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zuezeu


ZUEZEU


Tra istinto, immersione e la costruzione di un mondo senza corsie


Il rapporto di ZUEZEU con il ritmo non è nato in un club. È iniziato in mare aperto, dove il tempo non è un concetto astratto ma una questione di sopravvivenza. Cresciuto a Honolulu come surfista agonista, ha imparato presto a leggere forze che non si possono controllare, solo anticipare. L’oceano non risponde all’ego e non premia l’esitazione. Quell’educazione precoce alla velocità, alla pazienza e al momento giusto oggi ritorna nel modo in cui affronta un dancefloor dall’altra parte del mondo.


“Onestamente è la stessa cosa, solo in un posto diverso. Il surf mi ha insegnato prima di tutto a leggere l’energia. Non puoi forzare un’onda e non puoi forzare una folla. Senti quando l’energia sta crescendo e quando arriva il momento giusto ti butti completamente. Per me un drop è esattamente così: come prendere un’onda perfetta, tutto si incastra e inizi semplicemente a muoverti.”


Il parallelo non è un semplice ornamento narrativo, ma strutturale. Sia il surf che il DJing richiedono sensibilità prima dello spettacolo e, allo stesso tempo, preten- dono un momento di decisione totale quando la tensione raggiunge il suo picco. In consolle, quell’impegno si manifesta spesso in modo fisico. ZUEZEU non vive il DJ set come una performance contenuta o minimale. I suoi set sono immersi-


vi, cinetici, visibilmente filtrati da zero. Sudore, salti e movimento continuo prendono il posto della compostezza.


La distanza non lo interessa. L’immagi- ne classica del DJ immobile dietro i deck, distaccato e controllato, non lo ha mai convinto. Quello che cerca è attrito e prossimità. Il caos dei corpi che collassano sulla stessa frequenza.


“Non mi è mai piaciuta l’idea di stare lì fermo e premere play. Voglio che sem- bri che stiamo vivendo tutti lo stesso momento.”


L’intensità quasi tribale che oggi defi- nisce la sua immagine non nasce come scelta di branding, ma da una sorta di umidità. Alle Hawaii i suoi primi grandi show si svolgevano in magazzini affo- llati senza aria condizionata, dove il caldo faceva parte dell’esperienza e nessuno si preoccupava dell’estetica. Oggi quello che è rimasto non è di cer- to il look, ma la sensazione.


“I miei primi show importanti erano in questi warehouse strapieni senza aria


condizionata, con un’umidità assurda. Tutti sudati, nessuno con la maglietta. Era la normalità. Io poi mi surriscaldo sempre quando suono, quindi non è mai stata una cosa d’immagine.”


Quell’atmosfera ha modellato anche la sua idea di cosa dovrebbe essere una pista: uno spazio fisico, compresso, comunitario. Non ama la separazione tra DJ e pubblico e, se dipendesse da lui, quella barriera sparirebbe completamente. Per ZUEZEU l’immer- sione è la condizione che rende tutto autentico.


“Se fosse per me farei entrare tutti in consolle. Gente che mi urta, drink che mi si rovesciano addosso, non mi dà fastidio, anzi lo preferisco. La maggior parte dei miei set non è pianificata. Posso avere una direzione, ma per tutto il tempo voglio leggere la pista. Quando l’energia arriva in quel punto inizio a saltare, suonare più veloce, cambiare genere. Io mi nutro dell’energia della gente e loro della mia. Alla fine voglio che sembri tutto disordinato, sudato e reale.”


047


AUTOR SERGIO NIÑO PHOTORAPHY OWEN PIPER LANGER


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