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Alla fine, tuttavia, le esigenze della performance dal vivo han- no richiesto una presenza fisica. La maschera è emersa come so- luzione pratica, ma col tempo si è evoluta in qualcosa di molto più significativo.
“La maschera è diventata un altro strumento artistico, non un modo per nascondersi. Col tempo, la maschera è diventata qualcosa di più. Funziona più come un sim- bolo che come una persona per me, quasi come Batman.” Oggi, funziona meno come un traves- timento e più come un’estensione visiva della mitologia e del sim- bolismo del progetto.
La decisione ha anche plasma- to il rapporto tra Amanati e il suo pubblico. Mentre l’anonimato offre privacy personale, ha anche creato spazio per consentire agli ascoltatori di interagire con l’ope- ra alle proprie condizioni. Piut- tosto che associare ogni brano musicale a una personalità pub- blica, la maschera permette alle idee stesse di occupare il centro della scena. Questa apertura è diventata uno dei motivi per cui la sua musica risuona in contesti così diversi. Lo stesso brano può esistere simultaneamente nella cultura dei club, nella moda, nel cinema e nell’introspezione per- sonale.
“Può anche significare creare spazio. Spazio per il pubblico per proiettare le proprie emozioni, fantasie e interpretazioni su- ll’opera. Spazio per l’arte per res- pirare senza essere costante- mente legata ai dettagli ordinari della vita di una persona.”
Questa filosofia aiuta a spiegare perché la musica di Amanati ha trovato sempre più una casa ol- tre le tradizionali piste da ballo. Il suo lavoro è apparso in presen- tazioni di moda, film e ambienti di lusso, inclusa la presentazione di *Mythica* di Louis Vuitton a Marrakech. Eppure insiste che
queste collocazioni non sono il ri- sultato dello scrivere musica per settori specifici. Invece, emergo- no naturalmente da un processo creativo radicato nell’immagina- rio e nell’atmosfera.
“Quando stai creando un brano, devi creare un’immagine nella tua testa. Penso a luoghi, corpi, luce, movimento, tensione, eleganza, pericolo, sensualità e alla storia invisibile dietro tutti loro.”
Poiché inizia con immagini ed emozioni piuttosto che con stru- tture funzionali per il club, la sua musica spesso suona cinemato- grafica per natura. Questa qua- lità lo ha naturalmente portato verso ambizioni più grandi nella colonna sonora per film e vi- deogiochi. Il suo primo incontro significativo con quel mondo è avvenuto quando *Mohë Mohë* è stata concessa in licenza per *The Killer’s Game*, introducen- dolo al processo collaborativo di adattamento della musica alla narrazione visiva. L’esperienza ha alla fine rafforzato qualcosa che aveva sempre sospettato.
“Questa esperienza ha ampliato la mia percezione e mi ha dato una migliore comprensione di come funziona quell’industria. Ha anche confermato qualcosa per me. Amanati è sempre stato un progetto sulla costruzione di mondi emotivi e visivi attraverso il suono.”
Questa realizzazione arriva in un momento importante della sua carriera. Il 19 giugno, Amanati pubblicherà *Odyssey*, un nuovo singolo che apparirà anche nel suo prossimo album. Il brano ha
un significato particolare perché è emerso da un periodo di sfide personali e perseveranza. Come ci si aspetta, il suo titolo riflet- te il viaggio emotivo dietro la sua creazione.
L’album in arrivo rappresenta an- che un nuovo capitolo in termi- ni pratici. Dopo anni di creazio- ne musicale in camere da letto e home studio, Amanati ora lavora da uno spazio creativo dedicato tutto suo. Questo cambiamen- to ha già iniziato a influenzare la portata delle sue ambizioni e la profondità della sua visione.
“Sento che il mio viaggio artistico mi sta portando verso l’espansione. Voglio che il prossimo capitolo sia più maturo, più cinematografico e più immersivo, ma ancora grezzo ed emotivamente onesto.”
“Voglio creare un’opera che ispiri le persone, non solo nel campo de- lla musica, ma in generale. Spero che alcune persone possano dire: ‘Amanati ha ispirato anche me a fare del mio meglio’.” Per un artista dedicato all’idea di diventare ciò che si era sempre destinati a es- sere, potrebbe non esserci eredità più grande di questa.
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