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| SAN BAO


Quest’attitudine alla vita, e quindi all’uomo, risulta bene distante dalla nostra concezione dicotomica della stessa. La visione generalizza­ ta del mondo occidentale è un modello basato sulla divisione, sulla separazione tra scienza e coscienza, tra materia e spirito, tra mente e corpo. Il paradigma dicotomico è figlio del mondo Greco, ma si sviluppa poi in una società medioevale e successivamente grazie ai lavori di Galileo Galilei, Cartesio, Newton ed altre menti eccellenti che hanno svi­ luppato una scienza libera dalla chiesa e dai condizionamenti religiosi. Questa separazione forzata dall’interiorità, dall’elemento spirituale ha generato una scienza priva di cuore, che tende a interpretare i fenomeni in modo pura­ mente meccanicista, che va a rimuovere coscienza ed intelligenza da ogni interpretazio­ ne, dividendo gli elementi di un sistema in tante piccole parti separate per studiarle poi in modo frammentato, indipendentemente le une dalle altre, come tanti pezzi diversi di una singola macchina. La malattia in occidente è stata vista e studiata come un evento accidentale, dovuto al caso, alla sfortuna o esclusivamente all’attacco ester­ no di sostanze patogene, a cui l’uomo deve dichiarare guerra, combattendole e sconfiggen­ dole! La Medicina Tradizionale invece da sempre ha avuto chiaro che la malattia non è un avveni­ mento accidentale, dovuto al caso o a fattori esterni, ma è qualcosa che ha a che fare con il rapporto che l'uomo intrattiene con l'ambiente. Per «uomo» si in¬tende un soggetto considera­ to globalmente nella sua in¬dividualità, non separato in sottoinsiemi, che ha una si¬cura capacità di resistere o di accondiscendere alla malattia secondo un patrimonio suo personale che è anche ereditario. Questa coscienza del­ l'uomo come sistema aperto, come microco­ smo strettamente in relazione con il macroco­ smo, ha implicato e implica per la medicina cinese un approccio diverso alla fisiologia e alla patologia soprat¬tutto per il diverso rapporto malato­malattia. Per la cul¬tura cinese l'uomo ha come prima responsabilità la sua salute, intesa in modo


esaustivo e globale: la salute non solo come assenza di sintomi o di malattia, ma è sviluppo di tutte le potenzialità della persona. Il compito dato a ogni uomo e quello di portare a termine i giorni assegna¬ti a ciascuno dal destino con una condotta di vita natu¬rale ed in conformità alle “Leggi del Cielo”. Tutti gli uomini sono pre­ occupati per la propria vita, ma spes¬so non sono coscienti del suo senso, della sua moralità, del suo destino. Una vita senza motivazione, senza un progetto, senza una morale, intesa come conoscenza del «saper­fare», è ciò che predispone alla malattia. Mante¬nersi in salute è quindi prevenire la malattia, ma in senso lato, cercando prima di tutto il proprio «ben­esse­ re»; attraverso¬ un metodo di vita naturale, l’uomo diventa arte¬fice primo della vita e della sua salute, perché diviene ca¬pace di preserva­ re le essenze e lo spirito vitale ricevuti all'inizio della vita. Da questa concezione deriva un grande assio­ ma: la Me¬dicina Tradizionale Cinese rimedia alle disfunzioni dell'organismo non tanto con la collaborazione del pazien¬te, ma con la preoc­ cupazione costante che il paziente si prenda lui stesso in carico, cioè sia il responsabile ultimo della sua salute. Solo il paziente è l'artefice vero della sua guarigione, utilizzando l'aiuto del medico e della medi¬cina intesa in senso esau­ stivo. Se non può farlo perché è ammalato o bloccato o non ha abbastanza conoscenze, il medico lo aiuterà a ritrovare questo ruolo di soggetto della sua salute. Questo gli permette­ rà anche di recupe¬rare una conoscenza di sé, per cui riuscirà a manifestare al medico ciò che lui solo avverte non funzionare nel suo organi­ smo. Nell'atto medico, il ruolo del medico non è di guarire il paziente, ma di curarlo così bene da indurlo a guarire da solo.


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