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un grande Napoli”. Con la sua lista, formalmente monarchica e sostan- zialmente qualunquista, aveva vinto le elezioni dell’aprile 1952, facendo man bassa di voti, sia tra la plebe dei quartieri diseredati che tra il ceto medio.


Lauro sentiva il dovere politico di mantenere la promessa elettorale. Ma per farlo, sia come sindaco della città, che come presidente del Napoli Calcio, aveva bisogno di un campione; e come suo


costume avrebbe voluto


accompagnare questo eventuale acqui- sto in pompa magna, e magari anche con lanci di fuochi d’artificio.


Ancora calciatore dilettante e buon tennista nei ritagli di tempo, all’Atalanta il ventiseienne Jeppson era arrivato a campionato 1951/52 già iniziato, ma era riuscito quasi


imporsi nel ruolo di cannoniere. Passato quindi al professionismo tout court, a fine stagione aveva segnato 22 reti in 27 partite, senza l’aiutino di neppure un rigore, e giocando un ruolo decisivo per la salvezza della sua squadra dalla retrocessione.


Contemporaneamente alle sue gesta in nerazzurro, quasi un migliaio di chilometri più a sud, Achille Lauro stava affrontando la campagna elettorale per la conquista della poltrona di sindaco di Napoli. Il suo slogan era quanto di più populistico si


fosse potuto proporre all’epoca: “Per una grande Napoli e per immediatamente ad


Chiese un parere tecnico ad Eraldo Monzeglio, ex nazionale degli anni trenta ed ora allenatore del suo Napoli. Monzeglio era un uomo dallo spirito sinceramente ascetico. L’esatto opposto del suo. Gli suggerì che aveva bisogno di un bomber, e come nome indicò quello dello svedese Jeppson dell’Atalanta. d Achille Lauro l’idea piacque. Contattò subito il senatore Turani, che gli sparò la cifra, astronomica per l’epoca, di 77 milioni (in Italia nel 1952 lo stipendio mensile di un impiegato di medio livello non superava le 100mila lire) e, per la paura di venire bruciato dalla con- correnza dell’Inter, non era stato troppo a contrattare. Non tirò neppure sul prezzo dell’ingaggio dello svedese, che da buon futuro esperto di


finanza,


pretese 30 milioni sull’unghia, da versarsi su un conto svizzero.


Fino a quel momento, nel mondo mai si era speso così tanto per un calciatore. E se dal punto di vista economico si potevano


avanzare delle riserve


sull’opportunità dell’acquisto, da quello politico si era rivelato invece un ottimo affare. Infatti a Napoli la notizia era


Ma finita la sbornia dei festeggiamenti, l’inizio della stagione con la maglia


Numero 2 • Dicembre 201 0


stata accolta con moti di giubilo popolare e con gli agognati fuochi d’artificio annessi. La popolarità del sindaco presidente era salita al suo apice.


Anche per Jeppson lo sbarco a Napoli si stava rivelando felice, tanto che aveva raccontato ai giornalisti: “Quando vidi Napoli


rimasi incantato. Aveva


quell’odore di mare che mi riportava all’infanzia, quando stavo sugli scogli della mia Kungsbacka”.


biancazzurra non era stato dei più brillanti, e per vederlo segnare il primo gol, si era dovuto aspettare fino alla quarta giornata. Lo svedese sembrava non riuscire ad ingranare la marcia giusta, e Lauro trovò nell’allenatore Monzeglio il capro espiatorio. Gli addossò la responsabilità di quel- l’acquisto che in quel momento appariva infelice. Ma Monzeglio, che era anche un uomo dotato di elevato senso della dignità, non aveva accettato il rimbrotto; e piccatissimo, aveva rassegnato le dimissioni.


CALCIO - Gli scandinavi nel Campionato italiano


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