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mixmag italy


Struttura prima del clou


Claxton parla del DJing in termi- ni architettonici. I set non sono sequenze di momenti salienti. Sono costruzioni.


«I momenti migliori in un set han- no bisogno di pazienza e strut- tura alle spalle. I social spingono i DJ verso momenti forti continui, ma il vero DJing consiste nel gettare le fondamenta e costruire la tensione come si deve. Quando sono in un club, amo lasciarmi prendere dal ritmo e dal groove per lunghi tratti: rende i picchi più dolci. Troppi breakdown e build-up possono in realtà prosciugare l’energia della folla e avere l’effetto opposto».


Questa filosofia pone il groove come meccanismo centrale. L’energia si accumula, non si disperde. I picchi si guadagnano, non si inseriscono.


Il nome della sua etichetta non è metaforico. È letterale.


«Cadence si riferisce letteral- mente ai passi al minuto. L’idea mi è venuta dopo una notte a Berlino in cui un mio amico e io avevamo accumulato 100.000 passi ballando. L’etichetta è ispirata a quella sensazione, alla musica che mantiene il corpo in movimento per


lunghi periodi.


Quando la musica ha un groove costante e slancio, puoi goderti davvero una


notte intera in


discoteca. Non credo che l’es- perienza del club debba essere un’entrata e uscita rapida; va vissuta per un lungo periodo, e la musica con una cadenza costante è ciò che la sostiene».


L’aneddoto cattura le sue priorità. Il movimento come metrica. La resistenza come valore. Cadence parla meno di branding che di fisiologia. Chiede che tipo di musica permetta a una sala di continuare ad andare avanti.


Due mondi


Entrare nel circuito dei club europei come outsider ha dato a Bella Claxton un punto di osser- vazione che si guarda bene da- ll’idealizzare. La densità di festival, etichette e istituzioni del con- tinente può essere travolgente, ma per lei ha funzionato più come un campo di studio che come un modello da copiare.


«Ciò che ho adottato è l’apertura della scena europea», dice. «La gamma più ampia di artisti, suoni e festival, e il modo in cui la nuova musica viene scoperta in ambienti unici, che sia su una spiaggia al Kala Festival o al NachtDigital o al Dekmantel Se- lectors». Ciò che le colpisce non è semplicemente la scala, ma la diversità. La capacità di uno stesso circuito di contenere estetiche contrastanti senza imporre


uniformità. Sottolinea


anche il tessuto sociale che ne sta alla base. «Sono stata ispirata anche da quanto sia solidale la community, specialmente nel vedere gli amici che si sostengo- no a vicenda».


Allo stesso tempo, è intenzionata a preservare le proprie coordina- te. «Ciò che non ho adottato è l’essere completamente assor- bita da questo ambiente», nota. Il ritorno regolare in Australia è meno un rifugio e più una rica- librazione. «Tornare in Australia mi permette di ricalibrarmi e mi dà spazio, sia creativamente che fisicamente. Permette al mio sound di mantenere un senso di estate australiana, piuttosto che essere plasmato interamente dal circuito invernale dei club euro- pei».


Questo movimento tra gli emis- feri è diventato parte del suo metodo. Esposizione senza as- similazione. Influenza senza diluizione. Il suo sound porta tracce di entrambi


i contesti,


ma rimane ancorato a una sensibilità che precede entrambi.


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