bella claxton
c bellalaxton Costruita sul Cadence
C’è una chiarezza particolare che arriva quando un artista smette di correre die- tro alla sala e inizia ad ascoltarla. L’ascesa recente di Bella Claxton, dai palchi dei festival australiani ai circuiti più serrati della club culture europea, non è stata definita dallo spettacolo. È stata definita dalla calibrazione.
Ora con sede ad Amsterdam, Claxton opera tra due emisferi, tra festival estivi all’aria aperta e seminterrati dal soffitto basso in inverno. La distanza tra questi spazi ha affinato i suoi istinti. Ciò che ne è emersa è una DJ e producer sempre più votata alla durata, al groove e all’arco lungo di una notte.
Imparare nel modo duro
In un panorama in cui i DJ possono raggiungere visibilità globale in una sola stagione, lo sviluppo di Claxton sembra volutamente meritato. Non idealizza il processo, ma lo valorizza.
«Non paragonare la mia carriera a quella degli altri è stato fondamentale. Ho imparato nel modo duro, nei club, costruendo l’esperienza come si deve. Soprattutto ora, quando i DJ possono esplodere dall’oggi al domani attraverso i social, sono grata di aver avuto il tempo di evolvere e diventare l’artista che sono. Una crescita del genere può arrivare solo con la pazienza».
La frase arriva senza difensività. La sua crescita è avvenuta attraverso la ripetizione, attraverso notti che richiedevano adattamento piuttosto che applausi. Quella pazienza ora è il fondamento del suo sound. L’ha protetta dalla volatilità dei trend e le ha permesso di costruire qualcosa di più solido.
Il trasferimento dall’Australia all’Eu- ropa ha segnato un cambiamento strutturale. A Melbourne, i suoi set tendevano verso l’intensità del peak-time, spesso orientati al techno e ad alto impatto. In Europa, il contesto contava diversamente.
«L’Europa mi ha dato la possibilità di ricominciare. Venivo da set più orientati al peak-time e al techno in Australia, che non sempre funzio- navano per gli slot di apertura o per set più lunghi. Essendo una fan della house e dell’hard-house fin dai miei primi anni da DJ, questo mi ha permesso di riconnettermi con le mie
radici e chiarire davvero dove volevo portare il mio sound».
«Dopo il COVID, quando ero più limitata a ciò che era accessibile nella scena australiana in quel periodo, pensavo di preferire musica più pesante e veloce. Ma tornando nel circuito dei club europei, mi sono innamorata di nuovo dei suoni che mi avevano avvicinato alla musica elettronica in primo luogo, e il mio DJing ha seguito naturalmente quella passione».
«Questo cambiamento ha influenzato direttamente le mie produzioni. Mi sto concentrando sul fare tracce più club-oriented con un’atmosfera anni ’90, dei “rollers” che posso effettiva- mente usare nei miei set».
L’enfasi sui “rollers” è significativa. Brani costruiti per
viaggiare, non
per esplodere. Pensati per funziona- re all’interno di un mix piuttosto che dominarlo.
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AUTORE SERGIO NIÑO FOTOGRAFIA @CAPTURECHARLES
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