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Numero 2 • Dicembre 201 0


Ungarico del 1918 che portò i nazionali austriaci a sparpargliarsi per gli stati di provenienza (confluirono per la gran parte nella nazionale cecoslovacca) o an- cora ai coreani in maglia giapponese fino alla liberazione del 1945 (Kim Yong-Sik giocò per il Giappone l'Olimpiade del 1936 e per la Corea quella del 1948) – altri rispecchiano le migrazioni e mesco- lanze tradizionali: rumeni ed ungheresi si sono scambiati un grande numero di nazionali - spesso nati in territori come la Transilvania passati di mano nel tem- po e di popolazione mista - così come gli stati del Centro ed Est Europa in gene- rale (Rezső Patkoló è l'unico ad aver gio- cato per le nazionali ungherese e polac- ca, quest'ultima in virtù del matrimonio con una ragazza polacca conosciuta in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale; František Sedláček prima e Géza Kalocsay poi passarono dalla Ceco- slovacchia all'Ungheria; Vilmos Sipos è


l'unico ad aver giocato per Jugoslavia ed Ungheria), le nazioni anglofone (Kenneth Armstrong nazionale inglese e neozelan- dese, Gordon Hodgson sudafricano ed inglese, Jock Aird scozzese e neozelan- dese, il portiere canadese Joe Kennaway che riuscì solo ad esordire per la nazio- nale scozzese prima che le altre home nations protestassero per la presenza di un canadese tra i pali scozzesi) e sovie- tiche.


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Vi sono anche, tuttavia, passaggi di nazionale eccentrici e degni di nota: - Roberto Porta è stato il primo e finora unico dualist oriundo italiano “al contra- rio”: dopo l'esordio in azzurro nel 1935 tornò nel natìo Uruguay dove giocò ben 34 partite in nazionale. Un caso simile accadde nel 2004 quando Massimo Mar- giotta, nato a Maracaibo, Venezuela, da genitori aquilani, scelse di giocare per la Vinotinto e si tolse la soddisfazione di


segnare in una Copa América; fino a quattro anni prima giocava nella under 21 italiana. - Il primo dualist in nazionale italiana è Francesco Calì, capitano al debutto della nazionale e già internazionale svizzero una decina d'anni prima. - Kostas Choumis giocò nove partite per la Grecia prima di trasferirsi in Romania ed ottenere la cittadinanza al quinto an- no di residenza, collezionando così altre presenze in maglia Tricolorii. - Law Adam nacque nelle Indie Olandesi (l'attuale Indonesia), ma a 19 anni si trasferì in Svizzera a studiare e giocare nel Grasshopper per poi esordire in na- zionale rossocrociata. Quando l'anno successivo gli olandesi affrontarono la Svizzera, Adam venne invitato a giocare per gli Oranje, con i quali collezionerà altre dieci presenze. - Božin Laskov, bulgaro di Lokorsko, So- fia, dopo otto presenze con la rappre- sentativa nazionale emigrò a Brno dove sposò una slovacca ottenendo così citta- dinanza ed esordio in nazionale. - L'argentino Antonio Bonezzi nel 1961 collezionerà una presenza con gli Stati Uniti ed una con Israele senza mai gio- care per la nazionale argentina. - Tra i pochi calciatori che sono scesi in campo per due nazionali sudamericane diverse ricordiamo Delfín Benítez Cáce- res e Constantino Urbieta Sosa passati dal Paraguay all'Argentina, Eduardo Gar- cía dall'Uruguay all'Ecuador, Segundo Castillo dal Perù al Cile, Julio Lores Colán ai Mondiali col Perù nel 1930 e poi pas- sato alla nazionale messicana e la leg- genda ecuadoregna Alberto Spencer che ha collezionato quattro presenze con l'Uruguay. - Alcuni calciatori sono scesi in campo per ben tre nazionali diverse: esclu- dendo i nazionali dell'Unione Sovietica e CSI poi scesi in campo per i conseguenti


stati indipendenti e situazioni assimi- labili, ricordiamo Di Stéfano (Colombia senza riconoscimento FIFA, Argentina e Spagna) e László Kubala (Cecoslovac- chia, Ungheria e Spagna). ***


Dando uno sguardo più ampio alle natu- ralizzazioni (sia chiaro, impossibili da tracciare completamente) i pattern di cui sopra si rafforzano e salta subito all'oc- chio come il mito della "multietnicità fe- nomeno moderno" - si è cercato di darne una spiegazione tirando in ballo globaliz- zazione, mercato e quant'altro - sia as- solutamente fasullo. È una realtà sempre esistita, anzi, alcune inclusioni "tradizio- nali" si sono fermate, si veda ad esem- pio gli indonesiani in nazionale olandese (uno su tutti il leggendario Beb Ba- khuys). Francia multietnica? Parliamo forse della nazionale del 1938 con Raoul Diagne, Larbi Benbarek, Abdelkader Ben Bouali e Michel Brusseaux? O forse di quella del 1958 con Kopa, Fontaine, Piantoni, Wisnieski e Chiarelli? E ancora Rudi Hiden, Ivan Bek, Miguel Lauri, Pe- dro Duhart, Heinrich Hiltl, Platini, Luis Fernandez, Tigana, Amoros, Cantona... c'è mai stata una nazionale francese mo- noetnica? Forse è questa la domanda da porsi. Lo stesso si potrebbe dire della Germania che ha sempre schierato austriaci, cechi e polacchi (Willimowski vi dice qualcosa?) in abbondanza. ***


Addirittura ci meravigliamo se nazionali "nativamente multietniche" come Sviz- zera e Stati Uniti presentano questo fe- nomeno: gli americani nel 1950 andava- no in Brasile a sconfiggere l'Inghilterra portandosi Borghi, Colombo, DiOrio, Pa- riani, Ed e John Souza, l'inglese Coom- bes, l'haitiano Gaetjens, il fiumano Gar- dassanich, il belga Maca, lo scozzese McIlvenny, il polacco Wolanin ed un Frank Wallace nato Valicenti. Se gli sta-


LO SPOGLIATOIO


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