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Numero 2 • Dicembre 201 0


Con quei nomi improbabili con cui erano state


ribattezzate nel secondo


dopoguerra, le squadre di calcio della Germania Est difficilmente potevano entrare nell’anima dei tifosi. Erano nomi completamente avulsi dalla storia di quei länder, e il nuovo regime li aveva imposti in omaggio agli occupanti sovietici e all’ideologia marxista.


Così, senza avvertire il senso del ridicolo, al posto della VFB Lipsia, nel 1903 prima vincitrice storica del campionato tedesco, erano sorte il Rotation, la squadra dei poligrafici, e il Lokomotive, quella dei ferrovieri. Anche il Dresdner SC, vincitore dell’ultimo torneo ufficiale della Germania prima dell’occupazione alleata, aveva subito lo scioglimento; ma il nuovo nome, SG Friedrichstadt, era stato considerato ancora troppo “borghese” per gli standard del socialismo realizzato. E nel 1950, al termine di una partita contro la formazione dei metalmeccanici di Zwickau, un mediocre Motor Zwickau, e contro un arbitro a dir poco ostile, il club venne azzerato di nuovo per dare vita a una demenziale Tabak Dresda, dal marchio di un’industria tabacchiera locale.


Nel panorama del nuovo campionato tedesco orientale,


sacrificato


anche il valore tecnico dei calciatori era stato


la DDR/Oberliga, alle


esigenze


dell’ideologia e ai capricci dei quadri della SED, il partito al potere. Nel 1953 la Worwäerts Lipsia,


la squadra


dell’esercito, era stata trasferita in blocco a Berlino Est, e tramutata nel Worwäerts Berlino; finché nel 1971, a seguito della soppressione coatta della Dinamo locale, era stata ricollocata a Francoforte sull’Oder, nei pressi del confine polacco, e rinominata Worwäerts Francoforte. Analoga sorte era toccata all’Empor Lauter, la squadra dei sindacati dell’omonima cittadina mineraria vicino al confine cecoslovacco, entrata nel mirino di Harry Tisch, il leader sindacale di Rostock, che bramava una squadra degna di essere ricordata anche per la propria città. E nel 1954 l’intera formazione dell’Empor Lauter era stata caricata a forza nottetempo su di un camion, e trasferita in blocco sulle rive del Baltico. Come conseguenza inevi- tabile, era scoppiata una rivolta tra i poveri minatori di Lauter, vistisi defraudati della loro squadra svanita nel nulla, rimaterializzata 500 chilometri più a nord, e ridenominata prima Empor


Rostock e infine Hansa Rostock nel 1965.


Sul piano dei risultati di livello


internazionale, la DDR era emersa negli anni settanta, sia per mezzo di alcune squadre di club, come il Magdeburgo, vincitore nel 1974 della Coppa delle Coppe con un 2-0 sul Milan in finale, che grazie alla propria nazionale, qualifica- tasi ai mondiali dello stesso anno, e vittoriosa 1-0 con gol di Jurgen Spar- wasser, nella prima fase, sui cugini e rivali della Germania Ovest di Franz Beckenbauer e Gerd Müller. Nonostante i buoni risultati, la nazionale esprimeva un gioco che non era esattamente un modello di fantasia. E negli anni ottanta non si era verificato il salto di qualità auspicato dal regime. Mentre la DDR non riusciva a qualificarsi per i mondiali di Spagna e Messico, le formazioni di club faticavano a mettersi in luce nei tornei europei. Anche all’interno le cose non andavano granché meglio, con la Dinamo Berlino, la squadra patrocinata da Erich Mielke, il padre padrone della Stasi


fin dal 1957, che dominava


incontrastata senza badare troppo alle formalità: cioè facendo incetta dei giocatori migliori a prezzi politici e con


FALCE & TACCHETTO - Il Calcio nella DDR


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