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Questa fluidità si riflette an- che nel suo suono. ZUEZEU attraversa tech house, drum & bass, UK garage, dubstep e breakbeat senza dichiarare fedeltà a un genere preciso. Non considera i generi come confini, ma come un vocabolario. A guidare le transizioni non è la logica del branding, ma il gioco tra tensione e rilascio. Costruisce i momenti osservando la risposta del pubblico, non seguendo una scaletta predefinita.
“Quando suono non penso ai generi, penso all’energia. Anche la musica che pubblico non sta in una corsia sola. Ho fatto uscire techno, breakbeat, tech house, dubstep, quindi i miei set si muovono allo stesso modo. Guardo come reagisce la folla a certe voci o a certi BPM e poi cambio direzione. Se passo a un altro stile significa semplicemen- te che la stanza è pronta per il livello successivo.”
Questa sensibilità diventa
ancora più evidente quando suona in giro per il mondo. Tra Nord America, Europa e Asia, ZUEZEU ha imparato quanto il modo di vivere l’energia cambi da una scena all’altra. Alcuni contesti cercano familiarità e hook vocali riconoscibili. Altri sono più disposti a seguire viaggi lunghi e costruzioni più lente. Lui non impone mai una formula. Si adatta al movimento culturale di ogni luogo.
“Negli Stati Uniti la impazzisce per gente le grandi vocal
e per i remix di brani iconici, vo- gliono quei momenti familiari. E poi vanno molto più forte per il dubstep. In Europa e in Asia non è così. Sono più aperti ad ascolta- re qualcosa di nuovo per la prima volta e la techno lì funziona mol- to meglio. Posso spingermi più in profondità e costruire viaggi più lunghi.”
Oltre alla musica, ciò che dis- tingue ZUEZEU da molti dei suoi coetanei è il controllo diretto su- lla propria identità visiva. Prima ancora che il DJing diventasse
centrale nella sua vita, era già immerso nella produzione video. Girava, montava e dirigeva con- tenuti molto prima di salire sui grandi palchi dei festival. L’uni- verso visivo che circonda il pro- getto non è una mitologia cos- truita da altri. È una continuità creata da lui.
“Faccio video da quando avevo dodici anni. Ho vinto tre grandi concorsi di cinema prima dei diciassette, e la prima volta che sono andato all’EDC non stavo suonando: ero lì a filmare e montare video per DJ che ammiravo. Per me creare le immagini è importante quanto fare musica.”
Questa autonomia non nasce dal bisogno di controllo, ma dal desiderio di coerenza. ZUEZEU non è un personaggio costruito a tavolino, ma una
versione
intensificata della sua vita reale. Un progetto che si documenta mentre accade.
“Non vedo ZUEZEU come un personaggio. È semplicemente una versione più intensa della mia vita. Sto cercando di costruire un mondo attorno a tutto questo. Il suono, i video, le grafiche, l’energia: deve venire tutto dallo stesso posto, altrimenti non sembra vero. È come un docu- mentario che si sta svolgendo in tempo reale.”
La stessa logica vale per i suoi tatuaggi. Non sono un’operazione estetica, ma una cronologia personale incisa sulla pelle. Segni che raccontano momenti e luoghi significativi, indipendenti dall’interpretazione di chi li guarda.
“Per me i tatuaggi non sono branding, sono la mia timeline, la mia storia addosso. Ognuno mi ricorda un posto o un momento che ha significato qualcosa.”
Guardando al 2026, la sua
agenda suggerisce accelerazione più che prudenza. Uscite mensili e nuove collaborazioni non nascono da urgenza, ma da
slancio. Negli ultimi mesi ha preparato tutto in silenzio: musica,
visual, collaborazioni.
Ora che l’onda si sta formando, vuole cavalcarla fino in fondo.
“È tutta questione di momentum. È difficile costruirlo, quindi quando c’è voglio continuare a cavalcarlo. Ho passato gli ultimi otto mesi a preparare quest’anno: fare musica, accumulare visual, organizzare collaborazioni. Adesso è il momento di far uscire tutto.”
Le collaborazioni introduco-
no attrito in un processo che di solito è solitario. Gran parte del suo tempo in studio lo passa da solo, quindi la presenza di un’altra persona cambia immediatamen- te la chimica creativa. Quando due istinti si incontrano, le idee prendono direzioni impreviste.
“Di solito sono da solo in studio, quindi quando entra qualcun altro cambia completamente l’energia. Le idee vanno in posti dove da solo non arriverei. Lavorare da soli è bello, ma sicuramente non è altrettanto divertente.”
Mentre molti cercano di inserirlo nella nuova generazione di artisti americani che attraversa- no i generi, ZUEZEU sembra poco interessato alle categorie. Non calcola il proprio posto all’interno di un movimento e non misura il suo percorso in relazione agli altri.
“Non sto pensando a dove mi colloco. Non mi paragono a nessuno e non ho idoli. Seguo semplicemente quello che mi sembra vero per me. Non sto inseguendo una corsia, ma cerco di creare la mia.”
Ed è proprio qui che si trova il filo rosso del suo progetto. Dalle onde dell’oceano a Honolulu ai palchi dei festival in Europa e in Asia, il metodo resta lo stesso: leggere l’energia, aspettare il momento giusto, impegnarsi senza esita- zioni. L’ambiente cambia, ma l’is- tinto resta.
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