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Pianeta Sport • www.pianeta-sport.net Modena, Roma e Pisa hanno


rappresentato la prima ondata del tentativo di portare i tifosi all’interno dei consigli di amministrazione delle squadre di calcio. La seconda ondata, quella dell’estate 2010, è stata molto più disordinata ed emotiva. Difficile quindi giudicare a che punto si sia arrivati e in molti casi si è trattato solo di chiac- chiere. In qualche piazza importante come Milan, Torino (che ha prodotto il libro “Se vogliamo possiamo”) e Brescia gruppi di tifosi stanno organizzando propri trust in modo da essere pronti il giorno in cui


il presidente-padrone


(Berlusconi, Cairo, Corioni) dovesse mollare, ma in questo momento ap- paiono situazioni ancora molto effimere. Soprattutto a Brescia dove l’impressione è che l’eventuale associazione di tifosi sarebbe più divisiva in opposizione a Corioni che propositiva.


Sono ancora in fase embrionale progetti potenzialmente validi come quelli emersi a Salerno, Gallipoli, Foggia, Livorno e Verona (sponda Chievo e Hellas). Molto entusiasmo sembra esserci anche per la neonata Mantova United e a Cava dei


Tirreni, dove il presidente dell’associa- zione di tifosi Sogno Cavese è stato eletto, a metà settembre,


rappre- sentante dei tifosi nel Cda della società.


Sono però nuovamente Ancona e Venezia a costituire i


casi più


interessanti della nouvelle vague dell’azionariato popolare italiano. Le tifoserie di entrambe le squadre hanno vissuto sulla loro pelle, dopo aver gustato l’ebbrezza della serie A, un doppio fallimento. Dopo il primo fallimento alcuni tifosi particolarmente sensibili


tentarono di intervenire


direttamente per cercare di contribuire ma si scontrarono con un muro di indifferenza generale. Tanto ad Ancona quanto a Venezia quell’esperienza non è finita nel dimenticatoio ed è riemersa in occasione del secondo fallimento in meno di dieci anni a cui i tifosi di entrambe le squadre hanno dovuto assistere impotenti.


Venezia United e Sosteniamolancona, presiedute rispettivamente da Franco Vianello Moro e da David Miani, rappresentano la risposta dei tifosi alle


speculazioni dei loro


Numero 2 • Dicembre 201 0 presidenti.


Nonostante i pochi mesi di vita hanno già raccolto il sostegno del tifo storico (1058 soci registrati in data 20 ottobre per il Venezia United e più di 700 soci effettivi per Sosteniamolancona). Più tiepido invece, come tiene a ricordare Franco Vianello Moro, il contributo delle attività economiche e delle imprese. Positivo per entrambe le realtà pare essere anche il


rapporto con la


proprietà. Il 26 agosto (20 giorni dopo l’assemblea costituente) il presidente dell’US Ancona 1905 e quello di Sosteniamolancona hanno firmato una lettera d’intenti comune che impegna le due figure a un percorso che dovrà portare all'ingresso dei tifosi/soci nella società, non appena la società si trasformerà in società di capitali. A Venezia invece, forti dei segnali di disponibilità e apertura da parte della proprietà, il Venezia United sta lavo- rando per mettere assieme una base minima di capitale, fissata a 100.000 euro, per porre la propria candidatura nel CdA.


Se guardiamo oggi all’azionariato popolare in Italia con l’occhio dell’eco- nomista potremmo facilmente sintetiz- zare il fenomeno come poco più di aria fitta, oppure, per essere più gentili, come un processo ancora in divenire, ma l’approccio


economico in questa


situazione risulta essere assai riduttivo. La vera forza dell’azionariato popolare sta nel rispondere nuovamente all’esi- genza del tifoso di contare per il suo club e di non essere semplicemente trattato come un numero nel tritacarne dello show business sportivo. Nessun tifoso andrebbe allo stadio, perdendo la voce, se in cuor suo non credesse di essere determinante per l’esito della partita. La Public Company fa lo stesso, riporta il


tifoso al centro, dandogli la possibilità (o quanto meno l’illusione) di essere nuovamente protagonista. Gli obiettivi degli statuti dei primi trust di tifosi italiani non parlano solo di fredde finalità economiche, ma porgono l’attenzione anche su fattori culturali caldi come l’aggregazione sociale,


l'appartenenza


alla comunità, la difesa dei principi di trasparenza, il rispetto dei tifosi come persone e il loro coinvolgimento nelle scelte societarie.


In questo senso i risultati già si vedono. A Venezia, nonostante la serie D, gli abbonati sono 1.400 e la media spettatori casalinghi si attesta sulle 2000 unità, quasi 1000 spettatori in più di tutte le altre squadre di un girone che comunque prevede realtà importanti come Treviso, Chioggia e Jesolo - San Donà. Inoltre dopo anni di carenze Venezia United ha provveduto alla creazione di un sito internet in cui è possibile seguire la diretta radiofonica di ogni partita, vedere le sintesi degli incontri e ascoltare i commenti dei protagonisti. Numeri ancora più impres- sionanti ad Ancona, che pur giocando in Eccellenza, ha una media spettatori di 3.500 unità (più che in serie B) e circa 2.000 abbonati.


Allora, nonostante l’impatto economico ancora per il momento pressoché nullo, potrebbe essere sufficiente guardare in serie B allo stadio Nereo Rocco di Trieste dove i tifosi sono raffigurati da un telone e andare poi in Eccellenza allo stadio Del Conero di Ancona per capire che prima ancora di giocare l’azionariato popolare ha già vinto perché senza i tifosi il calcio come show business è finito. (N.S.)


SPECIALE - PUBLIC COMPANY E AZIONARIATO POPOLARE


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