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sponsorizzazioni arriva ai livelli più alti in assoluto. Anche i bilanci, con l’unica eccezione di quello disastrato dello Shalke 04 di Gelsenkirchen, sono tutti in attivo, sempre controllati dall’occhio vigile dei revisori della federazione.


Fino ai primi anni novanta la Bundesliga imponeva addirittura che la totalità della proprietà fosse intestata ai tesserati, ma un rigurgito di pragmatismo ha convinto i dirigenti ad aprire timidamente le porte al mercato, senza però intaccare la base proprietaria. Un tentativo di colpo di mano si è verificato alla fine del 2009, quando il presidente dell’Hannover 96, fautore della liberalizzazione nel calcio, aveva messo in discussione anche questo modello; ma con 32 voti su 36, gli altri membri della Bundesliga lo hanno costretto a battere in ritirata.


È invece l’interventismo statale il tratto dominante della finanza calcistica in Francia, dove la legge Avice, risalente al 1984, l’epoca di Francois Mitterand, affida alle società calcistiche una missione di servizio pubblico. Sono cambiati


i governi, e dalla sinistra


socialista si è passati alla destra gollista, ma il concetto di fondo è rimasto inalterato: il calcio è una faccenda d’interesse nazionale, va oltre i desideri dei tifosi, viene sovvenzionato dagli enti pubblici, e deve girare al largo dalla finanza. Quindi, niente quotazione in borsa fino al 2006, quando la Francia vi è stata obbligata dalla Commissione Europea, decisa a garantire la libera circolazione dei capitali.


Il calcio francese, contraddistinto da un ridotto giro d’affari, e più legato all’imprenditoria nazionale che alle tifoserie, sempre dal 2006 ha lasciato passare a un posto di comando il primo


Numero 2 • Dicembre 201 0


SUPPORTERS DIRECT (REGNO UNITO): Il Supporters Direct è un ente pubblico britannico, istituito dal governo laburista di Tony Blair a partire dal 2000. Ha il compito di promuovere l’azionariato popolare nel calcio, ossia di sostenere le iniziative delle comunità di tifosi volte a ottenere il controllo, o quantomeno a contare il più possibile all’interno delle amministrazioni dei club. Presentato come un’iniziativa fortemente innovativa a vantaggio dei supporters/azionisti, nella realtà è stato dotato di fondi estremamente limitati, e non ha prodotto risultati significativi nella battaglia contro la finanza speculativa nel calcio britannico.


straniero, nella veste del fondo azionario statunitense Colony Capital, che ha conquistato il controllo del Paris Saint Germain, la compagine di Ligue 1 legata storicamente al municipio di Parigi.


Nel resto d’Europa, la più importante isola felice di proprietà dei soci è rappresentata dall’Ajax. La squadra olandese è stata quotata in borsa nel 1998, ma solo per un 27% di flottante; mentre la maggioranza è rimasta saldamente in mano ai membri dell’associazione.


Una preoccupante inversione di


tendenza ha riguardato invece il Portogallo, dove fino a tre anni fa le principali formazioni del Benfica e dello Sporting di Lisbona potevano vantare l’azionariato popolare al potere. Ma dal 2007 le scalate vincenti del finanziere di Madeira, Joe Berardo, al secolo, José Manuel Rodrigues Berardo, noto anche come O Caimão, il Caimano, hanno riportato i tifosi portoghesi dalle stanze dei bottoni alle gradinate degli stadi. (G.O.)


SUPPORTERS’ TRUST (REGNO UNITO): Tradotto come “azionariato popolare” in italiano, è una libera associazione di tifosi/azionisti, formalmente riconosciuta dalla legge britannica. Gli attuali 160 supporters’ trusts, che operano nel Regno Unito, sono ufficialmente appoggiati dall’istituto statale del Supporters Direct, godono di benefici fiscali, e hanno lo scopo di ottenere quote azionarie sufficienti a poter portare almeno un rappresentante nei consigli di amministrazione dei club calcistici.


MODELLO TEDESCO: È a tutt’oggi il modello di riferimento per le associazioni di tifosi di tutta Europa. Infatti, secondo la legge tedesca, almeno il 50% + 1 della proprietà di ogni club di prima e seconda divisione della Bundesliga deve essere assicurata ai soci. Soltanto gli investitori privati, che al contempo risultano possessori di un pacchetto di minoranza da almeno vent’anni, hanno diritto a una deroga, e possono possedere la maggioranza. Fino ai primi anni novanta addirittura la totalità della proprietà doveva essere intestata ai soci tesserati.


MODELLO SPAGNOLO: Dalla riforma della legge sullo sport del 1992, i club calcistici spagnoli, dal 1977 e fino a quel momento tutti fondati su basi democratiche, sono stati trasformati in società per azioni senza scopo di lucro (sociedades anónimas deportivas), con diritto di voto commisurato alla quota di capitale posseduto, anche se è loro preclusa la possibilità di quotarsi in borsa. Fanno eccezione quattro squadre, che all’epoca della riforma avevano presentato conti virtuosi: Real Madrid, Barcellona, Athletic Bilbao e Osasuna di Pamplona, con l’aggiunta, per decisione statutaria, di Tenerife e Real Sociedad. La proprietà di queste ultime sei squadre appartiene interamente ai soci dei club.


MODELLO FRANCESE: Dal 1984, in piena epoca della presidenza socialista di Francois Mitterand, con l’entrata in vigore della legge Avice, ai club calcistici francesi è stata affidata la missione di servizio pubblico. Questo ha comportato un robusto interventismo statale e degli enti locali per il finanziamento delle squadre e un altrettanto deciso protezionismo. Solo dal 2006, dopo l’intervento della Commissione europea per favorire la libera circolazione dei capitali, è stata concessa alle società di calcio francesi la possibilità di quotarsi in borsa.


SPECIALE - PUBLIC COMPANY E AZIONARIATO POPOLARE


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