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mixmag italy


«Avere sei rapper che si esibisco- no dal vivo dà al rave un’energia completamente nuova; la loro sola presenza e il modo in cui caricano il pubblico portano l’energia a un livello superiore. Vedere l’intera stanza che canta e rappa insieme fa letteralmente infiammare il posto. Questo è ciò che amiamo di più: quella connessione intensa con il pubblico e il divertimento con- diviso. Ci dà una spinta enorme per


il resto del set e crea


un’esperienza indimenticabile per tutti i coinvolti».


Il tempo diventa uno strumento compositivo. Per zwilling., i set di lunga durata permettono narrazione, contrasto e un pacing emotivo che i formati brevi non possono offrire.


«Rispetto a uno slot standard in un club, un set “All Night Long” mi permette di portare il pubblico in un vero e proprio viaggio musicale. Mi dà la possibilità di esplorare appieno i miei gusti nella musica elettronica e condividere


questa evoluzione


con la folla». Quando faccio set più brevi, devo ovviamente impegnarmi su una direzione specifica».


«Un all-nighter, invece, mi dà la possibilità di mostrare tutti i diversi


Breakbeat


generi e


che amo, Groove


fino


dal al


Frenchcore, e lasciarli costrui- re uno sull’altro. Mi permette di giocare con emozioni, ritmi e stati d’animo molto più del solito... Così tanto spazio per la creatività, lo adoro».


Ciò che descrive non è solo una preferenza per i set lunghi, ma un rifiuto della logica riduttiva che spesso governa la programmazione dei club.


Gli


slot brevi richiedono efficienza, energia riconoscibile, validazione immediata. Un all-night-long, al contrario, restituisce al tempo la sua funzione di ele- mento compositivo. Permette al gusto di dispiegarsi anziché annunciarsi,


e l’impatto con l’accumulo.


sostituisce Il


viaggio a cui si riferisce non è metaforico; è strutturale. I generi non sono sovrapposti per creare contrasto, ma sequen- ziati in modo da fondersi l’uno nell’altro, permettendo a emozioni e ritmo di mutare gradualmente invece di cambiare bruscamente.


012


È qui che l’identità smette di essere performativa e diventa narrazione.


«La mia preparazione inizia settimane prima. Passo molto tempo a scavare nelle mie librerie attuali e in quelle più vecchie per trovare quella vibrazione speci- fica e quelle tracce distintive su cui costruire la serata. Cerco costantemente nuove produzioni di artisti che ascolto personalmente, e contatto altri amici


artisti per abbinano


gioielli esclusivi e inediti che si


trovare quei perfettamente


all’atmosfera che voglio creare. Naturalmente, porterò le mie nuove produzioni e tracce inedite. E per rendere la serata davvero speciale, avrò con me i miei ragazzi per


la parte della


performance live... Non vedo l’ora!» Le


settimane di ricerca, la


riscoperta di materiale più vecchio, la ricerca di tracce inedite e l’integrazione delle sue produzioni puntano a una forma di autorialità che si colloca da qualche parte tra il DJing e la curatela. Nulla qui suggerisce


spontaneità come


caos. Invece, la libertà emerge da una profonda familiarità e intenzione. La notte è aperta, ma non lasca. Elastica, ma non focalizzata.


Infine, l’inclusione di collaboratori dal vivo ridefinisce l’all-nigh- ter


come un atto collettivo


piuttosto che una prova di resistenza. Spezza l’idea del DJ come operatore solitario e trasforma la maratona in un rituale condiviso. Ciò che emerge più chiaramente è l’anticipazione, non il nervosismo. Non si sta preparando a sopravvivere alla notte, ma ad abitarla piena- mente. Questa distinzione è importante e avvicina questo approccio più allo storytelling che alla programmazione.


Per lui, il progresso non è una scelta tra stabilità e rischio. È una negoziazione costante tra radicamento e curiosità, tra sapere dove ci si trova e permettersi di muoversi.


«Mi sento molto a casa nel mio sound caratteristico in questo momento, e voglio sicuramente continuare ad affinarlo e farlo evolvere. Tuttavia, nei prossi- mi anni, mi vedo impegnato ad


approfondire ulteriormente la


produzione, esplorare altri generi e collaborare con più cantanti e artisti. Affronto sempre il mio la- voro con una mente aperta e amo lasciarmi ispirare da direzioni di- verse. Per me, la musica è e sarà sempre arte, e l’arte non ha confi- ni. Diciamo che sono emozionato di vedere dove mi porterà questo viaggio, e non vedo l’ora di sco- prire tutto ciò che deve ancora venire».


Ogni passo, dalle prime produzio- ni che mescolavano i generi alle collaborazioni live su larga scala, sembra un’estensione di una logica interna più che una rea- zione alle mode. Ciò che emerge da questa conversazione è un ar- tista profondamente impegnato nella continuità, non nella ripetizione. Costruisce andando avanti, accumulando esperienze, relazioni e idee,


lasciando che


si influenzino organicamente a vicenda.


Progetti come Galactic Harmony e il suo ruolo in 240KM/H rivelano una comprensione più ampia di cosa significhi oggi parteci- pare alla cultura della musica elettronica. La curatela, la collaborazione e l’infrastruttura sono


trattate con comunità non la stessa


serietà di tracce e performance. La qualità non è una scelta estetica, ma una responsabilità. La


è un


argomento di discussione, ma una realtà operativa.


Al centro di tutto c’è una chiara fiducia nell’energia condivisa. Che sia attraverso produzioni infuse di rap, set estesi all-ni- ght-long o formati ibridi dal vivo, zwilling. cerca costantemente quei momenti in cui la barriera tra artista e pubblico si dissolve. Il club diventa meno un luogo e più uno spazio di rilascio collettivo, dove la partecipazione conta tanto quanto l’esecuzione.


Piuttosto che posizionarsi a una destinazione,


zwilling. sembra


più a suo agio in movimento. Affinando il suo linguaggio ma rimanendo aperto alla tras- formazione, rappresenta


generazione di artisti che plasmano le scene dall’interno. Il percorso che lo attende è volutamente aperto, ed è proprio in questa apertura che risiede la sua forza.


una


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