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STORIE MONDIALI - 1 970-1 986


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divisa tra i pinochetisti della marina ai videlisti dell’esercito. Alla vigilia dei Mondiali le tensioni sfociarono nell’as- sassinio del generale Omar Actis, pre- sidente del comitato organizzatore. Le madri di Plaza de Mayo inviarono un messaggio che esortava i giocatori a non farsi strumentalizzare da un governo interessato solamente a “offrire un’im- magine distorta dell’Argentina”. Alcuni giocatori,


fra cui lo svedese Björn


Andersson e il tedesco Paul Breitner, si allinearono con questa visione e boicot- tarono l’evento. Più controversa fu la posizione di Cruijff che non prese parte al Mondiale non solo per un’alta sen- sibilità politica, ma anche per dissidi interni allo spogliatoio e in reazione allo shock per una rapina a mano armata subita.


L’Italia di Bearzot, costruita attorno al blocco juventino, giocò un bel calcio che portò gli azzurri, sconfitti solo dall’O- landa, quasi alle soglie della finale e diede ai giocatori quella consapevolezza che quattro anni dopo permetterà loro di laurearsi Campioni del Mondo. In un Mondiale in cui il Brasile di Zico e Dirceu finì imbattuto, trionfarono non senza polemiche gli argentini padroni di casa, guidati da Luis César Menotti. L’allena- tore dell’Albiceleste il giorno della finale caricò i suoi con la celebre frase: “Non vinciamo per quei figli di puttana, vin- ciamo per il nostro popolo”. Ironica- mente, dopo la vittoria fu fotografato con tutta la squadra accanto ai militari. Difficilmente poi si può credere che Menotti fosse completamente all’oscuro della clamorosa combine col Perù (sconfitto 6-0) che garantì l’accesso alla finale in virtù della differenza reti. Sembra che alla marmelada peruana contribuirono, oltre alle origini argentine del portiere Quiroga, anche trentacin-


Numero 0 • Giugno 2010


Ahmad Al-Sabah che minacciò di ritirare la squadra. A quel punto l’arbitro sovie- tico Stupar, incapace di ristabilire l’or- dine, finì per piegarsi alle proteste.


quemila tonnellate di grano e 50 milioni di dollari di credito finanziario. Il suc- cesso argentino venne anche macchiato dal fantasma del doping, quando si seppe che le urine di un giocatore argentino corrispondevano a quella di una donna incinta. In finale l’Argentina, trascinata da Bertoni e Kempes, e difesa da Fillol, Passarella e Tarantini giocò la sua miglior partita e sconfisse per 3-1 l’Olanda di Krol e Neeskens.


piuttosto dall’ETA che, alla vigilia del Mondiale, uccise un agente della guardia civil nei pressi di San Sebastián. Folkloristico e grottesco fu il primo mondiale del Kuwait. Contro la Francia, sul 3-1 per i transalpini, la rete di Giresse scatenò un putiferio. Gli arabi, distratti da un fischio proveniente dagli spalti, protestarono veementemente chiedendo l’annullamento del gol. Scese in campo persino lo sceicco Fahid Al-


L’Italia, ancora frastornata dallo scan- dalo delle scommesse nonostante l’otti- ma prestazione nel Mondiale del 1978, era giunta al Mondiale fra le polemiche. A Bearzot, che aveva puntato nuova- mente sul blocco juventino, compreso quel Paolo Rossi che veniva da due anni di inattività per squalifica, non veniva perdonata la mancata convocazione di Beccalossi e Pruzzo. Gli azzurri, dopo non essere riusciti a superare Polonia e Perù, passarono il turno pareggiando nuovamente con il sorprendente Came- run di N’Kono e Milla. Secondo un’in- chiesta di Chiodi e Beha, gli sponsor e la FIGC, per tramite della Camorra, ma all’insaputa dei giocatori, comprarono il pareggio e il passaggio del turno con 30 milioni di lire ad alcuni giocatori e all’allenatore. Il simile patto di non belligeranza di Gijón, una combine fra


Il processo di commercializzazione dello sport proseguì anche nella Spagna del dopo-Franco. Il potere degli sponsor era diventato talmente forte che si sussurrò che le due principali marche di abbigliamento si fossero organizzate per essere presenti entrambe in finale. La coincidenza del Mundial con guerra delle Falkland/Malvinas fra Inghilterra e Ar- gentina portò a qualche rissa fra i tifosi e a un’impennata di nazionalismo. Inin- fluente per gli organizzatori fu invece lo sconclusionato tentativo di colpo di stato del colonnello Tejero del 1981. Inter- namente i maggiori problemi arrivarono


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