mixmag italy
Mi piacerebbe presentare lì una versione molto onesta di Rivellino. Forse un lato più crudo, più un- derground e più sperimentale di quello che la gente di solito vede dall’esterno.
Gran parte della musica che ho sviluppato negli ultimi anni deri- va direttamente da quella ricer- ca. Ecco perché sento che ques- ti mercati offrono un ambiente molto naturale per l’evoluzione del progetto.
Mentre il tuo profilo continua a crescere
nell’Europa
cosa pensi che la gente ancora non sappia di Rivellino?
Penso che la maggior parte delle persone mi conosca principal- mente come DJ e producer, ma forse non ha ancora visto la por- tata completa della mia visione artistica a lungo termine.
Sono interessato a costruire qualcosa che vada oltre i singo- li brani o le performance. Sono appassionato di creare esperien- ze, connettere comunità e svilu- ppare concetti con un’identità unica.
Sento che questa dimensione più creativa e concettuale del pro- getto ha ancora molto da rivelare.
In un’era in cui i social media e i contenuti brevi influenzano così tanto l’industria musicale, come fai a bilanciare il mantenimento della tua identità artistica con l’adattamento alle nuove realtà?
È probabilmente una delle più grandi sfide che gli artisti devono affrontare oggi.
Viviamo in un mondo in cui tutto si muove estremamente in fretta e la capacità di attenzione viene spesso misurata in secondi. La sfida è trovare un equilibrio tra rimanere fedeli a se stessi e con- tinuare a connettersi con nuovi pubblici.
Nel mio caso, le voci giocano un ruolo molto importante. Mi piace produrre musica che possa es- sere oscura, ipnotica o anche un po’ strana a volte, ma una voce potente può creare una connes- sione emotiva immediata con l’ascoltatore.
centrale,
Uso questi elementi più acces- sibili come un portale verso un universo musicale che rimane profondamente
radicato nella
cultura dei club, nel groove e nel dancefloor.
Più che adattarmi alle tendenze, cerco nuovi modi per comunica- re la mia identità rimanendo rile- vante.
Oltre alla tua carriera di artis- ta, hai sviluppato progetti come Valhalla e Avalon, entrambi fo- calizzati sulla creazione di espe- rienze e comunità attorno alla musica elettronica. Cosa hai im- parato dall’essere dall’altra parte dell’industria?
Mi ha aiutato a capire la scena da una prospettiva molto più ampia.
Quando organizzi eventi o svi- luppi i tuoi concept, inizi ad apprezzare aspetti che spesso passano inosservati agli artisti: l’esperienza completa del pubbli- co, l’importanza di una curatela ponderata e la necessità di spazi sicuri e inclusivi che permettano alle comunità di crescere attorno a una visione condivisa.
Tutto questo influenza diretta- mente il modo in cui produco e mi esibisco. Penso costantemen- te a come la musica si sentirà in un ambiente reale, circondata da persone in cerca di un’esperienza autentica.
Valhalla è nato a Barcellona, ma sembra essere più di un semplice marchio di eventi. Qual è la filo- sofia alla base del progetto?
Valhalla è stato creato con l’idea di costruire esperienze in cui mu- sica, comunità e identità artistica abbiano la stessa importanza.
Fin dall’inizio, abbiamo voluto an- dare oltre il concetto di semplice evento e creare una piattafor- ma capace di connettere artisti, pubblico e cultura a un livello più profondo.
A lungo termine, mi piacerebbe vedere Valhalla continuare a es- pandersi a livello internazionale, collaborando con nuovi artisti, lo- cali e città, preservando l’essenza che lo definisce: qualità musicale, esperienza del pubblico e inclusi- vità.
Cosa pensi distingua Rivellino dagli altri artisti della nuova ge- nerazione di Indie Dance e Melo- dic House?
Penso che ciò che mi differenzia di più sia il percorso che ho fatto nella scena molto prima di riceve- re il riconoscimento come produ- ttore.
Il mio rapporto con la musica ele- ttronica non è iniziato in studio. È iniziato sul dancefloor, dentro i club, ai festival, attraverso l’orga- nizzazione di eventi e attraverso anni di osservazione del funzio- namento reale di questa cultura.
Oggi esistono incredibili strumen- ti basati sull’IA capaci di produrre musica tecnicamente impres- sionante. Ma c’è una cosa che la tecnologia non può replicare fa- cilmente: l’esperienza accumulata grazie ad aver vissuto la cultura dall’interno e aver capito cosa ra- ppresenta veramente.
Il mio obiettivo non è mai stato inseguire le mode. Ho sempre cer- cato di rimanere legato ai valori che mi hanno fatto innamorare della musica elettronica: scoper- ta, curiosità, comunità e libertà creativa.
Anche quando la mia musica in- corpora elementi più accessibili o melodici, sento che conserva sempre quello spirito underground che ha definito il mio percorso sia come artista che come persona.
Guardando al resto del 2026, cosa pensi definirà il prossimo capitolo di Rivellino?
Credo che il prossimo capitolo sarà definito da un’identità artis- tica ancora più chiara.
Sto lavorando a nuova musica che rifletta l’evoluzione del mio sound, ampliando al contempo la mia presenza nella scena europea attraverso nuove uscite e perfor- mance.
Il mio obiettivo è continuare a crescere in modo organico, pre- servando l’autenticità del proget- to e costruendo una carriera sos- tenibile a lungo termine.
Ciò che sta per arrivare è proba- bilmente la versione più onesta e matura di Rivellino fino ad oggi.
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