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almeno fino al 2005, quando la rivolta delle banlieue metterà in crisi il concetto stesso di multiculturalismo francese.


All’alba del nuovo millennio il Mondiale usciva finalmente dai tradizionali confini (l’Europa e l’America) in cui si era rin- chiuso, sbarcando per la prima volta in Asia. Anche la co-organizzazione rappre- sentò una novità. I rapporti tra Giappone e Repubblica di Corea erano tuttavia, per ragioni storiche, pessimi. Il Giappone nel 1910 annetté la Corea e la governò con metodi autoritari e violenti fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il Mon- diale


rappresentò quindi anche


un’occasione per sistematizzare le loro relazioni diplomatiche. In questo senso furono fatti piccoli ma importanti passi: Tōkyō eliminò la richiesta di visto per i visitatori coreani di breve periodo, men- tre Seul tolse il divieto di trasmettere musica giapponese. Tuttavia ciascun paese organizzò l’evento come se si trattasse di due tornei separati e nel nominare il Mondiale poneva il proprio nome davanti all’altro.


La partita d’apertura fu caratterizzata dall’inattesa vittoria per 1-0 (Diop) del Senegal sulla Francia campione uscente. In tutto il continente africano l’avve- nimento fu esaltato in senso post coloniale: per la prima volta infatti ai Mondiali un’ex-colonia africana sconfig- geva la nazione colonizzatrice. L’Italia, dopo l’esaltante europeo del 2000, ripartì da Trapattoni. La rinuncia a Baggio portò i media a focalizzarsi su un nuovo dualismo, quello fra Totti e Del Piero. Passati a fatica i gironi grazie a un gol di Del Piero contro il Messico, la


deludente Italia subì agli ottavi un’incredibile sconfitta contro la Corea del Sud che nemmeno l’acqua santa del Trap poté evitare. I coreani, organizzati tatticamente in modo impeccabile da una “vecchia volpe” come Guus Hiddink, oltre al contributo realizzativo di Hang Jung-Hwan e Park Ji-Sung, approfit- tarono di un arbitraggio favorevole. In particolare l’ecuadoregno Byron Moreno e l’egiziano Al-Ghandour, con le loro decisioni,


favorirono i coreani negli


incontri contro Italia e Spagna. Chung Mong-Yoon, azionista di maggioranza della Hyundai, presidente federale e vicepresidente della FIFA fu individuato dalle teorie complottistiche come l’eminenza grigia dei successi coreani.


La corsa dei coreani sarà interrotta in semifinale da una Germania che, tra- scinata da Kahn e Ballack, raggiunse nuovamente la finale dopo un breve


periodo di appannamento internazionale. Sorprese ed entusiasmò anche il terzo posto della Turchia. L’allenatore Güneş riuscì a tirare fuori il massimo dai suoi campioni. Il portiere Rüştü, i fantasisti Baştürk e Hasan Şaş e il bomber Ilhan Mansiz giocarono in quest’occasione il loro miglior calcio. Nulla però poté fermare i brasiliani che, trascinati dal


tridente Ronaldinho–Rivaldo–Rondaldo in grado di realizzare complessivamente 15 reti, si laurearono pentacampeões. In finale, la terza consecutiva per Cafu, Ronaldo si prese una personale rivincita segnando una doppietta. In un Mondiale che vide la disfatta delle cosiddette “grandi” si confermarono solo Germania e Brasile.


Numero 0 • Giugno 2010


Tornato in Europa il Mondiale segnò la riscossa delle nazionali europee che monopolizzarono le semifinali. Il primo vero importante evento organizzato dalla Germania riunificata si


rivelò un


successo tanto organizzativo quanto economico e dimostrò che un grande evento sportivo, se ben gestito, può portare crescita economica nel paese. Ai nastri di partenza ci


fu anche la


nazionale di uno stato che non esisteva più, la Serbia-Montenegro. Dal 3 giugno 2006 infatti, con la vittoria nel refe- rendum, il Montenegro era diventato un paese indipendente. Il mondiale della Serbia-Montenegro, forse per una crisi di identità, fu una delusione: tre sconfitte, due gol segnati e dieci subiti. Mancarono


STORIE MONDIALI - 1 990-2006


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