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era stata costituita ufficialmente la squadra del FLN, ovvero la nazionale al- gerina in esilio. L’auspicato effetto me- diatico era stato provocato soprattutto dall’improvvisa diserzione dei quattro giocatori algerini pre-convocati nella na- zionale francese, e il 15 aprile il quoti- diano sportivo L’Équipe, dopo aver tito- lato in prima pagina "Nove giocatori algerini sono scomparsi", aveva sotto- lineato che "con la perdita degli algerini, la parola Francia acquisisce un senso più stretto". L’agenzia di stampa France Presse, dal canto suo, aveva ufficia- lizzato rapidamente la notizia con un laconico lancio dal tono simile a un bollettino: "Cinque giocatori musulmani algerini hanno lasciato clandestinamente il suolo francese, e sono giunti ieri a Tunisi, via Roma, dove sono stati ricevuti da un alto responsabile del FLN".


La prima pietra della nazionale del FLN era stata dunque posata. I giocatori, ormai ufficialmente in esilio, erano stati alloggiati in un hotel del centro di Tunisi, e il 3 maggio 1958 avevano disputato il primo incontro internazionale, affrontan- do la Tunisia. La partita si era giocata allo Stadio Municipale di Tunisi, davanti a 8.000 spettatori incuriositi, e aveva visto la vittoria della nuova nazionale del FLN per 5-1. Il governo francese, ancora gelosissimo della colonia algerina, abita- ta all’epoca da più di un milione di pied- noirs di origine europea, non aveva accettato di buon grado la mossa del FLN. Esercitando pressioni politiche sulla FIFA, aveva ottenuto per il 7 maggio l’emanazione di un bando nei confronti della nazionale algerina in esilio. Tutte le formazioni che avessero incontrato la squadra del FLN venivano minacciate di sanzioni. A farne le spese fu proprio la federazione calcistica tunisina, esclusa dalle competizioni internazionali ufficiali


a titolo di punizione esemplare. Non ba- stò a fermare la nazionale del FLN che nel maggio del 1958 vinse il primo tor- neo calcistico tra le nazioni del Maghreb: il Marocco, come la Tunisia, fu bandito dalla FIFA, mentre Libia e Repubblica Araba Unita (l’effimera unione tra Egitto e Siria), diedero forfait dalla competi- zione. Decisamente più forti politica- mente dei giovanissimi stati arabi, i paesi del blocco sovietico dell’Europa Orientale non avevano dimostrato alcun timore nei confronti della federazione internazionale e avevano accolto la na- zionale dell’Algeria Combattente, come l’avevano definita i puristi del lessico locale, nel corso di più di una tournée tra il 1958 e il 1962. I rappresentanti del FLN erano andati così ad affrontare nazionali blasonate come la Bulgaria, l’Unione Sovietica, l’Ungheria, la Ceco- slovacchia, la Romania e una selezione jugoslava, contro la quale erano riusciti a vincere per 6-1 davanti a 80.000 persone anche se, a dirla fino in fondo,


questa partita era stata organizzata a corredo finale di un incontro di esibizione del grande Brasile di Pelé e Garrincha, ossia quando gli 80.000 dello Stadio della Stella Rossa di Belgrado, ormai sazi di spettacolo, stavano cominciando a defluire ordinatamente verso l’uscita.


I protagonisti di quell’eroico quadriennio del calcio algerino avrebbero spianato la strada alla conquista dell’indipendenza, formalizzata il 5 luglio 1962 in seguito agli accordi di Évian. La maggior parte di loro sarebbero tornati a giocare nei club della nuova federazione calcistica alge- rina, mentre altri, come Mohamed Soukhane, Said Amara, Amar Rouaï e Ahmed Oudjani, avevano beneficiato del perdono delle autorità transalpine ed erano rientrati nelle squadre di club di una Francia ormai quasi del tutto decolonizzata. Altri vi erano invece ritor- nati dopo avere militato in altre squadre europee, come nei casi di Mohamed Maouche e Rachid Mekloufi, che insieme


a Mustapha Zitouni, era stato senza dubbio il giocatore più rappresentativo della nazionale in esilio. Mekloufi, dopo essersi riaccasato nel Saint-Étienne alla fine del 1962, avrebbe conquistato tre volte il titolo di campione di Francia e nel 1968 la Coppa di Francia. E proprio in quell’occasione, il presidente Charles de Gaulle, stringendogli la mano per com- plimentarsi con lui, gli aveva dichiarato con tono di solenne ringraziamento: “La Francia siete voi”. De Gaulle amava par- ticolarmente declamare questa frase, ed aveva l’abitudine di ripeterla pressoché meccanicamente a tutti coloro che in- contrava nelle apparizioni ufficiali. Evi- dentemente non aveva riconosciuto Rachid Mekloufi, un uomo che non desi- derava affatto sentirsi un simbolo della Francia, e tantomeno un cittadino fran- cese, dal momento che aveva sacrificato una parte importante della carriera proprio per non essere più considerato tale.


Numero 0 • Giugno 201 0


GIRONE C - Oltre il calcio


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