search.noResults

search.searching

saml.title
dataCollection.invalidEmail
note.createNoteMessage

search.noResults

search.searching

orderForm.title

orderForm.productCode
orderForm.description
orderForm.quantity
orderForm.itemPrice
orderForm.price
orderForm.totalPrice
orderForm.deliveryDetails.billingAddress
orderForm.deliveryDetails.deliveryAddress
orderForm.noItems
mixmag italy


Quando aumentava la tensione, i corpi si irrigidivano e restavano lì. Quando la lasciava cadere, il movimento cambiava, si apriva. La risposta era immediata, visibile. Non sotto forma di applauso, ma come un aggiusta- mento collettivo.


In quel momento il DJing smise di essere solo espressione e iniziò a diventare architettura.


Le sue scelte non esistevano più in isolamento: modificavano la struttura stessa della stanza.


“Il momento in cui tutto è cambiato per me è stato al Griessmuehle. La cabina nella sala grande era praticamente una costruzione fatta con pallet di legno, quasi a livello del pavimento. Ricordo di essere es- tremamente nervoso perché la maggior parte delle persone da- vanti a me non erano sconosciuti, ma amici e altri artisti. Ciò che mi è rimasto non è stata la dimen- sione della folla, ma la sensazione che la sala reagisse alle mie de- cisioni in tempo reale. Se aumen- tavo la tensione, restavano lì. Se la lasciavo andare, il movimento cambiava. Per la prima volta ho capito che il DJing non era più solo partecipazione. Le mie scel- te potevano tenere insieme uno spazio, farlo collassare o portarlo al limite.”


Con la crescita del suo profilo, quel peso è aumentato gradual- mente. Ciò che inizialmente era stato un esperimento collettivo ha iniziato a professionalizzarsi rapidamente. La visibilità è diventata misurabile, il reddito una variabile centrale, il confronto costante.


Gli stessi spazi che un tempo sembravano


laboratori hanno


iniziato a operare dentro logiche economiche più ampie. Tham non descrive questo passaggio come una corruzione, ma come una trasformazione inevitabile. Quando una cultura diventa industria, cambia anche la temperatura emotiva della partecipazione.


Il cambiamento più evidente, se- condo lui, non riguarda tanto il suono quanto l’intenzione con cui


le persone arrivano in pista.


Un tempo le notti funzionavano come sistemi aperti. Entravi senza sapere davvero cosa sarebbe successo, e proprio quell’incertezza faceva parte dell’attrazione. Il DJ guidava, ma non dominava. La stanza scopriva sé stessa mentre accadeva.


“Quando uscivo non sapevo quasi mai cosa aspettarmi. Controllavo appena la line-up o gli orari, giusto per darmi la possibilità di vivere qualcosa di inaspettato. Doveva sembrare un’avventura, un piccolo viaggio senza un piano preciso. Ricordo un gruppo di ragazzi vestiti in modo sportivo che ballavano sul lato sinistro della pista. Invece di guardare la consolle, avevano formato un cerchio e ballavano tra loro, sorridendo.


Vedere


persone felici mentre io suonavo, fu una sensazione che mi diede i brividi.”


Oggi, in dancefloor molti contesti, il appare già pre-


configurato. Il pubblico arriva conoscendo l’orario, l’headli- ner, l’energia che si aspetta. L’attenzione converge verso la consolle e la reazione si muove in verticale, non più tra i corpi.


Tham ricorda di aver suonato Traffic di Tieso e di aver osservato un gruppo di ravers con la testa rasata formare un cerchio rivolto verso sé stessi invece che verso il DJ. L’energia apparteneva al cerchio, non al palco. È un ricordo che continua a considerare fondamentale, perché rappresenta una pista che genera la propria elettricità.


Questa distinzione influenza ancora oggi il modo in cui costruisce i suoi set. Nei contesti più sociali lascia che il groove si sviluppi lentamente, fidandosi della pazienza e della curiosità del pubblico. Allunga le transizioni, stratifica le texture, resiste all’impulso di accelerare troppo presto.


Negli ambienti più orientati all’evento, invece, il ritmo tende a comprimersi quasi automatica- mente. La pressione a generare


impatto immediato è incorpora- ta nel contesto stesso.


Per questo rifiuta etichette


semplicistiche come under- ground o commerciale. Lo stesso club può cambiare completa- mente atmosfera a seconda della curatela e del pubblico. L’RSO, durante una serata, può funzionare come un esperimento collettivo; durante un’altra, sembrare una produzione ad alto budget.


Nemmeno la dimensione è il fattore decisivo. Una delle esperienze più underground che ricorda è stata al Khidi di Tbilisi, sotto un ponte, in una gigantesca sala di cemento piena di migliaia di persone durante un closing set di dodici ore che aveva cancellato ogni percezione del tempo.


La durata cambia il comporta- mento. Quando il tempo si dilata, l’urgenza svanisce. Le persone smettono di controllare il telefono e si abbandonano alla ripetizione. Quando i set diventano più brevi e il pro- gramma più serrato, l’intensità si frammenta in segmenti facilmente consumabili.


E in quella frammentazione qualcosa cambia.


Parallelamente si è trasformato anche il ruolo dell’artista. Essere Tham nel 2026 significa navigare in un ecosistema dove la presen- za è quantificata e la personalità diventa un pacchetto comunica- tivo. Le responsabilità vanno ben oltre la selezione dei dischi: girare video, editarli, parlare in camera, mantenere una presenza costan- te negli algoritmi.


“C’è una tensione crescente tra essere DJ ed essere un content creator. Nell’ultimo anno ho ca- pito che oggi essere artista sig- nifica imparare un sacco di com- petenze nuove. Ho dovuto filmare e montare video, lavorare sulle foto, pensare a come presentar- mi. I social diventano sempre più importanti. Ok, sei un bravo DJ, ma ora devi anche costruire un brand e allo stesso tempo restare ‘autentico’ e ‘underground’. È es- tenuante.”


042


Page 1  |  Page 2  |  Page 3  |  Page 4  |  Page 5  |  Page 6  |  Page 7  |  Page 8  |  Page 9  |  Page 10  |  Page 11  |  Page 12  |  Page 13  |  Page 14  |  Page 15  |  Page 16  |  Page 17  |  Page 18  |  Page 19  |  Page 20  |  Page 21  |  Page 22  |  Page 23  |  Page 24  |  Page 25  |  Page 26  |  Page 27  |  Page 28  |  Page 29  |  Page 30  |  Page 31  |  Page 32  |  Page 33  |  Page 34  |  Page 35  |  Page 36  |  Page 37  |  Page 38  |  Page 39  |  Page 40  |  Page 41  |  Page 42  |  Page 43  |  Page 44  |  Page 45  |  Page 46  |  Page 47  |  Page 48  |  Page 49  |  Page 50  |  Page 51  |  Page 52  |  Page 53  |  Page 54  |  Page 55  |  Page 56