Nella mia città natale, per esem- pio, progetti come Sala Kbron stanno facendo un lavoro incre- dibile in questa direzione, creando spazi dove gli artisti possono spe- rimentare e il pubblico è disposto a lasciarsi sorprendere.


Il tuo sound si muove naturalmen- te tra territori melodici e under- ground, combinando Indie Dance, Melodic House & Techno ed ele- ganti tocchi di Afro House. Come si è evoluta la tua musica nel tem- po e dove senti di collocarti oggi?


Nei miei primi anni ero molto con- centrato sul lato melodico della musica elettronica, soprattutto perché i miei mentori, Kamilo San- clemente e Golan Zocher, proven- gono da quel mondo.


Col tempo, ho iniziato a sentire la necessità di incorporare più groo- ve, più tensione e un’identità più marcatamente orientata al dan- cefloor.


Oggi mi trovo in un punto in cui cerco di bilanciare l’insolito con il funzionale. Sono interessato a creare musica che abbia profon- dità, ma che funzioni anche fisica- mente all’interno di un club. Credo che l’Indie Dance contemporaneo mi offra lo spazio perfetto per es- plorare questa intersezione tra emozione e ipnosi.


Più che seguire una particolare tendenza, il mio obiettivo è cos- truire un sound che sia riconosci- bile e autenticamente mio.


Artisti come Solomun, CamelPhat e Raxon hanno supportato la tua musica e l’hanno suonata nei loro set. Com’è stata questa esperien- za per te? Crea pressione, motiva- zione o un po’ di entrambe?


È qualcosa per cui sono incredi- bilmente grato, perché sono artisti che ho ammirato per molti anni e che hanno avuto un’influenza sig- nificativa sulla mia crescita musi- cale.


Quando qualcuno come Solomun, CamelPhat o Raxon si connette con una delle tue produzioni, ti rendi conto che il tuo lavoro sta raggiungendo luoghi che un tem- po sembravano molto lontani.


Più che pressione, la vivo come motivazione. Certo, vuoi sempre continuare a crescere e mantene- re un certo standard di qualità, ma cerco di non ossessionarmi con la validazione esterna. La mia at-


tenzione rimane nel creare musi- ca che mi rappresenti veramente e nel continuare a evolvere come artista.


C’è qualcosa di molto fisico nella tua musica: il groove, le voci, le percussioni. Persino i tuoi brani più melodici sembrano profon- damente connessi al dancefloor. Cosa ti serve sentire in una trac- cia prima di sapere che è finita?


Ho bisogno di testarlo e osservare la reazione del pubblico.


Quando un disco crea una rispos- ta fisica quasi immediata sulla pista da ballo, so che è finito.


Ho la fortuna di poter testare le mie produzioni in prima persona durante i miei set. Se una trac- cia accende la pista, di solito è il segnale che è pronto per essere inviato alle etichette e condiviso con altri artisti.


Per me, il groove è probabilmente l’elemento più importante. Amo i dischi che raccontano una storia mantenendo un legame costante con il dancefloor.


I tuoi set mostrano una forte ca- pacità narrativa, muovendosi tra momenti guidati dal groove, ener- gia underground e picchi emotivi. Quanta pianificazione c’è dietro le tue performance?


Cerco di trovare un equilibrio tra preparazione e spontaneità.


Preparo sempre la musica e im- magino possibili direzioni prima di uno show, ma una volta che sono davanti al pubblico, lascio molto spazio all’improvvisazione.


Ogni dancefloor è diverso. Quello che funziona una sera potrebbe non funzionare quella successiva. Per me, l’aspetto più affascinante dell’essere DJ è questa conver- sazione continua con l’energia del pubblico.


Mi piace pensare a ogni set come a un viaggio che si costruisce in tempo reale.


Negli ultimi mesi hai pubblicato musica su etichette come When Stars Align (di CamelPhat), Simu- late (di Massano), DSK Records (di Raxon), Mago Music (di Magit Cacoon) e presto sull’etichetta di Fideles. Come decidi dove fare arrivare ogni pubblicazione?


Ogni brano ha la sua identità, e non tutti i dischi appartengono allo stesso ecosistema.


Quando valuto un’etichetta, cerco di capire se esiste una connessio- ne genuina tra la musica, la visio- ne artistica dell’etichetta e il suo pubblico. Al di là della visibilità o delle dimensioni, la coerenza è ciò che conta di più per me.


Sono stato abbastanza fortuna- to da collaborare con un’ampia gamma di etichette, e questo mi ha permesso di esplorare diversi lati del mio sound, mantenendo al contempo una chiara direzione artistica.


Parlaci di più di “Demonizing”.


“Demonizing” rappresenta lo spa- zio creativo in cui mi trovo attual- mente.


È un brano molto particolare che combina influenze Indie Dance e Afro con un’energia più oscura e orientata al club. C’è una forte en- fasi sul groove, sulle percussioni e su un sintetizzatore ipnotico che si evolve per tutto il brano.


Fin dall’inizio, ho sentito che si allineava perfettamente con la visione artistica di Fideles, e sono estremamente felice che verrà pubblicato sulla loro etichetta.


È una produzione che riflette chiaramente dove voglio portare il progetto Rivellino nei prossimi anni: un sound che si sente di- verso, insolito, ma estremamente efficace sulla pista da ballo.


L’Europa centrale ha uno dei ra- pporti più profondi con la cultura dei club al mondo. Come affronti la sfida di connetterti con il pub- blico in luoghi come Germania e Paesi Bassi?


Ciò che mi attrae di più di questi mercati è la libertà artistica che offrono.


Germania e Paesi Bassi hanno una profonda tradizione di musi- ca elettronica e un pubblico con una grande conoscenza musicale. Questo crea un ambiente in cui gli artisti possono correre rischi ed esplorare idee meno convenzio- nali.


019


Page 1  |  Page 2  |  Page 3  |  Page 4  |  Page 5  |  Page 6  |  Page 7  |  Page 8  |  Page 9  |  Page 10  |  Page 11  |  Page 12  |  Page 13  |  Page 14  |  Page 15  |  Page 16  |  Page 17  |  Page 18  |  Page 19  |  Page 20  |  Page 21  |  Page 22  |  Page 23  |  Page 24  |  Page 25  |  Page 26  |  Page 27  |  Page 28  |  Page 29  |  Page 30  |  Page 31  |  Page 32  |  Page 33  |  Page 34  |  Page 35  |  Page 36  |  Page 37  |  Page 38  |  Page 39  |  Page 40  |  Page 41  |  Page 42  |  Page 43  |  Page 44  |  Page 45  |  Page 46  |  Page 47  |  Page 48  |  Page 49  |  Page 50  |  Page 51  |  Page 52  |  Page 53  |  Page 54  |  Page 55  |  Page 56  |  Page 57  |  Page 58  |  Page 59  |  Page 60  |  Page 61  |  Page 62  |  Page 63  |  Page 64  |  Page 65  |  Page 66  |  Page 67  |  Page 68  |  Page 69  |  Page 70  |  Page 71  |  Page 72  |  Page 73  |  Page 74