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GIORGIA ANGIULI
UN RISVEGLIO COLLETTIVO
Un singolo strobe immobilizza per un istante un mare di braccia alzate. Linee acid si avvitano sopra la testa mentre Giorgia Angiuli è al centro della scena, circondata da cavi e macchine lampeggianti. Il pavimento vibra al ritmo di 145 BPM. Le sue mani sono sospese nell’aria e, per un secondo, la sua voce esce morbida e organica prima di sciogliersi in un loop che si ripiega su sé stesso, moltiplicandosi in tempo reale. In quel momento tutto sembra comprimersi in un’eco: macchine che ronzavano, luci che tremolavano, e la folla che trattiene il respiro.
Anche se l’energia vorticosa continua a muoversi tutto intorno, una sorta di immobilità si posa sulla stanza catturando l’attenzione di tutti.
Per oltre un decennio Giorgia Angiuli ha costruito la sua reputazione come una delle live artist più meticolose della musica elettronica. Musicista con formazione classica, ha sempre trattato l’hardware come fosse un’estensione naturale del proprio corpo. Synthesizer, theremin, giocattoli modificati, strumenti controllati dal respiro: li ha esplorati tutti. La sua etichetta United e l’album Quantum Love l’hanno collocata esattamente all’incrocio tra scienza, emozione e cultura club. Il suo lavoro è sempre stato preciso. Ora appare anche profondamente personale.
Le sue release su Armada, Artcore e Filth on Acid hanno tracciato il contorno di questo nuovo capitolo, ma la trasformazione è iniziata lontano dal palco. Anni di tour hanno portato visibilità e scala: Ultra, Awakenings, trasmissioni radiofoniche, frammenti virali che circolano online. Ma hanno portato anche instabilità: aeroporti, sonno irregolare, picchi di adrenalina seguiti dal silenzio.
Angiuli ha iniziato a studiare
neuroscienze e sound healing, concentrandosi sui meccanismi dello stress, della regolazione e del ritmo collettivo. Il tempo trascorso in India ha approfondito ulteriormente questa ricerca.
Durante la nostra conversazione ha parlato con attenzione del tema della responsabilità. Abbiamo discusso del perché questo cambiamento sia importante all’interno di una scena che spesso confonde intensità con resistenza.
Il primo singolo di questa fase, We Rave We Heal, è diventato un caso studio di costruzione sonora: il tempo scelto per influenzare il respiro, la ripetizione strutturata per sostenere stati di trance, la tensione calibrata piuttosto che enfatizzata. L’architettura del brano è informata tanto dalla scienza quanto dall’istinto; alcune ricerche dimostrano infatti che musica intorno ai 140 BPM può sincronizzare respiro e battito cardiaco, rafforzando la sensazione di presenza collettiva sul dancefloor (Foster, 2013).
Ha parlato con grande sincerità dell’ansia durante i cicli di tour e di come abbia riorganizzato la sua vita intorno a sonno, rituali e confini personali. Da questa esperienza è nata una risposta concreta: un handbook gratuito sulla salute dei DJ, sviluppato con professionisti medici, che affronta il sovraccarico del sistema nervoso, l’alimentazione e le realtà fisiche della performance.
All’epoca Angiuli stava anche immaginando uno spazio
in Italia
dedicato alla guarigione: un luogo dove musica, scienza ed embodiment potessero incontrarsi senza spettacolarizzazione. I suoi viaggi tra Brasile, India, Egitto ed Europa hanno continuato a modellare il modo in cui porta strumenti, field recordings e texture vocali dentro la techno, sempre in dialogo con il contesto.
La parola che tiene insieme tutto è coerenza.
Già nel 2024, il lavoro di Giorgia Angiuli suggeriva un dancefloor
costruito
sull’attenzione, dove andare veloci significa muoversi con intenzione e il movimento di tutti diventa una forma di regolazione condivisa.
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AUTHOR: SERGIO NIÑO PHOTOGRAPHY: ANDREA MASTRONARDI
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