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mixmag italy


Questa sensibilità emotiva è stata affinata anche dal movi- mento. Molto prima che l’Europa diventasse la sua casa, esisteva già come immaginazione. Da adolescente Miguel sognava di viverci, scoprire nuove scene, ampliare il proprio linguaggio musicale.


All’inizio della sua carriera da DJ e producer, suonare nei club europei sembrava qualcosa di lontano, quasi astratto. Poi la vita ha cambiato direzione. Ha conosciuto la sua compagna in Messico mentre lei era in viaggio e, dopo un anno passato insieme a Città del Messico, hanno preso una decisione che avrebbe trasformato tutto: tras- ferirsi ad Amsterdam e costruire lì


la sua carriera in uno degli


ambienti elettronici più esigenti al mondo.


L’inizio non è stato semplice. Nessuna rete, nessuna scor- ciatoia. Ha scritto alle radio, frequentato i club, continuato a presentarsi e ripresentarsi. Lentamente, poi, sono nate le prime connessioni.


La cosa che lo ha sorpreso di più non è stata la competizione, ma la generosità.


“La comunità elettronica olande- se è incredibile”, racconta.


“I Paesi Bassi hanno una storia profondissima nella musica elettronica e le persone qui sono davvero appassionate e dedicate. Questo mi ha motivato ad andare avanti, anche quando all’inizio avevo pochi booking. Prima ancora di farmi conoscere nei Paesi Bassi avevo iniziato a costruire un piccolo pubblico in Francia grazie al supporto di Belaria, Kendal e Pablo Bozzi. Sono stati tra i primi a suonare la mia musica nei grandi festival francesi.”


Il rave è diventato una forma di educazione. Muoversi nei dance- floor europei ha esposto Miguel a strutture musicali e registri emotivi che non aveva incontrato crescendo in Mes- sico: archi narrativi più lunghi, build-up più lenti, tempi inat- tesi e un rapporto diverso tra


pubblico e DJ. Non si è tratta- to solo di ampliare i riferimenti, ma di cambiare il suo istinto di ascolto e, di conseguenza, il modo di produrre.


Alcuni luoghi hanno cristalli- zzato questo passaggio. Club RAUM è diventato un punto di reset ricorrente: una stanza dove programmazione avventurosa e pubblico attento lo riportano sempre verso la curiosità. Mondo Disko ha avuto un significato più personale. Fin dalla prima volta, la fiducia dello spazio gli ha permesso di esplorare liberamen- te, senza pressione a rientrare in una narrativa precisa. K-Bar Powiśle, invece, si distingue per la sua intimità: una stanza definita più dall’ascolto che dallo spetta- colo, dove le persone arrivano per immergersi davvero nella musica.


Insieme, questi luoghi non hanno solo ispirato singole tracce. Hanno modellato un modo di pensare la musica come qualco- sa di elastico, reattivo, guidato dall’emozione. Non legato ai picchi o alle aspettative di genere, ma plasmato dal contesto, dalla pazienza e dalla presenza.


Anche la radio ha avuto un ruolo fondamentale. In Europa De Bois ha scoperto una cultura radiofonica che in Messico era quasi assente. Le stazioni online offrivano spazio per sperimen- tare al di fuori della funzionalità del club. La radio è diventata un laboratorio di identità, un luogo in cui esplorare stati d’animo e atmosfere senza la pressione del peak time.


I suoi primi show su Operator Radio si muovevano verso territori non club, filtrati attraverso la sua sensibilità. Quella libertà si è rivelata decisiva nella definizione del suo suono.


In tutti questi contesti c’è però un elemento che resta costan- te: l’emozione. Che siano brani ad alta energia o più contenuti, le sue produzioni portano sem- pre con sé una vena nostalgica, sentimentale, una corrente emo- tiva che rifiuta la neutralità.


Per De Bois il successo è una cosa semplice: se il pubblico riesce a sentire ciò che lui ha provato mentre creava il brano, allora la musica ha fatto il suo lavoro.


“Ci è voluto molto tempo per raccogliere tutte queste tracce e costruire il concept. Sono davvero orgoglioso del risultato e felice di poterlo finalmente condividere. Per me il progresso significa continuare a fare sempre più musica, imparare nuove tecniche di produzione, esplorare generi e atmosfere diverse e creare da un luogo sincero. Non mi interessa davvero la fama o inseguire i trend. Voglio semplicemente continuare a fare musica per tutta la vita.”


Passare del tempo con Miguel De Bois rivela una persona guidata dall’attenzione e dalla cura. Nelle conversazioni si muove con una calma concentrata, ascolta da- vvero e risponde con precisione, come se ogni scambio meritasse presenza piena. C’è qualcosa di naturale nel suo modo di relazio- narsi con gli altri, una semplicità sincera che rende il tempo insie- me privo di fretta.


Affronta la vita con la curiosità di chi resta aperto al cambiamen- to. Nuovi luoghi, nuove relazioni, nuove routine vengono assorbite senza urgenza. Quando parla de- lle persone e delle comunità che lo hanno accolto emerge sempre un senso di gratitudine, e quella stessa gratitudine sembra gui- dare il modo in cui costruisce i suoi legami.


Al centro del suo percorso c’è un’idea


semplice: continuità.


Miguel crede nella costanza, nell’apprendimento, nella cos- truzione lenta di significato at- traverso la pratica quotidiana. Le sue scelte raccontano il desiderio di creare una vita in cui fare musica, coltivare relazioni e restare fedele a sé stesso possano convivere nel tempo. Un modo di andare avanti che non cerca scorciatoie, ma profondità.


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