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BOXE - Italia e mondo


Pianeta Sport • www.pianeta-sport.net


Numero 2 • Dicembre 201 0


Quando si parla di boxe internazionale non si può fare a meno di iniziare il di- scorso con i pesi massimi, croce e delizia di tutti gli appassionati. Attualmente il quadro è tutt’altro che idilliaco, a meno che non si faccia spassionatamente il tifo per i fratelli Klyčko: Vitalij, il maggiore (39 anni), che tempo fa aveva smesso per poi riprendere, tra i desideri di car- riera politica e mille altri interessi è tito- lare della corona WBC; Volodymyr, di qualche anno più giovane, lo è per l’IBF e la WBO. Tecnicamente molto simili, so- no atleti giganteschi che oltre a sfruttare il fisico e l’allungo fanno malissimo quando colpiscono e sono ottimi incassa- tori per il poco che gli avversari riescono a proporre. Impresari di loro stessi, fino a oggi sono stati bravi a non avere di fronte scogli insuperabili (il non eccelso Arreola, il modestissimo Sosnowski ed il bollito Briggs per Vitalij, i decaduti Chambers e Peter per Volodymyr) men- tre sono loro sfuggiti due pugili un po’ più accreditati, il colossale ma non certo imbattibile russo Valuev e soprattutto il potentissimo Povetkin. All’orizzonte, l’u- nico che può avere qualche possibilità anche solo per fare un match equilibrato è il titolare della quarta cintura iridata, il nero inglese David Haye, anche lui im- presario di se stesso ma molto più gio- vane e assai carismatico, che proprio il 13 novembre si è letteralmente sbaraz- zato del quotato connazionale Adley Har-


rison, una montagna di muscoli e di pro- messe mancate improponibile per certi livelli, che si è letteralmente sciolto co- me neve al sole al primo attacco del più piccolo Haye al terzo round. Effettiva- mente sì, forse solo Povetkin, Haye e il cubano Solis hanno le caratteristiche per poter lottare alla pari con i fratelloni ucraini, per metterli in difficoltà e creare un evento economico-sportivo di quelli da leccarsi i baffi. Probabile che nel 2011 qualcosa venga fuori: soprattutto si par- la di un Vitalij Klyčko-Haye, mentre il prossimo impegno di Volodymyr è anco- ra un riposante collaudo contro Chisora.


Per il resto, se probabilmente mai verrà fuori la sfida tra Pacquaio e Mayweather, e senza che i vari “Supersix” dei super- medi e dei massimi leggeri abbiano atti- rato l’attenzione oltremodo, qua e là si assiste a qualcosa d’interessante ma non incredibile: i medi sono lontani da avere un nuovo padrone, ottime cose sta fa- cendo il fenomenale superpiuma cubano Gamboa e c’é la curiosità di vedere pro- seguire la carriera dello stagionatissimo - ma sempre valido - Bernard Hopkins. Comunque, niente di particolarmente trascendentale.


In Italia le cose vanno assai peggio: non ci sono soldi, non ci sono sponsor, le tv e i grandi giornali sportivi se ne fregano. La boxe si barcamena con riunioni locali


anche se interessanti (bellissimo il Nic- chi-Di Fiore, titolo italiano superwelter in palio a Castiglion Fiorentino lo scorso 12 novembre), ma forse si è trovato il siste- ma: è nata infatti la Lega Pro, senza un presidente ma con Rosanna Conti Cavini e Salvatore Cherchi come vice e con il manager Carlo Nori come direttore ge- nerale. A mo’ del calcio, la Lega deve di- scutere i contratti con gli sponsor, con le tv e quant’altro, e ridare al pugilato pro- fessionistico italiano quell’importanza perduta nel panorama sportivo. Le diffi- coltà ci sono e sono molteplici. Prima di tutto manca il grande personaggio che faccia da traino. Ci sono ancora in ballo i "matusa" ex mondiali, come il quaranta- quattrenne Silvio Branco e il quarantu- nenne Giacobbe Fragomeni, che sogna- no ancora nuove opportunità. Pratica- mente sparito il massimo Vidoz, molte speranze sono riposte sul supermedio Andrea Di Luisa, campione italiano con dieci match e dieci vittorie prima del li- mite, un picchiatore dal pugno pesantis- simo di cui si ignorano, però, le reali te- nute atletiche e difensive in match lun- ghi e contro avversari migliori di quelli finora avuti.


Decaduto il talentuoso ma psicologica- mente fragile Michele Di Rocco, bene potrebbero fare, seppur a livello conti- nentale, i già maturi Bundu e Zamora, il giovane e discusso superpiuma Boschie-


ro e il pari peso De Vitis, mentre desta curiosità il proseguio di carriera dell’u- nico nostro campione europeo, il mosca Andrea Sarritzu, cui sta sfuggendo da tutte le parti l’occasione iridata. Quindi il panorama è fatto di parecchi buoni me- stieranti (i campioni italiani Nicchi dei superwelter, Marsili dei leggeri, Signani dei medi) e di quell’Alberto Servidei, tri- colore dei piuma, imbattuto, già campio- ne europeo, che potrebbe valere una nuova chance continentale.


Per il resto, qualche incontro discutibile per cinture pressoché condominiali che la Rai trasmette parecchio controvoglia sul satellite: troppo poco, quindi, per sperare di ritornare ai fasti degli anni Ottanta e Novanta. C’é tanta buona vo- lontà, mancano però i ricambi se è vero che i nostri (presunti) giovani fuori- classe, da Cammarelle a Valentino, Pi- cardi e Clemente Russo, continuano a stare belli coperti nella bambagia del dilettantismo (di stato, sarebbe giusto dire) e non ci pensano proprio a passare tra i “grandi”. A livello dilettantistico so- no nate le World Series, un campionato a squadre per città che, scimmiottando il calcio, permette a ogni squadra di ingag- giare anche stranieri, un ibrido tra dilet- tantismo e professionismo che franca- mente non accende la nostra fantasia. Dove sta andando la boxe italiana? Nes- suno al momento lo sa.


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