This page contains a Flash digital edition of a book.
Pianeta Sport • www.pianeta-sport.net


dimenticare però, che le strutture di queste tre squadre, viste da tanti tifosi europei come modelli di democrazia applicata al calcio, sono solo una eccezione a una regola generale più grettamente mercantilistica.


Infatti Real Madrid, Barcellona e Athletic Bilbao, a cui si deve aggiungere anche l’Osasuna di Pamplona, sono le uniche quattro formazioni scampate alla riforma della legge sullo sport, che nel 1992 ha obbligato i vecchi club calcistici, tutti fondati su basi democratiche dalla fine della dittatura franchista, a trasformarsi in società per azioni senza scopo di lucro, per la precisione in sociedades anónimas deportivas, con diritto di voto commisurato alla quota di capitale posseduto. In questa occasione, i diritti dei


tifosi erano stati comunque


parzialmente salvaguardati, e la nuova legge aveva previsto che il 49% del capitale dovesse essere riservato ai soci.


Le necessità di questa contrastata e contestata riforma, promossa dal governo socialista di Felipe Gonzales, e partorita in oltre cinque anni di interminabili discussioni, partivano dai profondissimi rossi nei bilanci che la maggior parte dei club presentava verso la fine degli anni ottanta. Le uniche eccezioni in quell’oceano di debiti le offrivano solo queste quattro squadre, per le quali si era decisa un’apposita deroga, insieme a sgravi fiscali, come misure quasi ad societatem. Altri club, come il Tenerife e la Real Sociedad di San


Sebastián, avevano invece


deliberato nello statuto di riservare ai loro diecimila soci il 100% del capitale azionario, mantenendo di fatto la stessa struttura democratica che avevano prima della riforma.


Spetta comunque al Barcellona, con i suoi 150 mila iscritti,


il deriva


compagine più popolare d’Europa. Il suo successo


innanzitutto


titolo di dal


profondo radicamento sul territorio, e travalica i confini del calcio per lambire quelli della politica. La squadra blaugrana si identifica da sempre con il nazionalismo catalano e con i più ampi valori democratici, entrambi fortemente repressi negli anni della dittatura. Non a caso, lo slogan “el Barça és més que un club”, “il Barça è più che una squadra”, risale alla fine degli anni sessanta,


Numero 2 • Dicembre 201 0


ovvero ai tempi della presidenza di Narcís de Carreras, ed oggi è ancora più vivo che mai tra i tifosi. Definito da Manuel Vásquez Montálban “l’esercito disarmato della Catalogna”, il Barcellona è stato guidato quasi ininterrottamente da presidenti fortemente carismatici, che oltre alla funzione di garanzia finanziaria nel caso di perdite, hanno sempre rivestito un ruolo più politico che sportivo.


Simile a quella del Barça è la struttura sociale del Real Madrid, che, all’esatto


opposto dei catalani, durante il


franchismo veniva identificato con il regime. E ancora oggi nonostante la base democratica, i presidenti, anche in questo caso, personaggi politicamente carismatici,


oltre che quasi


inevitabilmente ricchissimi, guidano il club con un piglio decisamente più autoritario, affiancando agli stratosferici ricavi, altrettanto faraoniche spese, soprattutto alla voce degli ingaggi dei giocatori. Si può dire che oggi il mondo del calcio spagnolo si muove in una strada strettissima, tra la “nostalgica” richiesta dei piccoli azionisti e tifosi di ritornare alla situazione precedente alla costituzione delle sociedades anónimas deportivas del 1992, e quella dei più convinti sostenitori del mercato di rendere possibile la quotazione dei club in borsa: possibilità ancora adesso inibita per legge.


Ma il luogo dove la classe dei tifosi va veramente in paradiso, è senza dubbio la Germania. Insieme alla Svizzera è l’unico paese dell’Europa occidentale a fissare per legge nel 50% + 1, la soglia minima di proprietà dei soci di ogni squadra di prima e seconda divisione. Uno strappo alla regola può essere concesso a quegli investitori privati, che al contempo risultano possessori di un pacchetto di minoranza da almeno vent’anni: quindi con una presenza fortemente consolidata all’interno del club. Ed è grazie a questa sostanziale golden share, che i tifosi tedeschi possono dormire sonni tranquilli, senza timore di vedere le loro società scalate da raiders attratti da ragioni puramente speculative. Con una media di 20 euro ad evento, in Germania i prezzi dei biglietti delle partite sono infatti i più bassi tra quelli delle potenze calcistiche europee, mentre il giro d’affari delle


SPECIALE - PUBLIC COMPANY E AZIONARIATO POPOLARE


Page 1  |  Page 2  |  Page 3  |  Page 4  |  Page 5  |  Page 6  |  Page 7  |  Page 8  |  Page 9  |  Page 10  |  Page 11  |  Page 12  |  Page 13  |  Page 14  |  Page 15  |  Page 16  |  Page 17  |  Page 18  |  Page 19  |  Page 20  |  Page 21  |  Page 22  |  Page 23  |  Page 24  |  Page 25  |  Page 26  |  Page 27  |  Page 28  |  Page 29  |  Page 30  |  Page 31  |  Page 32  |  Page 33  |  Page 34  |  Page 35  |  Page 36  |  Page 37  |  Page 38  |  Page 39  |  Page 40  |  Page 41  |  Page 42  |  Page 43  |  Page 44  |  Page 45  |  Page 46  |  Page 47  |  Page 48  |  Page 49  |  Page 50  |  Page 51  |  Page 52  |  Page 53  |  Page 54  |  Page 55  |  Page 56  |  Page 57  |  Page 58  |  Page 59  |  Page 60  |  Page 61  |  Page 62  |  Page 63  |  Page 64  |  Page 65  |  Page 66  |  Page 67  |  Page 68  |  Page 69  |  Page 70  |  Page 71  |  Page 72  |  Page 73  |  Page 74  |  Page 75  |  Page 76  |  Page 77  |  Page 78  |  Page 79  |  Page 80  |  Page 81  |  Page 82  |  Page 83  |  Page 84  |  Page 85  |  Page 86  |  Page 87  |  Page 88  |  Page 89  |  Page 90  |  Page 91  |  Page 92  |  Page 93  |  Page 94  |  Page 95  |  Page 96  |  Page 97  |  Page 98  |  Page 99  |  Page 100  |  Page 101  |  Page 102  |  Page 103  |  Page 104  |  Page 105  |  Page 106  |  Page 107  |  Page 108  |  Page 109  |  Page 110  |  Page 111  |  Page 112  |  Page 113