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il mondo. Nell'hockey su ghiaccio la si- tuazione non è molto diversa e la nazionale italiana è storicamente compo- sta nella quasi totalità di oriundi (si pensi a Mike Rosati, John Parco, Jason Muzzatti) ed altoatesini (Günther Hell, Armin Helfer, Roland Ramoser), ma le altre nazionali non scherzano e possiamo trovare statunitensi e canadesi nella nazionale olandese, ungherese, austria- ca e persino giapponese. Nel cricket la nazionale italiana è composta da immi- grati o figli di immigrati, mentre a livello internazionale troviamo una grande quantità di sudafricani che vanno a formare le nazionali di tutto il mondo. Nel baseball l'Olanda inserisce nella pro- pria nazionale un gran numero di atleti provenienti dalle Antille e da Aruba, mentre nel campionato italiano è grande il numero di oriundi o presunti tali. Nel tennis tavolo si può dire con un accet- tabile grado di approssimazione che le nazionali di tutto il mondo sono compo- ste da cinesi.


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Nel rugby vi è sempre stata una grande libertà di movimento, limitata parzial- mente il primo gennaio del 2000, data in cui è stata introdotta la regola per cui un giocatore non può rappresentare nazio- nali diverse nel corso della sua carriera: ultimamente, però, si sta pensando di allentare la Regulation 8 per permettere alle nazionali minori (le minnows) di convocare ex giocatori delle nazionali più importanti che siano eleggibili per nasci- ta o discendenza. L'Italia ha sempre pe- scato a piene mani tra gli oriundi, spe- cialmente argentini, basti pensare all'at- tuale capitano Sergio Parisse ed alla leg- genda Diego Domínguez (che giocò an- che per i Pumas). Facile intuire come l'altissimo livello di All Blacks e Spring- boks spinga molti rugbisti neozelandesi e sudafricani di livello medio-alto a sce-


gliere altre nazionali e farsi naturalizzare di buon grado (Griffen, Robertson e Sole per i primi e de Marigny, del Fava e Geldenhuys per i secondi sono esempi italiani). Anche il rugby ci propone casi veramente curiosi, tra cui spiccano so- prattutto i fratelli che hanno rappresen- tato nazionali diverse, come i Lund (In- ghilterra/Norvegia), gli Umaga (Nuova Zelanda/Samoa), i Cockbain (Austra- lia/Galles) e soprattutto gli Yachvili e i Bachop. Charles-Edouard Yachvili, fran- cese e minore di tre fratelli, in tempi recenti ha rifiutato la nazionale geor- giana per tenersi aperta la porta per la più prestigiosa nazionale francese, già rappresentata sia dal padre Michel sia dal fratello e compagno di squadra nel Biarritz Dimitri. Non fece la stessa scelta l’altro fratello, Grégoire, che decise inve- ce di vestire la maglia della Georgia, pa- tria del nonno paterno, un prigioniero di guerra in Francia durante il secondo conflitto mondiale. Curiosamente Char- les-Edouard è eleggibile (come lo erano Dimitri e Grégoire prima di accettare la chiamata delle rispettive nazionali) an- che per l’Armenia in virtù del nonno ma- terno, un esule sopravvissuto al geno- cidio degli armeni. Ancora più curioso il caso dei fratelli Stephen e Graeme Bachop, entrambi nati nella neozelan- dese Christchurch ed entrambi dualists. Insieme partono per il Mondiale del 1991: Stephen, non riuscendo a trovare un posto fisso nella nazionale nativa, decide di difendere i colori delle Samoa mentre Graeme è stabilmente nel giro degli All Blacks e non deve avvantag- giarsi delle origine samoane. Stephen torna sulla sua scelta l'anno successivo e riesce addirittura a giocare insieme al fratello in quattro occasioni due anni più tardi. Nel 1995 è nuovamente tempo di Mondiali: Stephen è chiuso dall'emer- gente Andrew Mehrtens e non viene con-


Numero 2 • Dicembre 201 0


vocato a differenza di Graeme che otter- rà il secondo posto con la Nuova Zelan- da. Quest'ultimo di ritorno dalla compe- tizione accetta un'offerta per giocare in Giappone, rinunciando così a soli 28 anni alla selezionabilità per gli All Blacks – le regole della federazione vogliono che sia selezionabile per la nazionale solo chi gioca in Nuova Zelanda – e guadagnan- do la possibilità di giocare il Mondiale del 1999 con la nazionale del Sol Levante: qui si scontrerà in data 3 ottobre col fratello Stephen tornato a rappresentare le Samoa. Ecco che i fratelli Bachop, nazionali neozelandesi con qualche test match giocato fianco a fianco, si ritro- vano ad un Mondiale l'uno contro l'altro difendendo i colori di Giappone e Samoa. ***


Insomma, il calcio non sembra saper ge-


stire la questione della nazionalità, ma negli altri sport la situazione non è certo migliore: compiacenza delle federazioni per ottenere nazionali più forte, compra- vendita di nazionalità dietro pagamenti e benefit o semplice incapacità di gestione le cause; nazionali sempre meno “atten- dibili” la conseguenza. Se da un lato siamo ormai abituati al professionismo degli atleti e riusciamo a tollerarne le questioni che solleva (basti pensare alla generale rassegnazione di fronte alla scomparsa delle cosiddette “bandiere” dei club), dall'altro sembra che ci aspet- tiamo qualcosa di più dalle nazionali, una cura anche per aspetti laterali che vanno oltre il mero machiavellismo spor- tivo. Verrà tutto messo a tacere ancora una volta dal principio del “basta che sia vincente”?


KLEARCHOS KAPOUTSIS


LO SPOGLIATOIO


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