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Numero 2 • Dicembre 201 0


nell’élite del calcio che conta. Ebbe così inizio il cammino trionfale (un FA Cup e un decennio in Premier League) della “Crazy Gang”, nuovo soprannome dei “Dons” dovuto al comportamento poco ortodosso di tutti i suoi componenti: dal presidente libanese Sam Hamman, che promise all’attaccante Dean Holdsworth un cammello nel caso in cui avesse segnato almeno 20 goal in stagione, passando per i metodi folkloristici di preparazione atletica dell’allenatore Bobby Gould e per i non certo quieti tifosi, senza dimenticare infine giocatori rudi e folli come Terry Downes, Dennis Wise, John Fashanu, Vinnie Jones e Lawrie Sanchez.


Il mito del Wimbledon nacque il 14 maggio 1988 quando i “Dons”, ancora in First Division,


raggiunsero inaspet-


Tra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta Wimbledon smise di essere esclusivamente la cattedrale del tennis inglese e internazionale per diventare un luogo geografico conosciuto anche fra i calciofili. Infatti, dopo una vita nelle leghe inglesi inferiori con i tifosi della South West London attratti da squadre più prestigiose come il Fulham e il Chelsea, nel giro di un decennio il F.C. Wimbledon passò dalla quarta divisione alla prima, per concludere la sua corsa


tatamente la finale di FA Cup contro il Liverpool. Alla presenza della principessa Diana e della famiglia reale si giocò una delle più incredibili partite del calcio inglese. “Gli aristocratici” contro “i proletari”,


“gli artisti” contro “gli


artigiani”, il “Culture Club” contro la “Crazy Gang”, in altre parole il Liverpool dei fenomeni Barnes e Beardsley contro il Wimbledon dei “picchiatori” Fashanu e Vinnie Jones.


Il Wimbledon era nettamente sfavorito, ma era formato da un gruppo fantastico, quasi una famiglia. Per stemperare la tensione, la sera prima della finale tutta


la squadra andò al pub e il giorno dopo si presentò a Wembley carichissima. Già al terzo minuto, quando il rude difensore Vinnie Jones (oggi star di Youtube e del cinema trash) intervenne a centrocampo con un tackle durissimo e intimidatorio sulle gambe di un avversario, tutti capirono che l’esito sarebbe potuto essere meno scontato del previsto. La conferma arrivò al 37° minuto, quando Lawrie Sanchez, su punizione di Wise,


beffò il portiere dei “Reds”, Grobbelaar. Il capolavoro fu poi completato nel secondo tempo dal capitano Dave Beasant che parò un rigore a John Aldridge. I “Dons” ce l’avevano fatta.


Quattro anni dopo aver compiuto una delle più incredibili imprese del calcio inglese, Wimbledon sbarcò per un fantastico decennio in Premier League. Una storia simile per certi versi a quella


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