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Numero 2 • Dicembre 201 0 ITALIANO? DIPENDE LO SPOGLIATOIO


Con la salita al soglio pontificio calcistico di Cesare Prandelli si è riaperto il vecchio dibattito sugli oriundi: se Marcello Lippi si era sempre mostrato piuttosto freddo riguardo l'impiego di oriundi in naziona- le, il buon Cesare per distanziarsi dall'a- maro finale del predecessore ha subito sbandierato il suo amore posticcio per gli "italiani di ritorno". Di più: alla prima ha convocato Amauri che di italiano ha ben poco, bissando con il laziale Ledesma chiamato a fare il vice-Pirlo. Favorevoli e contrari, processi, titoli; il campo dice che, per ora, oriundi o meno la sostanza è la stessa. Proprio il caso di Amauri, a mio parere, dovrebbe far riflettere sul "ruolo" che la rappresentativa maggiore dello sport nazionale dovrebbe avere all'interno della nazione e dunque da chi vogliamo che sia composta. Per la legge Amauri è un cittadino italiano a tutti gli effetti, ma non viene percepito come ta- le. Se su Balotelli, ad esempio, non vi possono essere discussioni di sorta (al di là del fatto che è nato e vissuto in Italia, le sue bravate hanno tolto ogni dubbio a riguardo), sul brasiliano i dubbi sussisto- no eccome, considerando che la cittadi- nanza l'ha ottenuta grazie alla moglie Cynthia Cosini Valaderes, residente in Italia da più di dieci anni e di lontane ori- gini italiane. Cerchiamo dunque di getta- re un po' di luce sui prodotti della con- troversa regolamentazione sportiva in fatto di nazionalità con dati, aneddoti, pensieri e considerazioni. ***


Partiamo dal prodotto più eclatante: i


dualists, ovvero gli sportivi che hanno giocato per due nazionali diverse. Le re- gole della FIFA riguardo al cambio di na- zionale sono mutate continuamente, in particolar modo negli ultimi anni e l'ul- timo dualist a dare scandalo è stato Jer- maine Jones: nato a Francoforte da ma- dre tedesca e padre soldato afro-ameri- cano di stanza in Germania, dopo il divorzio dei genitori raggiunse la madre nella terra che gli darà i natali calcistici. La FIFA accettò la sua richiesta di gio- care per la nazionale statunitense perchè le tre partite disputate per la Germania erano amichevoli, benchè full internatio- nals (match riconosciuti ufficiali dalla FIFA). Con lo status del match a diven- tare una discriminante fu chiaro a tutti che una regolamentazione così blanda avrebbe fatto scappare i buoi, ma i buro- crati deliberarono comunque in tal senso. Dimostrata l'insostenibilità di un principio del genere, ci si assestò sul principio che un calciatore può cambiare nazionale fino a quando esordisce per una naziona- le maggiore (o “nazionale A”): da quel momento è vincolato e la scelta è defini- tiva.


***


Come detto, non è sempre stato così e vi sono molti calciatori che hanno giocato per due o più nazionali maggiori. Il pri- mo esempio è probabilmente John Haw- ley Edwards, inglese di Shrewsbury che gioca una partita in nazionale prima di partecipare alla formazione della Football Association of Wales, diventarne tesorie- re e giocare al debutto dei dragoni il 25


LO SPOGLIATOIO


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