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Numero 2 • Dicembre 201 0


Volendo fare della retorica, la si po- trebbe definire una moderna fiaba di Hans Christian Andersen in chiave calci- stica. Eppure la clamorosa vittoria della Danimarca agli Europei di calcio del 1992 ebbe un prologo assai drammatico. E, contrariamente alla consuetudine dei racconti fiabeschi, nessun lieto fine.


La formula degli Europei - che si giocano in Svezia - prevede per l'ultima volta la fase finale a otto squadre: tra queste c’è anche la Jugoslavia, prima nel girone di qualificazione con un punto di vantaggio sulla Danimarca. Ma succede l’irrepara- bile: scoppia la guerra nei Balcani, da cui la Jugoslavia uscirà a pezzi, smembra- ta, fino a cessare di esistere come nazio- ne unita. Non ci sono le condizioni per andare agli Europei. Manca una settima- na al fischio d’inizio, c’è da ripescare una squadra: la scelta ricade sulla Danimar- ca. Il ct Richard Møller-Nielsen alza rapi- damente la cornetta: c’è da richiamare i giocatori, uno ad uno. Molti di loro sono già in vacanza: si chiudono le valigie e si aprono i borsoni. Tra i convocati manca la stella Michael Laudrup, che rifiuta la chiamata di un allenatore con cui non è mai andato d'accordo: c’è, invece, suo fratello Brian. C'è anche Kim Vilfort, me- diano del Brøndby, nonostante la figlia di otto anni sia malata di leucemia.


I danesi si presentano, così, agli Europei da cui erano stati esclusi. Fanno tene- rezza gli scandinavi, che vivono la vigilia tracannando pinte di birra. Ma il calcio è un’altra cosa. L’esordio è a Malmö contro l’Inghilterra: una disfatta annunciata, la sfida con i maestri del calcio. E invece no: i danesi chiudono ogni spiraglio agli


uomini di Graham Taylor e arrivano, ad- dirittura, ad un passo dalla vittoria. Le sorprese non finiscono qui: a Stoccolma, nel secondo incontro del girone, vince la Svezia con un gol del parmigiano Brolin, ma la Danimarca non è affatto una com- primaria e, conti alla mano, può ancora volare in semifinale. Senza Kim Vilfort: le condizioni della figlia peggiorano, lui fa le valigie e attraversa lo stretto di Öresund per giungere al capezzale della piccola Line, assicurando ai compagni che tornerà appena gli sarà possibile. Ancora Malmö, ancora una grande d’Eu- ropa, la Francia di Éric Cantona. Dopo l’iniziale vantaggio di Henrik Larsen, og- getto misterioso del Pisa, succede tutto nella ripresa: al quarto d’ora pareggia Papin, poi entra Elstrup che, poco dopo, segna il gol decisivo. Quello che qualifica alle semifinali, a discapito dei transalpi-


ni, la nazionale dei vacanzieri mancati.


Sulla strada dei danesi si materializza adesso l’avversario più scomodo, l’Olan- da campione in carica e grande favorita per la vittoria finale. Si gioca a Göte- borg, dove si rivede Vilfort. Passano cin- que minuti ed il risultato cambia subito. In favore della Danimarca, però: segna ancora lui, Larsen, quello che tutti a Pisa consideravano un brocco. Puntualmente arriva il pareggio di Bergkamp, ma var- cata la mezzora gonfia nuovamente la rete Larsen. Solo a quattro minuti dalla fine Rijkard raddrizza una partita che sarebbe dovuta essere un allenamento o poco più per gli olandesi. Si va ai sup- plementari: la Danimarca stringe i denti e resiste, l’Olanda è una macchia aran- cione che attacca costantemente e sbat- te sul muro eretto da Peter Schmeichel,


il portiere del Manchester United. Un uomo solo contro undici avversari. Un gigante dalla taglia XXXL che, tuttavia, ai rigori vola leggiadro a deviare la con- clusione dal dischetto di van Basten: Schmeichel, almeno per un giorno, fa sembrare il cigno di Utrecht un brutto a- natroccolo. La Danimarca non fallisce un colpo: Larsen, Povlsen, Elstrup, Vilfort, Christofte. Cinque rigori su cinque: è fi- nale contro la Germania. Incredibile.


Ma ormai nessuno, neppure la corazzata teutonica, incute più timore agli scandi- navi. Che a Göteborg fanno la partita: rompono gli indugi poco oltre il quarto d'ora con una bordata di Jensen e lascia- no sfogare i tedeschi. Poi, a una dozzina di minuti dalla conclusione, chiudono i conti con un contropiede magistralmente finalizzato da Vilfort. Sì, proprio lui. L’a- pice per Kim Vilfort calciatore, la trage- dia per Kim Vilfort uomo: sua figlia Line si spegne poche settimane dopo lo stra- ordinario trionfo europeo. E chissà, lassù continua a raccontare a tutti di cosa fu- rono capaci papà ed i suoi compagni di squadra. Allora sì, forse c’è davvero qualcosa di fiabesco anche in questa storia.


EUROPEI - ALBO D'ORO


1960 Unione Sovietica 1964 Spagna 1968 Italia 1972 Germania Ovest 1976 Cecoslovacchia 1980 Germania Ovest 1984 Francia


1988 Olanda 1992 Danimarca 1996 Germania 2000 Francia 2004 Grecia 2008 Spagna


CALCIO - Storie di calcio nordico


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