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Società SEGUE DALLA PRIMA PAGINA


L’accordo bilaterale, entrato in vigore lo scorso 27 novembre dopo tre anni di trattative, pre- vede innanzitutto lo scrupolo- so monitoraggio dei meccani- smi che regolano l’adozione, a cominciare dalla meticolosa va- lutazione dei genitori adottivi, con tanto di test psicologici e incontri di preparazione al ruolo che li attende. Dal canto loro, le autorità russe dovran- no fornire senza alcuna reti- cenza tutte le informazione re- lative al minore, comprese quel- le sul suo stato di salute. Spet- ta alle agenzie di adozione internazionale - che devono es- sere accreditate da entrambi i Paesi - garantire l’ottemperan- za di tutte le misure previste dall’accordo. È loro compito, ad esempio, accertarsi delle condi- zioni di vita dei bambini adot- tati, del loro benessere psicolo- gico e del loro adattamento al nuovo ambiente. Secondo l’ac- cordo, il minore adottato diven- ta di fatto cittadino di entram- bi i Paesi e acquisisce tutti i di- ritti dei congiunti diretti dei ge- nitori adottivi. L’intesa ha inoltre previsto l’istituzione di un’autorità centrale che abbia il compito di sovrintendere alle adozioni internazionali - ruolo svolto in Italia dalla Commis- sione per le adozioni interna- zionali del ministero degli Este- ri, in Russia dal ministero per la Scienza e l’Educazione - che ha il compito di rilasciare i per- messi di adozione, accertarsi che la documentazione venga con- segnata entro i limiti fi ssati dalla legge e che le parti coinvolte ab- biano soddisfatto tutti i punti previsti dall’accordo. Una delle norme più importan- ti introdotte dall’accordo è però quella che riguarda le adozioni private: d’ora in poi potranno


LA CIFRA


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Adozioni, l’accordo italo-russo fa scuola 745


le famiglie italiane che hanno adottato bambini russi nel 2009


IL COMMENTO


Natalia Trigubovich


PARTECIPE ALLA STESURA DELL’ACCORDO BILATERALE


ITALO-RUSSO ''


L’intesa bilaterale è diventata il modello per i patti che Mosca intende stringere con altri 15 Paesi


Tra le norme previste, un’autorità centrale e una meticolosa valutazione dei genitori adottivi


essere stipulate solo da familia- ri diretti del minore. Tutti gli in- cidenti mortali che hanno avuto come vittima un minore russo adottato all’estero riguardava- no casi di adozioni private. Se- condo Natalia Trigubovich, che ha preso parte alla stesura dell’intesa bilaterale, l’accordo


offre ai bambini russi delle tu- tele addirittura superiori rispet- to a quelle garantite loro dalla Convenzione sulla protezione dei bambini e la cooperazione in materia di adozioni interna- zionali. Se fosse stato in vigore un do- cumento simile, si sarebbe forse evitato l’episodio che ha visto come protagonista Artyom e che ha rischiato di bloccare del tutto le adozioni internazionali in Russia. L’accordo italo-russo prevede infatti che, se un orfa- no non riesce ad adattarsi alla sua nuova famiglia, le autorità italiane sono tenute a mettere al corrente le autorità russe e a interessarsi della sua ri-adozio- ne. Per questo l’accordo russo- italiano è stato preso a modello da Mosca per le intese che pre- vede di stringere con altri 15 Paesi, tra cui Usa, Francia, Spa-


gna, Gran Bretagna, Irlanda, Israele, Nuova Zelanda e Malta. È necessario, ha sottolineato Pavel Astahov, commissario per i diritti del bambino presso il Cremlino, che prevedano «mec- canismi efficienti per control- lare le condizioni di vita dei bambini russi adottati e assicu- rare loro una tutela legale». In Russia attualmente si conta- no 600mila orfani, di cui 138mila vivono negli orfanotrofi in at- tesa di adozione, mentre il resto è stato dato in affido. In base al Diritto di famiglia russo, i cit- tadini stranieri possono adot- tare esclusivamente gli orfani che non hanno trovato una fa- miglia adottiva in patria. Ma il numero di genitori adottivi russi, benché in aumento, resta molto limitato. Per gli orfani russi, per- ciò, l’adozione internazionale equivale alla salvezza.


LA TESTIMONIANZA


“I costi scoraggiano molti Bisogna essere tenaci”


Porte sbattute in faccia, impiegati incompetenti, rinvii: una coppia italiana racconta il difficile percorso dell’adozione di un bambino russo di tre anni iniziato nel 2007.


ROBERTA BROCCOLINI RUSSIA OGGI


Come un raggio di sole, da gen- naio, illumina la vita di una cop- pia del Centro Italia, trentenni liberi professionisti, sposati da sette anni, senza fi gli. Il bimbo adottato, 3 anni di vita passati in un istituto nel territorio dell’Habarovsk, dove il fiume Amur segna il confi ne tra Rus-


sia, Mongolia e Cina, ha fatto dimenticare loro il lungo, e a trat- ti doloroso, percorso, iniziato a gennaio 2007, prima dell’entra- ta in vigore dell’accordo bilate- rale italo-russo. Parla la mamma e l’emozione si taglia a fette.


Dopo Stati Uniti e Spagna, l’Italia è il terzo Paese per adozioni dalla Russia


Quali e quante difficoltà? Tantissime, come le porte che ci hanno sbattuto in faccia, in prefettura e in procura. Tra gli ostacoli affrontati, per esempio, il medico che si rifi utava di com- pilare il modulo arrivato dalla Russia; i mesi che passano per prenotare le visite ospedaliere; l’assenza dei timbri a norma ri- chiesti dalla Federazione negli uffici pubblici della nostra città, che non è né Roma né Milano. Così abbiamo perso due mesi per fare i documenti, mattine intere senza poter andare a la- vorare e, alla fi ne, il timbro che serviva lo abbiamo fatto fare noi. Paradossalmente è stato più dif- fi cile portare avanti le pratiche in Italia. In Russia pretendono timbri messi in un certo modo o di un certo tipo, ma è giusto


L’accordo bilaterale tra la Russia e l’Italia è nato dall’esigenza di


colmare alcune lacune nella regolamentazione delle adozioni internazionali”


L’età dei bambini russi adottati


che sia così: in ballo c’è il futu- ro di un minore. Qui nessuno sembrava capire. Neanche il me- dico mostrava un briciolo di comprensione. Poi, una volta giunto l’ok per i documenti, da agosto 2008, la chiamata da Mosca è fi nalmente arrivata ad aprile 2009.


Il primo incontro? È successo tutto all’improvviso. Nella stanza del direttore dell’istituto, senza interprete, è entrato un bimbo molto più pic- colo dei suoi 2 anni. Chiedevo: “È lui?”, ma nessuno risponde- va e d’istinto l’ho abbracciato. La sua cartella clinica era spa- ventosa, riportava gravi ritardi fi sici e psichici, ma sapevamo che era sano e la certezza è ar- rivata consultando un pediatra di fi ducia in Italia. Quasi tutti i piccoli in istituto avevano qua- dri clinici critici. In Russia sono molto severi: se un bimbo a tre anni non dice le 200 parole che dovrebbe conoscere, è conside- rato ritardato. E questo spaven- ta i futuri genitori.


Poi ancora sette mesi di attesa prima dell’adozione. Dovevamo tornare in Russia il mese dopo. Invece, da mag- gio fi no a dicembre abbiamo vissuto il periodo più brutto della nostra vita. Sette visite mediche ripetute cinque volte perché i documenti valevano due mesi ma per prepararli ci volevano 20 giorni e in Italia gli addetti alle pratiche incon- trati erano incompetenti; poi, il giudice russo in ferie per oltre un mese; in più, per due mesi, istituti russi in quaran- tena per l’influenza A. Ma siamo pronti a un’altra ado- zione.


Un consiglio a chi intraprende questa strada? Non credo che la trafila sia cambiata. Bisogna essere tena- ci. Purtroppo, tanti sono co- stretti ad arrendersi, anche per i costi. L’appello è anche alle autorità perché aiutino chi non può permettersi queste spese. Sono tanti i bimbi in attesa di famiglia.


La riforma dell’Istruzione


e gli studenti occidentali alla corte del Bolshoi


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