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Sono stati inventati cosi tecniche e strumenti di indagine sempre più sofisticati e si sono rag­ giunti livelli quasi di perfezione in diversi campi, ma sembra che si sia perso di vista l’uomo nella sua totalità.


La medicina cinese invece, pur avendo il limite di non cogliere il particolare, considera l’essere umano come un’entità complessa, che non può essere analizzata nelle sue varie componenti, ma solo nella sua inscindibile globalità; direm­ mo oggi “secondo una visione olistica” della vita e del tutto. Sicuramente i cinesi hanno sempre ragionato per via di sintesi rispetto a noi occidentali; nel pensiero cinese, già a parti­ re dal linguaggio, percepiamo che l'inclusione dell'uomo nell'universo è necessaria, perché è espressa visivamente in ogni carattere della lin­ gua scritta. Grazie agli ideo¬grammi, o meglio dei Caratteri, i Cinesi riconducono tutto all'uni­ tà con la mi¬nima spiegazione. Nel sistema alfa­ betico, invece, è insita una divisione e solo la «ri­comprensione» dei vari elementi riesce a dare alla parola un senso compiuto (compren­ dere vuol dire «prendere con»).


Facciamo un esempio dimostrativo proprio in campo medico: una enterocolite (infiammazio­ ne acuta o cronica a carico della mucosa dell'in­ testino tenue e del colon) . In occidente il medico che ha provveduto alla prima diagnosi invia il paziente da uno speciali­ sta per una ricerca più accurata ed esauriente su quella affezione intestinale. Lo specialista, in quanto tale, astrae l’organo interessato dal contesto organico generale e lo studia attraver­ so le lenti di un microscopio (o una TAC o RMN..), il cui campo visivo limitato non consen­ te di vedere oltre l’oggetto osservato. Il caso allora viene identificato, precisato e riceve la sua etichetta clinica. Un terzo specialista entra a questo punto in gioco: l’analista. E’ quest’ulti­ mo che denuncerà il colpevole: il microbo, ed indicherà, grazie alle ricerche di antibiosi, la sostanza più attiva contro l’agente patogeno. Al malato verrà somministrata quella sostanza specifica e sarà considerato guarito se verrà meno la sintomatologia.


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Il medico cinese abborderà il caso in modo del tutto diverso. “Ecco”, penserà lui, “un intestino invaso. E’ dunque il caso di un organo che non dispone più di barriere necessarie alla sua dife­ sa”. Questo vuol significare che la causa profon­ da della malattia non risiede tanto in un attac­ co di microbi, dal momento che non sappiamo in fondo, perché e come un microbo diviene improvvisamente aggressivo , bensì in un disor­ dine dell’organo interessato. Il medico indaghe­ rà, allora, il perché questo è indebolito e defici­ tario e pertanto, in luogo di astrarre l’organo dal suo contesto organico, lo reintegrerà stu­ diandone accuratamente i rapporti con tutti gli altri organi. Ancor più considererà l’organismo, preso nel suo insieme, e le relazioni di questo con l’ambiente, e troverà all’origine della malattia, ad esempio, un errore dietetico o una causa climatica. Il trattamento terapeutico con­ sisterà quindi nel ristabilire l’equilibrio, da una parte tra l’organismo e l’ambiente e dall’altra fra l’intestino e gli altri organi. A questo punto è l’organismo stesso che assicurerà la guarigione.


Da questo semplice esempio si vede quindi la differenza fra i due sistemi: E’ sufficiente distruggere l’agente patogeno se si vuol parlare di vera guarigione? I cinesi nel loro linguaggio di immagini e simboli dicono che “Uccidere un invitato non è chiudere la porta!”. Ovviamente entrambi i sistemi e gli atteggiamenti sono giu­ stificati e metodici, è solo che l’approccio della Medicina Tradizionale Cinese è Diversamente Orientato. La Medicina Cinese, per la sua concezione del­ l’uomo e della vita, ha certamente delle rispo¬ste alle problematiche e alle riflessioni che l'uomo, da sempre, si pone. Infatti il merito singolare di questa medi¬cina sta nell'interpre­ tazione semplice e fluida della vita stessa; Essa riconosce e privilegia nell'uomo il suo continuo «essere costituito e ricostituito dai Soffi del Cielo e della Terra», la dipendenza da un ambi­ to spazio­temporale da cui l'individuo non può essere astratto, la gerarchia delle funzioni bio­ logiche sottoposte all'autorità della sfera psi­ chica e spirituale.


| SAN BAO


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