mixmag italy
Che si tratti di lavorare con qual- cuno come Muni Long, TSHA o qualsiasi altro artista incredibile con cui ho collaborato nel corso della mia carriera, ciò che mi at- trae è l’opportunità di costruire ponti tra mondi che potrebbero non sembrare collegati in super- ficie ma che in realtà condividono molto dello stesso DNA emotivo. La grande musica è grande mu- sica. Non importa da quale gene- re provenga.”
Quelle collaborazioni sono diven- tate un promemoria che la sua identità non è definita dalla mu- sica che fa, ma dalla musica che ama.
“Penso che queste collaborazioni mi abbiano insegnato che la mia identità creativa è molto più am- pia di un singolo binario. Ogni vol- ta che lavoro con artisti di diver- sa estrazione, mi viene ricordato che le cose che mi ispirano non si limitano alla sola house music. Sono radicate nel mio amore per la musica nel suo insieme. I groo- ve dell’house, l’anima dell’R&B, l’energia dell’hip-hop, la narrazio- ne di una grande scrittura, tutti questi elementi vivono dentro di me come artista.
Più di ogni altra cosa, le collabo- razioni hanno rafforzato qualco- sa in cui ho sempre creduto: la creatività non prospera all’interno di confini. Alcuni dei momenti più emozionanti si verificano quan- do diverse influenze, esperienze e prospettive si uniscono e creano qualcosa che nessuno dei due artisti avrebbe fatto da solo. È lì che sta la magia per me. Non si tratta di rimanere in un solo mondo. Si tratta di portare tutti i mondi che mi hanno plasmata nella musica che creo oggi.”
Questa apertura influenza anche il modo in cui guarda all’industria stessa.
Per HoneyLuv, le conversazioni sulla diversità diventano signifi- cative solo quando vanno oltre la visibilità e iniziano ad affrontare
l’accesso, le opportunità e l’inves- timento a lungo termine.
“Penso che ci siano stati progres- si, ma penso anche che siamo ancora molto all’inizio della con- versazione.
Stiamo vedendo più donne, più artisti neri, più artisti LGBTQ+ e più voci diverse essere incluse in spazi che storicamente non erano sempre accessibili a loro. Questo è importante, e non vo- glio sminuire il lavoro che molte persone hanno fatto per aiutare a far progredire la cultura.
Allo stesso tempo, penso che ci sia una differenza tra visibilità ed equità. Essere invitati nella stan- za è una cosa. Avere un accesso costante a opportunità, posizioni di leadership, risorse, investimen- ti e supporto a lungo termine è qualcosa di completamente di- verso.”
La sua preoccupazione non è la rappresentazione simbolica. È se le strutture che circondano la dance music si evolvono insieme al linguaggio che stanno sempre più adottando.
“Per me, la vera prova non è se alcuni artisti diversi sfondano. È se l’industria sta creando un ambiente in cui i talenti di ogni provenienza possano prosperare in modo costante, non solo occa- sionalmente. Quando guardiamo alle lineup dei festival, ai roster delle agenzie e agli spazi deci- sionali, penso ancora che ci sia molto lavoro da fare prima che questi spazi riflettano veramente la diversità della cultura stessa.
L’house music è stata costruita da comunità che erano spesso spinte ai margini, eppure quelle stesse comunità non sono sem- pre rappresentate proporzional- mente nelle posizioni che plas- mano il futuro dell’industria. È qui che penso che la conversazione a volte possa diventare performa-
tiva. È facile celebrare la diversità in una campagna o in un post sui social media. È molto più difficile creare un cambiamento struttu- rale duraturo.
Quello che mi dà speranza è che sempre più persone stiano facen- do queste domande e prestando attenzione. La mia speranza è che continuiamo ad andare oltre la rappresentazione come argo- mento di discussione e iniziamo a trattarla come un impegno a lungo termine. Perché quando l’industria investe genuinamen- te in talenti diversi a tutti i livelli, tutti ne beneficiano. La musica migliora, la cultura si rafforza e il futuro diventa più riflessivo delle comunità che l’hanno costruita in primo luogo.”
Non sorprende, quindi, che non separi la musica dagli spazi cul- turali più ampi che la circonda- no. La moda, la vita notturna e la cultura queer non sono interessi paralleli. Sono diversi modi di es- primere gli stessi valori.
“Per me, non sono mai sembrati mondi separati. Mi sono sempre sembrati diverse espressioni della stessa cosa.
Che si tratti di moda, vita not- turna, cultura queer o musica, ciò che mi attrae in tutti loro è la li- bertà che creano per le persone di essere se stesse senza scuse. Sono spazi dove l’individualità è celebrata, dove le persone si prendono dei rischi, dove la crea- tività prospera e dove l’espressio- ne di sé non è solo accettata, ma incoraggiata.
Sono sempre stata affascinata dalle persone che sono abbas- tanza sicure di sé da mostrare al mondo esattamente chi sono. Lo vedi nella moda. Lo vedi nella vita notturna. Lo vedi nella cul- tura queer. E lo vedi sicuramente nella musica. Tutti questi spazi hanno influenzato il modo in cui mi muovo nel mondo e il modo in cui affronto la mia arte.”
044
Page 1 |
Page 2 |
Page 3 |
Page 4 |
Page 5 |
Page 6 |
Page 7 |
Page 8 |
Page 9 |
Page 10 |
Page 11 |
Page 12 |
Page 13 |
Page 14 |
Page 15 |
Page 16 |
Page 17 |
Page 18 |
Page 19 |
Page 20 |
Page 21 |
Page 22 |
Page 23 |
Page 24 |
Page 25 |
Page 26 |
Page 27 |
Page 28 |
Page 29 |
Page 30 |
Page 31 |
Page 32 |
Page 33 |
Page 34 |
Page 35 |
Page 36 |
Page 37 |
Page 38 |
Page 39 |
Page 40 |
Page 41 |
Page 42 |
Page 43 |
Page 44 |
Page 45 |
Page 46 |
Page 47 |
Page 48 |
Page 49 |
Page 50 |
Page 51 |
Page 52 |
Page 53 |
Page 54 |
Page 55 |
Page 56 |
Page 57 |
Page 58 |
Page 59 |
Page 60 |
Page 61 |
Page 62 |
Page 63 |
Page 64 |
Page 65 |
Page 66 |
Page 67 |
Page 68 |
Page 69 |
Page 70 |
Page 71 |
Page 72 |
Page 73 |
Page 74