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italiana, in grado così di potersi vendere al pubblico come prodotto di qualità. Perché i giovani, allenandosi a fianco di certi campioni, possono confrontarsi con altre “filosofie” pallanotistiche e carpirne certi trucchi del mestiere. Nel corso degli anni, tuttavia, le società hanno pescato a piene mani dagli altri campionati, met- tendo così in disparte i talenti dei vivai e, allo stesso tempo, facendo crescere sensibilmente sul piano tecnico i gioca- tori di altri paesi. Soprattutto gli statu- nitensi, il cui campionato nazionale si svolge esclusivamente a livello univer- sitario, hanno iniziato ad avere una presenza sempre più capillare nella A1, a migliorare il proprio stile di gioco, al punto da precedere agli ultimi Mondiali una scuola, la nostra, che pochi anni fa pareva lontana anni luce: l'Italia ha allevato una serpe in seno.


Ancor peggio, molte società medio-pic- cole hanno iniziato a scimmiottare quelle di vertice, ingaggiando stranieri di dub- bio livello e continuando a penalizzare i giovani dei vivai. La Federnuoto ha pro- vato a correre ai ripari ed ha abolito i "naturalizzandi": nella A1 non saranno ammessi più di due atleti stranieri per squadra, chi vuole la cittadinanza spor- tiva italiana deve rinunciare per sempre alla propria nazionale di appartenenza (e così ha fatto l'australiano Pietro Figlioli, ad onor del vero decisivo ai fini della conquista dell’argento continentale). La Pro Recco ha aggirato l’ostacolo arrivan- do ad allestire, di fatto, due diverse squadre: una per il campionato, l'altra per l'Eurolega, dove il tetto-stranieri non esiste.


Gioventù bruciata. Già, i giovani. Che si tratti di sport o di lavoro, pare che non


ci sia spazio per loro in questa Italia improntata sul nepotismo. Perché tutta questa mancanza di fiducia? Nel caso della pallanuoto, le acque clorose delle piscine sono state contaminate da un malcostume tipico del mondo del calcio: la brama di vittoria a tutti i costi, subito. Senza aspettare che i giovani crescano, maturino, imparino. Meglio affidarsi ad uno straniero già formato per ottenere nel breve periodo un risultato di pre- stigio. E così alcune annate, comprese quelle che avevano affollato le piscine sulla scia dei successi del Settebello di Rudić, sono state letteralmente bruciate.


Ma c'è chi, come Gianni De Magistris, preferisce guardare il fenomeno da una prospettiva diversa: in un'intervista rila- sciata ad un quotidiano toscano, l’at- tuale tecnico della Fiorentina femminile


dichiarò che i giovani italiani non sono all'altezza della situazione. Non per col- pa loro, comunque. Perché non si inse- gna più la pallanuoto come un tempo: si trascurano la tecnica ed i fondamentali per concentrarsi, invece, sul nuoto e sulla preparazione atletica. La pallanuoto odierna, rispetto a quella di quindici- venti anni fa, è certamente più veloce, ma meno spettacolare, con poca fanta- sia ed un gioco improntato sullo scontro fisico. E qui la lingua batte dove il dente duole: troppo spesso i settori giovanili vengono affidati a tecnici tanto volen- terosi quanto inesperti o improvvisati, vuoi per una cronica mancanza di risorse umane, vuoi perché i corsi per allenatori non hanno prezzi a buon mercato. L'er- rore è lo stesso che viene commesso nel campo dell'educazione: si ritiene che i migliori insegnanti debbano essere nei


Numero 2 • Dicembre 201 0


licei, negli istituti superiori o negli ate- nei. Allo stesso modo gli allenatori più qualificati vengono impiegati nelle prime squadre, quando la soluzione più natura- le sarebbe dirottarli (anche) nei settori giovanili: man mano che il tempo passa, diventa sempre più difficile correggere eventuali difetti. Il ricambio generazio- nale, poi, va fatto con il contagocce: i nuovi innesti vanno inseriti progres- sivamente, fino a farne i pilastri del Settebello. Perché i serbi Udovičić e Nikić fanno sistematicamente parte della na- zionale da sette anni ed in Italia, ad ogni competizione, non si è mai dato conti- nuità alle scelte sui giovani?


Immagine offuscata. "La pallanuoto è come un gelato, non si può mangiare d’inverno: va gustato d’estate". La mas- sima appartiene a Lino Repetto, com- pianto tecnico italiano che ha allenato in Francia, Grecia e Spagna. La pallanuoto nasce come sport estivo: negli anni pioneristici si giocava in mare, all'interno di un'insenatura per sottrarsi al riverbero delle onde. Quelle di Repetto sono, per numerosi addetti ai lavori, parole sante: la bella stagione offre poco dal punto sportivo, il calcio e le altre discipline sono ferme e le tv devono riempire in qualche modo i loro palinsesti. Una la- cuna che, a detta di molti, la A1 italiana potrebbe colmare inserendo il suo calen- dario in questo periodo. Invece i campio- nati iniziano in autunno - quelli minori, addirittura, a gennaio o febbraio - e si svolgono nelle piscine, dove molto spes- so i pallanotisti sono costretti a condivi- dere gli spazi acqua con nuotatori, sin- cronette e amatori proprio quando hanno bisogno dell’intera vasca. E gli im- pianti stessi costituiscono un’altra nota dolente: scarseggiano, spesso sono fati-


PALLANUOTO - La crisi della pallanuoto


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