glauco di mambro
GLAUCO DI MAMBRO
L’indipendenza del suono
Il confine tra farsi attraversare un posto e attraversarlo può essere molto labile. Glauco di Mambro, però, sembra avere trovato un equilibrio perfetto tra le due opzioni: per lui, infatti, oggi il Sanctuary di Roma è il luogo che all’inizio lo ha in- ghiottito, tra amicizie, notti, confini cancellati tra vita e lavoro, ma che poi, col tempo, lo ha restituito diverso. DJ Resident e curatore, ha costruito dentro quelle mura romane una carriera lontana da etichette e incasellamenti, fatta di ascolto e di una certa idea di underground.
Dopo il Mixmag Lab al Sanctuary dello scorso anno, l’abbiamo incontrato sulle nostre pagine per una conversazione fluida e limpida, proprio come un suo set. Ne è uscito il racconto intimo di un artista che ha fatto dell’indipendenza una scelta di vita, e del movimento l’unica forma di stabilità che riconosca.
Iniziamo da dove ci siamo incontrati la prima volta: lo scorso anno si è tenu- to il primo Mixmag Lab al Sanctuary a Roma, che è anche “casa tua”. Cosa cambia quando un format globale en- tra in un ecosistema locale così identi- tario come il Sanctuary?
Ciao Mixmag, e grazie per questa bella chiacchierata insieme.
Innanzitutto lasciami dire che The Sanctuary è soprattutto la casa di tu- tte quelle persone che ormai da 9 anni varcano quel portale e scelgono di ve- nire a ballare, ascoltare musica, cena- re, fare yoga, fare un bagno in piscina o semplicemente rilassarsi.
Per tutto quel pubblico che cerca l’esperienza oltre la semplice sera- ta, il Mixmag Lab ha rappresentato la validazione di un percorso: vedere la propria “casa” riconosciuta a livello mondiale dà il senso di appartenere a
qualcosa di grande, di reale. È la pro- va che non serve essere a Berlino, Ibi- za o New York per essere protagonisti di un’esperienza di risonanza globale: la qualità sta sempre nel modo in cui abiti il tuo spazio.
In quella serata, il Lab ha smesso di essere solo un livestream ed è diven- tato parte del flusso The Sanctuary, che è così unico perché riesce sem- pre a cambiare pelle, a non seguire le tendenze ma anticiparle o addirittura crearle, pur mantenendo sempre chia- rissima la sua identità.
È questo che mi affascina e che cerco di portare avanti anche con la mia la- bel e i miei set: abbattere i confini tra il locale e l’universale. Quella sera con MIXMAG LAB non abbiamo importato un format, abbiamo esportato un’ani- ma.
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AUTORE ALESSANDRA SOLA FOTOGRAFIA IULIA PADUREANU
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