Ovviamente, si sta parlando del materiale riusltante dalla sinterizzazione o stereolitografia, plastica, insomma, sì, plastica, inutile ammaliare i non addetti ai lavori con terminologie quali resina o polimero o puntare sul fatto che non sanno cosa sia la poliammide, poiché in fin dei conti, quando chi dovrà comprare il prodotto se lo troverà tra le mani, la prima cosa che penserà è plastica... ma la speranza è che ci sia un punto interrogativo dopo, poi un esclamazione, e un bel punto esclamativo, questa volta: "Plastica? -esclamazione- !” e il gioco è fatto.
Si può dire che la plastica prototipata sta alla materia plastica grezza come un brillante sta ad un diamante (a parte che anche il diamante di per sé vale parecchio). Il processo di crescita strato su strato rende la plastica qualcosa di nuovo: è ora un materiale caratterizzato dalle sue possibilità di forma infinite e dalle sue peculiari linee isometriche superficiali; ovvio, si può carteggiare o sabbiare il prodotto e renderlo assolutamente liscio, ma non ritengo necessario cancellare un segno insito nel materiale, specie se si tratta di un materiale che spero di aver dimostrato non abbia nulla da nascondere, e possa dichiarare orgogliosamente la sua natura.
Non dimentichiamo che diversi tipi di materiali possono essere usati per questi processi, come abbiamo visto tra gli esempi precedenti, dunque si può parlare di una classe di materiali accomunati non dalla struttura chimica e fisica insita in loro, ma per il modo in cui hanno preso forma, a livello macroscopico (anche se si parla di strati di pochi micron).
Ora che abbiamo preso coscienza del nuovo materiale, vediamo il modo migliore per utilizzarlo.
sopra:
orecchini “Hot Ingo”, una spirale flessibile di poliammide prodotta per sinterizzazione, con anima centrale in platino.
sotto:
bracciale “SilverGold”, sinterizzazione di lega d’acciao e bronzo placcata oro (vedi anche versione anello a pag.17).
In questi casi Ron Arad ha unito diversi materiali nobilitando l’uno con l’altro.
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