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DIALOGO TRA UNA MOTINA ED UN NON SO’


Parafrasando Gaber – III° puntata (a cura di Tacchia)


I protagonisti: G = Guidatore M = Motina


Proseguo del numero precedente


Purtroppo la festa è finita, si deve tornare a casa, tutta la tribù si raduna alla spicciolata e si avvia verso il parcheggio. Il ritorno è sempre strano, diverso, quasi che ognuno fosse restio ad andarsene ma deve farlo, la vita di ogni giorno ci aspetta. Mi avvicino alla moto e già sento la sua voce, questa volta tutta euforica.


M - Che fico oggi, mi sembrava di conoscerle tutte da una vita, altro che quegli scorbutici di scooter che se la tirano, tutte felici a raccontarmi le loro storie, anche quella che all'inizio se la tirava. Lo faceva solo per farsi notare perchè il suo "pilota" la lascia sola nel box per settimane prima di farla uscire e poi la strapazza per bene fino quasi allo sfinimento. Certo, io sono fortunata, esco con te tutti i giorni, ed ora che mi hai portato fuori sono ancora più contenta, speriamo di farlo ancora ed il prima possibile.


G - Dai, non ti montare la testa, lo sai che non sono libero come una volta, cerca di accontentarti, soprattutto ora che hai visto le altre come sono messe.


M - Forse hai ragione, ma ora andiamo che gli altri si stanno già muovendo.


G - Non ti preoccupare, il ritorno è un'altra storia. Un tacito accordo comune prevede che ognuno torni per la sua strada, quasi come per metabolizzare in solitaria l'effetto della giornata. E' come un momento di solitaria riflessione anche se poi, come per incanto, ci ritroviamo comunque tutti per la stessa strada e ci fermiamo tutti un attimo nello stesso posto e nello stesso momento, quasi che un legame telepatico ci unisse.


M - Bene , allora andiamo!


Come previsto, ognuno per conto suo, ma comunque insieme, ci si ritrova alla stessa area di sosta, ci si risaluta per l'ennesima volta e si riparte. Ecco, siamo arrivati a casa, uno strano sorriso dentro al casco, un ricordo felice si affaccia, spengo la moto, levo il casco e chiudo il box. Faccio per andare via ma la solita vocina da dietro la porta del box si fa risentire ...


M - A domani, e grazie per la giornata. 5) La municipale.


Un‘altra settimana di lavoro è finita, finalmente è sabato, quasi quasi ne approfitto per andare a fare un giretto, tanto un paio d‘ore per me ci scappano e magari passo anche a fare un po‘ di spesa. Scendo in garage, apro il box, e la trovo ancora sonnecchiante che mi guarda stupita.


M - Ma come, non dovevi rimanere a casa oggi ? E‘ per caso il ―sabato del motociclista‖ ?


G - Hai ragione, infatti nel pomeriggio devo stirare, ma questa mattina si esce, dobbiamo fare un po‘ di spesa alla Bottega del Commercio Equo e poi passiamo anche a trovare Mauro.


M – Ah! Mi sembrava strano che andassimo fuori !


G - Su, non ti lamentare sempre, ora ti scaldo metto il casco e andiamo. Certo che adesso sono io a sentirmi strano, mi sembra così naturale parlare alla mia moto, che quasi non vi faccio più caso.


Bene, si parte! Prima fermata, come al solito, dal giornalaio, poi via per il solito stradone. Lei ormai non si lamenta più per la scarsa velocità, ha capito il predicozzo e porta pazienza. Adesso siamo davanti al mercato coperto, ma non è mattina presto, è sabato ed una folla di auto si accalca in tripla fila per stare il più vicino possibile all‘ingresso, e come al solito manco un vigile a tenere ordine.


M - Certo che le macchine sono proprio pigre, le vedi tutte accatastate in pochi metri quando basta spostarsi più in là per parcheggiare comodamente.


G - Lo so, hai ragione, ma che ci vuoi fare, noi siamo diversi, vorrei dire migliori ma poi dicono che sono esagerato.


Non faccio in tempo a finire la frase che al primo slargo, poche centinaia di metri dopo il mercato, ecco una pattuglia della municipale che ci intima l‘alt.


M - Ma come, anziché andare a far sgombrare la strada dalle macchine in tripla fila fermano noi che andiamo così


Pagina 10 tranquilli da sembrare fermi ??!!


G - Fai silenzio, meglio non contraddirli, altrimenti una scusa per una multa la trovano sempre.


Li saluto cortese ed alla loro richiesta mostro accondiscendente tutti i documenti, compreso il bollino blu.


M - Ma che fanno? Perché mi girano intorno sospettosi, perché mi toccano dietro ?! Digli qualche cosa, ho paura.


Dentro di me penso a come tranquillizzarla, proprio adesso non le posso parlare, mi prenderebbero per matto,


sono però tranquillo, lei è


praticamente tutta originale salvo cose di poco conto, quindi tento l‘approccio tranquillo e scherzoso con gli uomini della pattuglia, ma non faccio in tempo ad iniziare il discorso che loro mi anticipano. Iniziano uno strano discorso sulla mia moto che non hanno mai visto in giro, sul suo strano colore, si stupiscono che sia una Ducati e mi chiedono il perché dei due grossi scarichi sotto la sella. Io con lo sguardo tranquillizzo la motina e li seguo nel


loro discorso, provo anche a


complimentarmi per la loro dedizione al servizio di sabato mattina, accennando al fatto che davanti al mercato c‘è un caos fatto di macchine in tripla fila che bloccano anche gli autobus. Loro, soddisfatti per i complimenti ricevuti, me ne fanno altrettanti per la condotta di guida e per la completezza e correttezza dei documenti (il famoso bollino blu) ma sconsolati dichiarano che non possono intervenire sulle macchine per non turbare i commercianti, e tirano fuori la scusa della crisi che se mandano via le macchine i commercianti non vendono. Io bevo la fandonia, mi rimetto in tasca i documenti, saluto e riparto.


M - Certo che sono proprio strani, se la sono presa con noi quando potevano andare a colpo sicuro con le multe alle macchine messe male, meno male che non ci hanno fatto niente, mi sono solo dovuta subire un paio di palpatine al posteriore.


G - Hai ragione, ma è sempre meglio non disturbare il cane che dorme, non si sa mai quello che si possono inventare pur di farti una multa se solo pensano di essere stati offesi. Comunque è passata, ed ora dobbiamo continuare nei nostri giri e sbrigarci a tornare a casa che ci aspetta il sabato del motociclista.


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