IL DIPLOMANDO: MATTEO PINI
Aprile 2005, Milano
Mi è toccata la mattina libera, finalmente. Non si è mai rinunciato a festeggiare fino a tardi nonostante le levatacce a cui siamo costretti per allestire lo stand al Satellite, ma ora che è tutto pronto possiamo dividerci i turni, e oggi potrei dormire, ma c'è troppo da vedere là fuori (e troppi buffet che mi aspettano!). Brodo è meno sportivo, e preferisce stare a letto, così esco da solo alla vota di Zona Tortona, fitta di interessanti appuntamenti fuori-salone. Serve una buona colazione, e trovo ottimi cornetti offerti da un importante azienda produttrice di rubinetti e termomiscelatori: un occhiata alla mostra, poi paste a volontà. Adoro il mondo del design!
A Superstudio, o a Superstudio +, è esposta la collezione .MGX: le lampade che la Materialise ha prodotto attraverso la prototipazione rapida. Ne avevo sentito parlare e avevo visto qualcosa su internet, ed eccole lì, in un angolo buio della sala nella loro atmosfera ambrata: la luce filtra molto calda attraverso i paralumi di poliammide. E' tutto giocato su trasparenze tipo alabastro e ombre e passaggi di luce creati da superfici molto particolari.
Ho apprezzato che sono lampade capaci di piacere inquanto belle, forme incredibili sono un mezzo per ammaliare: sembra superato il primo gradino dell'evoluzione di questa nuova produzione, in cui potevano vedersi prodezze tecnologiche fini a loro stesse; se il punto di forza è creare forme irrealizzabili usando tecnologie di stampaggio, ora l'obbiettivo è creare forme belle. Il fatto che risultino irrealizzabili in altro modo è la valida motivazione per cui farle attraverso la prototipazione rapida, anche se ciò significa farle pagare diverse centinaia di euro.
dall’alto:
OPEN
CUBE.MGX di Jiri Evenhuis, lampada da tavolo in epoxy stereolitografata;
FLAME.MGX di Bathsheba Grossman, lampadario in poliammide sinterizzata:
due delle visioni oniriche che hanno conquistato il pubblico di Superstudio a Milano durante i Saloni 2005. Per la verità il primo può essere un caso in cui la prodezza tecnologica prevale su quella stilistica, ed è il principale valore aggiunto del prodotto, o più semplicemente le concezioni della funzione estetica dei due design non collimano, del tutto naturale visto che si tratta di valori soggettivi. In ogni caso ci troviamo di fronte a forme difficilmente realizzabili con altre tecnologie, e nel secondo caso anche difficilmente raffigurabili senza l’ausilio di un computer.
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www.materialise.com
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