This page contains a Flash digital edition of a book.
Pianeta Sport • www.pianeta-sport.net


Numero 2 • Dicembre 201 0


le squadre tedesco orientali si erano abbondantemente rifornite di stranieri, spesso polacchi, cecoslovacchi e inglesi di terza e quarta divisione, a prezzi di saldo. Il costo della sopravvivenza in Bundesliga era tra le due e le cinque volte più alto di prima, e in più si aggiungeva la chiusura dei rubinetti delle sovvenzioni pubbliche e di quelle dei grandi Kombinat statali, come il Carl Zeiss Jena, costretti a traumatiche cure dimagranti dalla Treuhandanstalt, nuova


agenzia privatizzazioni.


Per quasi tutti gli anni novanta la bandiera del calcio dell’ex DDR era stata tenuta alta dall’Hansa Rostock,


la


l’aiuto di arbitraggi scandalosamente compiacenti.


Così, tra scandali arbitrali, distrazioni di fondi pubblici, defezioni eccellenti verso ovest, ingerenze politiche, stadi sempre più vuoti, embrionali


fenomeni di


hooliganismo, e mediocri risultati sul campo, si era giunti alla caduta del muro nel 1989, e passando per riunificazione del 1990,


la all’ultimo


campionato della ormai defunta Oberliga l’anno successivo.


Il regolamento transitorio aveva previsto che, delle 14 squadre presenti in quel torneo, solo le prime due,


l’Hansa


Rostock e la Dinamo Dresda, avrebbero potuto accedere alla 1. Bundesliga, la massima divisione della Germania riunificata; quelle classificatesi tra la terza e l’ottava sarebbero andate in 2.Bundesliga; mentre per le ultime sei si sarebbero dischiusi i portoni dei tornei regionali di terza divisione.


Non c’era più la cortina di ferro a dividere le due Germanie, e per passare all’ovest non era più necessario architettare complicati sotterfugi degni di una spy story. Nel 1991, per andare in occidente, bastava prendere il treno e pagare il biglietto. Cominciò così la diaspora dei migliori giocatori dell’ex Germania Est verso la parte opulenta del paese, non più con l’attrazione del profumo raffinato della libertà, ma di quello più grossolano degli milionari offerti dai club occidentali.


ingaggi


Già nel 1990, campioni come Matthias Sammer e Ulf Kirsten avevano abbandonato


la Dinamo Dresda,


rispettivamente per lo Stoccarda e il Bayer Leverkusen; Andreas Thom e Thomas Doll avevano lasciato la Dinamo Berlino, ormai orfana di un Erich Mielke confinato agli arresti domiciliari, per il Bayer Leverkusen e l’Amburgo; e Dirk Schuster aveva dato l’addio al Magdeburgo per entrare nelle file dell’Eintracht Braunschweig. In cambio,


squadra della più grande città del Meclemburgo, il Land più spopolato e derelitto della Germania, caratterizzato da una disoccupazione che a quell’epoca veleggiava sui


livelli del nostro


Mezzogiorno. Oggi nel Meclemburgo si respira una certa aria di ripresa, e i


federale per


la le


disoccupati sono la metà di una decina d’anni fa; ma calcisticamente parlando la situazione


è precipitata. L’Hansa


Rostock, squadra simbolo per i tedeschi diseredati, e sostenuta dagli ultras più turbolenti del paese (il


loro coro


preferito era, ed è tuttora, un provo- catorio “Riportateci il muro”), nel 2005 è stata retrocessa in seconda divisione, lasciando l’ex Germania Est senza club in 1. Bundesliga per la prima volta dalla riunificazione.


La riscossa non è arrivata, e l’Hansa da quest’anno è capitombolata addirittura nella 3 Liga, la terza divisione, popolata dai semiprofessionisti. Gli sponsor più importanti hanno disdetto i contratti, e la situazione economica della squadra baltica è sprofondata verso l’abisso. Per correre ai ripari, gli amministratori hanno dovuto tagliare drasticamente i costi, chiedere al Land del Meclemburgo di offrirsi come garante nei confronti dei potenziali


finanziatori, licenziare la


FALCE & TACCHETTO - Il Calcio nella DDR


Page 1  |  Page 2  |  Page 3  |  Page 4  |  Page 5  |  Page 6  |  Page 7  |  Page 8  |  Page 9  |  Page 10  |  Page 11  |  Page 12  |  Page 13  |  Page 14  |  Page 15  |  Page 16  |  Page 17  |  Page 18  |  Page 19  |  Page 20  |  Page 21  |  Page 22  |  Page 23  |  Page 24  |  Page 25  |  Page 26  |  Page 27  |  Page 28  |  Page 29  |  Page 30  |  Page 31  |  Page 32  |  Page 33  |  Page 34  |  Page 35  |  Page 36  |  Page 37  |  Page 38  |  Page 39  |  Page 40  |  Page 41  |  Page 42  |  Page 43  |  Page 44  |  Page 45  |  Page 46  |  Page 47  |  Page 48  |  Page 49  |  Page 50  |  Page 51  |  Page 52  |  Page 53  |  Page 54  |  Page 55  |  Page 56  |  Page 57  |  Page 58  |  Page 59  |  Page 60  |  Page 61  |  Page 62  |  Page 63  |  Page 64  |  Page 65  |  Page 66  |  Page 67  |  Page 68  |  Page 69  |  Page 70  |  Page 71  |  Page 72  |  Page 73  |  Page 74  |  Page 75  |  Page 76  |  Page 77  |  Page 78  |  Page 79  |  Page 80  |  Page 81  |  Page 82  |  Page 83  |  Page 84  |  Page 85  |  Page 86  |  Page 87  |  Page 88  |  Page 89  |  Page 90  |  Page 91  |  Page 92  |  Page 93  |  Page 94  |  Page 95  |  Page 96  |  Page 97  |  Page 98  |  Page 99  |  Page 100  |  Page 101  |  Page 102  |  Page 103  |  Page 104  |  Page 105  |  Page 106  |  Page 107  |  Page 108  |  Page 109  |  Page 110  |  Page 111  |  Page 112  |  Page 113