AUTHORE SERGIO NIÑO FOTOGRAFIA BENNYCOHEN
mixmag italy
YUVÈE DISCIPLINA, GROOVE E SPAZIO
L’energia si fa più concentrata, meno performativa, più interiore. La sua presenza non si annuncia attraverso lo spettacolo, ma attraverso il controllo, la silenziosa fiducia di chi sa esattamente quanta pressione un dancefloor possa sostenere prima di piegarsi. Questo è ciò che accade quando Yuvée si mette dietro la consolle.
Per Yuvée, l’identità non è mai stata una questione di marcatori di genere o di fedeltà stilistica. È un approccio plasmato in egual misura da disciplina e curiosità. «Yuvée non è un genere, ma un approccio», afferma, descrivendo il suo progetto meno come un suono e più come un insieme di regole interne. Le scelte sono fatte con sobrietà. I compromessi vengono evitati a meno che non risultino emotivamente veri. All’interno di questa struttura, c’è spazio per muoversi, per sorprendere, per lasciare che l’intuito sconvolga il piano quando la sala lo richiede.
Questo equilibrio tra sensibilità e determinazione attraversa sia le sue produzioni
che i suoi set. La musica ha peso senza urlare, aggressività senza fretta. Groove profondi convivono con sfumature emotive, spigoli taglienti smussati dalla pazienza. «Credo in una musica che non urla e non si sforza oltre misura», spiega, «ma che ti attira lentamente, eppure con vera intensità». È una filosofia che privilegia l’accumulo rispetto all’impatto, la tensione rispetto al clou.
Le fondamenta
Molto prima che i club diventassero il luogo primario di espressione, la musica funzionava già per lui come un linguaggio. Prima è arrivata la chitarra, insieme ad anni passati ad assorbire rock, jazz e forme classiche. La musica elettronica è arrivata più tardi, ma con immediatezza. Il primo impatto con drum machine e sintetizzatori non è sembrato un cambio di stile quanto una rivelazione sulla possibilità. esistere
L’emozione poteva senza strumentazione
tradizionale. La sensazione poteva essere ingegnerizzata.
Una delle prime sfide è stata permettere a quell’emozione di coesistere con la funzionalità. Il dancefloor richiede chiarezza, ma non a scapito della profondità. Imparare a smettere di lottare contro gli strumenti, trattare il software non come un ostacolo ma come un’estensione di sé, è
diventato «Scegliendo di
fondamentale. impegnarmi
pienamente con la mia verità interiore», riflette, «ho capito che è lì che accadono le cose migliori». Non solo musicalmente, ma personalmente.
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