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Sebbene il rock inizi a svilupparsi già a partire dagli anni Sessanta, è alla fine dei Settanta che nascono quei movimenti musicali che si solidificano nel decennio successivo (alcuni sull’onda di


correnti


europee come il punk e la new wave) e altri radicati


sul


territorio, come il


Novi


Primitivizam (Nuovo Primitivismo) e la Sarajevo School of Rock. Gruppi come Crvena Jabuka, Azra, Bijelo Dugme, Riblja Corba, EKV raggiungono un successo diffuso nelle varie Repubbliche, diventando icone di un tempo e di un’epoca. Le città delle varie repubbliche e i relativi centri studenteschi erano in fermento e in intenso contatto tra loro: nonostante spesso mescolasse sonorità folk, lo Yugorock fu un fenomeno prettamente urbano. Belgrado, Sarajevo, Lubiana e Zagabria erano le scene più innovative, i materiali circolavano, si facevano dei business con la vendita delle cassette e delle registrazioni. Si viaggiava, gli anni del passaporto rosso permettevano di andare a fare incetta di dischi, di andare a concerti all’estero e di mantenere contatti di prima mano con le scene estere. Tra fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, vale a dire al momento della comparsa della new wave, il più importante evento è stato la democratizzazione della produzione: le maggiori opportunità di seguire gli sviluppi della scena rock internazionale hanno stimolato in molti giovani uno spirito imprenditoriale inteso non solo come creazione della propria musica, ma anche come ricerca di spazi


per


spettacoli, produzione di audiocassette foto


alternative,


promozionali e fanzines. Il mercato discografico delle Repubbliche


funzionava grazie a un vivo mercato comune


permetteva


che ad


artisti quali Plavi Orkestar e Bijelo Dugme di vendere anche 500mila copie. Le varie etichette discografiche erano specializzate nella pubblicazione di artisti delle varie


scene delle sei repubbliche ma anche nella pubblicazione dei dischi occidentali del momento. La Jugoton era molto conosciuta dai giovani oltre alla Cortina di Ferro che, non potendo viaggiare in Occidente e che raramente avevano accesso alla musica occidentale, facevano incetta di dischi in Jugoslavia. Come tributo alla casa discografica, nel 2001 in Polonia fu realizzato un album dal titolo “Jugoton”, che contiene versioni cover cantate in polacco di successi dell’Ex Jugoslavia. Anche nell’immaginario e nella memoria comune jugoslava, la Jugoton, aspetto importante della cultura della Federazione socialista, è diventata fenomeno jugonostalgico.


Durante gli anni Novanta, la musica rock in Serbia si trasformò, per la maggior parte, da intrattenimento urbano in opposizione clandestina e arma di resistenza contro il regime di Slobodan Milošević. Come la Jugoslavia iniziò a disintegrarsi, la cultura del rock and roll, intensamente interurbana e cosmopolita, soffrì pesantemente e da una posizione centrale fu relegata a spazi culturali periferici e marginali dei nuovi stati. Da


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