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Numero 2 • Dicembre 201 0


È limpido di come attualmente il filippino Manny Pacquaio sia il più forte pugile del panorama, o pound for pound come si dice. Sabato notte, davanti ai settanta- mila dello stadio dei Cowboy di Arling- ton, il nostro ha raggiunto quota otto mondiali - tutta roba seria, WBC o simi- lari, non sigle strane - battendo larga- mente ai punti il messicano Margarito per il titolo dei superwelter, dopo avere già in bacheca quello dei mosca, super- gallo, piuma, superpiuma, leggeri, su- perleggeri e welter. Otto mondiali che sarebbero stati addirittura dieci se il nostro avesse preso il tempo di portarsi a casa anche supermosca e gallo. Ebbe- ne, l’impresa di Pacquaio in Texas scon- fina nel leggendario: si è presentato alla bilancia quasi sette chili sotto il limite dei superwelter (non arrivava nemmeno al limite dei welter), più di cinque in meno dell’avversario, un tempo terribile picchiatore come Antonio Margarito, ro- ba che in Italia mai e poi mai gli avreb- bero permesso di salire sul ring. Non gli ha messo paura nemmeno il grande di- vario d’altezza: già dal primo gong Man- ny ha aggredito il povero (si fa per dire, chissà che borsa!) avversario con la solita sequela di colpi veloci, potenti e precisissimi che gli appassionati ormai conoscono bene, e lo ha letteralmente massacrato. Margarito è arrivato a senti- re la lettura dei cartellini suonato come una campana, facendo troppo poco per pensare di poter prevalere su questo fenomenale atleta. Certo, il messicano era stato studiato appositamente per non far sudare troppo il trentunenne Pacquaio: un atleta solo discreto, welter


ingrassato e non superwelter naturale ormai in fase discendente di carriera e tecnicamente statico, ossia un bersaglio giusto per le caratteristiche del filippino. Ciò non toglie che dinnanzi a Manny, sa- bato sera, avrebbero faticato anche di- versi pesi medi naturali. Deputato nel suo paese, ormai ricco sfondato, Pac- quaio, dando ragione anche ai desideri della madre, pareva dover smettere di combattere. Invece, forse, gli è tornata la voglia. L’unico obiettivo che gli rimane da onorare sarebbe quello di combattere contro l’unico pugile che gli potrebbe creare difficoltà serie, l’altro (discusso) fuoriclasse Floyd Maywaether, che non ha mancato mai di pizzicare l’orgoglio


del filippino denunciandone nemmeno velatamente aiuti farmaceutici. Un in- contro che muoverebbe una montagna di denaro e l’attenzione globale del pub- blico della boxe e non solo. Si farà? Abbiamo seri dubbi: l’incontro non con- viene a Pacquaio, che non ha probabil- mente più nulla da dimostrare, e non conviene soprattutto all’americano, im- battuto, che rischierebbe di sporcare il curriculum. Forse sì, Paquaio potrebbe davvero chiudere.


Loris Stecca, classe ’60, è uno dei pugili più importanti della nostra boxe, anche solo per il fatto di essere diventato mon- diale dei supergallo WBA a 23 anni, il più


ALAN KOTOK


giovane della storia italica. Conquistato il titolo con Cruz in un epico combat- timento a Milano all’inizio degli anni Ot- tanta, il più anziano dei fratelli Stecca lo perse subito contro il portoricano Cal- lejas, venendo poi disintegrato da un in- credibile ko nella rivincita di Rimini. Allora Loris si rimise in fila. Era il 1988 e stava preparando un nuovo assalto mon- diale, quando un incidente gli stroncò ginocchio e carriera. Da allora se l’è ca- vata tutt’altro che bene: un matrimonio fallito, un monte di soldi che se n’é an- dato per mantenere prima moglie e figlio con cui ha troncato i rapporti, una causa con l’assicurazione che gli ha sempre contestato le dinamiche dell’incidente e non lo ha mai liquidato, tanti lavori cam- biati, un po’ di serenità con la nuova compagna e altri due bambini, oltre un impiego dignitoso al porto di Rimini. Chi lo conosce sa che Stecca aveva sempre sognato di tornare sul ring, soprattutto per orgoglio e necessità pratiche: pareva che tre anni fa la cosa si potesse fare, poi anche a San Marino si sono spaven- tati e gli hanno negato la possibilità, facendogli mettere in pratica un clamo- roso tentativo di suicidio in un cavalcavia dell’autostrada. Adesso, a 50 anni, e con qualche problemino fisico, la clamorosa notizia del rientro sul ring, con licenza tedesca e in Spagna, il 17 dicembre, contro un abbordabile spagnolo, il tutto per pochissime centinaia di euro. Allena- menti serrati, fin troppo per il fisico di un cinquantenne lontano dallo sport profes- sionale: uno strappo a un bicipite chiude definitivamente i sogni di Loris. Chiude per sempre? Chissà...


BOXE - Pacquiao e Stecca


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