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Numero 0 • Giugno 2010


La storia la sanno tutti, ormai. Una ragazza francese di origine algerina, madre di due figli, è il deus ex-machina della vittoria italiana al Mondiale tedesco di quattro anni fa. La ragazza si chiama Lila Zidane e suo fratello è lo Zinedine che a Berlino giocava la sua ultima partita da calciatore professionista. Cosa c’entra con la Nazionale italiana? C’entra eccome: primo tempo supplementare della finale Italia-Francia, azzurri


in


completa balìa degli avversari guidati da uno straordinario Zidane che sta imper- versando in lungo e in largo in campo. E dire che quella è la sua ultima partita. Qualche minuto prima Zidane, che già ha segnato il rigore del temporaneo vantaggio dei suoi, ha colpito di testa e c’è voluto un autentico miracolo di Buffon per evitare il gol. I francesi sono in avanti, Zidane si stuzzica con Mate- razzi, che lo sta strattonando per la maglia. Con buon italiano, Zizou si gira verso il difensore e gli sussurra che dopo, se questi vuole, gli regalerà quella stessa maglia che lui sta tirando. Materazzi, che mai ha avuto senso dell’umorismo nella sua carriera (chie- dete a Cirillo o a tutti i centravanti mar- cati dall’interista), gli risponde che prefe-risce la puttana di sua sorella, ossia Lila Zidane, unica femmina dei quattro fratelli del fuoriclasse transal- pino. Come sia andata a finire da quel punto in avanti è inutile ripeterlo. Vale la pena precisare che forse, anche se manca la riprova certa, l’Italia ha vinto il Mondiale tedesco per merito di una donna.


Ma che le donne abbiano avuto grande importanza nella storia dei mondiali di calcio è ormai cosa certa. In origine ci furono le donnine delle case chiuse degli anni Trenta. Nel 1934 Pozzo, CT italiano, porta i suoi azzurri in clausura prima a Stresa, poi a Roveta sulle colline fio- rentine. Oltre che allenarsi, i giocatori devono cantare inni patriottici, lodi alla Madonna, raccogliere fiori e andare a portarli a qualche santuario. Giuseppe Meazza, che ha 24 anni, ma anche le idee chiare ed è uno dei pochissimi che può rivolgersi al CT, un giorno gli dice che la squadra sta soffrendo molto quel clima di caserma e chiede una piccola “scappatella”. Il CT annuisce e permette lo svago, a patto che tutto si limiti al puro e semplice “atto naturale” senza troppi voli fantasiosi. Morale: un mese dopo l’Italia è campione del mondo. Il copione si ripete quattro anni dopo, in Francia. Dopo la solita preparazione al limite del monastico, i campioni in carica superano l’ottavo di finale contro i mo- desti norvegesi per il rotto della cuffia e segnando il gol del 2-1 solo nei sup- plementari. Alla fine dei tempi regola- mentari gli scandinavi hanno sfiorato la clamorosa vittoria colpendo un palo. Gli italiani sono parsi tutt’altro che brillanti, tanto che i brasiliani, che assistono alla gara e che sanno che potrebbero incon- trarci in semifinale, capiscono che a Marsiglia, eventualmente, non gli oppor- remmo grossa resistenza. Meazza ha 28 anni, ma è uno che la sa sempre più lunga: va da Pozzo e gli dice che tutta la squadra si sente il “sangue grosso”.


Pozzo è uomo di mondo, capirà non un granché di calcio, visto che è ancorato a schemi tattici ormai superati, però è un fine psicologo, molto capisce di uomini e dà il suo assenso. Nei paraggi c’è una maison tellier che sembra fatta apposta per l’occasione. Morale: l’Italia sorpren- de i francesi padroni di casa, supera gli increduli brasiliani e dopo l’Ungheria si conferma campione del mondo.


Non sempre le donne portano bene alla nostra squadra: nel ’50, dopo la famosa e grottesca crociera che porta i nostri in Brasile, la sede del ritiro prescelta è un grande albergo nel centro di San Paolo. In uno dei piani tutte le notti si esibisce un’orchestra argentina con relativo corpo di ballo: diversi azzurri vedranno più tempo le gambe delle ballerine piuttosto che il pallone in campo. Nel 1958 in Svezia noi non ci siamo, e qualche azzurro dell’epoca se la sarà presa vista la fama di mangiatrici di uomini delle ragazze scandinave. Queste allora prefe- riscono dedicarsi alle nazionali latine. Si sparge la voce che ben 17 giocatori su 22 dello squadrone brasiliano non siano sposati, e i carioca sono fatti oggetto di ripetute “cariche” nel loro ritiro, tanto che il loro CT Feola ne chiede la scorta armata. Garrincha, che ha una gamba più corta dell’altra, ma che a quanto pare è stato ricompensato dal buon Dio sotto forma di centimetri aggiunti in altre parti del corpo, è uno che oltre a fuggire alla marcatura dei


terzini


avversari si sa arrangiare anche con i bodyguard,


tanto che una giovane


svedese rimane incinta di


lui. Agli


argentini vengono fatte arrivare d’ur- genza le mogli in Svezia, due giocatori del Paraguay conoscono due vichin- ghette a una festa: colpo di fulmine, progetti di matrimonio e lacrime a profu- sione quando, eliminata la loro nazio- nale, i due sono rimessi a forza in aereo.


Non saranno da meno le ragazze inglesi nel ‘66, tanto deleterie per i giocatori nord-coreani che hanno appena battuto l’Italia e vogliono concedersi una festicciola innocente. Qualcuno eccede, e sembrerebbe che al ritorno a casa quasi tutti siano stati deportati per punizione nei terribili gulag del paese asiatico. Si sarebbe salvato il presunto dentista Pak Doo-Ik che ci ha castigati: quella sera è rimasto in albergo per una banale forma di dissenteria. Donne calienti sono anche le messicane, che nel 1970 affascinano tutte le squadre del mondiale: il comitato organizzatore ha fornito infatti ogni comitiva di un congruo numero di hostess e accompagnatrici, naturalmente bellissime. L’unica brutta, racconta il giornalista Mario Gismondi, fine umorista e in seguito anche direttore del Corriere dello Sport, se l’è beccata Valcareggi. Gismondi è un riveriano convinto, quindi ostile al CT, e commenta con un ovvio “ben gli sta”. Bene invece va a Lido Vieri, il nostro terzo portiere, cui il CT dà un gravoso e per nulla gradito compito: il ritiro azzurro è assediato da urlanti fanciulle locali in cerca d’avventura, lui deve sacrificarsi per i compagni e intrattenerne il maggior numero possi-


STORIE MONDIALI - Donne mondiali


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